Dai social arriva l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori. La risposta è semplice: sono conquiste, non privilegi, e vanno difese insieme ai doveri
Qualche “fenomeno”, riprendendo malamente parole già pronunciate da altri, ha affermato che «i troppi diritti ammazzeranno il nostro Paese». E il riferimento, guarda caso, era proprio ai presunti troppi diritti dei lavoratori.
Vorrei ricordare a questo signore, di cui sinceramente non conosco nemmeno il nome, avendo visto soltanto un suo video sui social, peraltro accompagnato da numerosi consensi, che i diritti non sono privilegi, non sono regali e soprattutto non sono concessioni di qualcuno. Sono conquiste.
Conquiste per le quali donne e uomini hanno lottato, sacrificato la propria libertà e, in molti casi, persino la vita. Persone che non hanno combattuto per il proprio tornaconto, ma per garantire dignità, libertà e giustizia a intere generazioni.
Eppure, a preoccuparmi non è tanto ciò che dice il “fenomeno”. Le opinioni, anche quelle che non condivido, fanno parte del confronto. Mi preoccupano i numerosi consensi che quel video ha raccolto: perché un’idea sbagliata detta da uno può restare un’opinione, ma applaudita da tanti rischia di diventare senso comune.
Diritti e doveri: due facce della stessa medaglia
C’è poi un concetto che qualcuno sembra dimenticare: diritti e doveri sono strettamente collegati. Non esistono gli uni senza gli altri. E se davvero, come sostiene il nostro “fenomeno”, oggi ci sono troppi diritti, forse bisognerebbe chiedersi se non siano diventati altrettanti, se non addirittura di più, anche i doveri e le responsabilità che ogni lavoratore è chiamato ad assumersi quotidianamente.
Perché lavorare non significa soltanto percepire uno stipendio. Significa rispettare regole, assumersi responsabilità, rispettare gli altri, affrontare difficoltà, garantire servizi e contribuire al funzionamento di una comunità.
Ed è fin troppo facile parlare di “troppi diritti” quando forse non si è mai sperimentata davvero la complessità di un ambiente di lavoro fatto di persone, responsabilità, problemi quotidiani e obblighi da rispettare.
I diritti non sono il contrario dei doveri. Sono ciò che impedisce ai doveri di trasformarsi in imposizioni arbitrarie, allo stesso modo in cui i doveri impediscono ai diritti di diventare pretese senza responsabilità.
Il paradosso
Ma c’è un aspetto che trovo ancora più paradossale.
È proprio grazie a quei diritti, che qualcuno oggi considera eccessivi, che il nostro “fenomeno” può esprimere liberamente le proprie opinioni, pubblicare video sui social, raccogliere consensi e dire persino che abbiamo troppi diritti.
Una libertà conquistata anche da chi, prima di noi, ha pagato un prezzo altissimo per garantirla a tutti. Persino a chi oggi sembra non comprenderne il valore.
Naturalmente, anche lui ha tutto il diritto di pensarla come vuole. E io difenderò sempre quel diritto, anche quando non condivido una sola parola di ciò che dice.
Ma rivendico con altrettanta forza il mio diritto di dissentire, di ragionare con la mia testa, di farmi un’opinione e di non farmi ammaestrare come una scimmietta da chi pretende di spiegarmi che dovrei avere meno diritti.
Quel video, visto sui social, mi ha fatto pensare e mi ha spinto a scrivere queste righe. Lo faccio esercitando il mio diritto di fare informazione o, quantomeno, il diritto che spetta a ogni lavoratore che difende anche i diritti degli altri: quello a un “contraddittorio”.
Cosa rischia davvero un Paese
Perché un Paese non muore per i troppi diritti. Semmai rischia di perdere la propria dignità quando comincia a considerarli un problema.
E ricordiamoci una cosa: i diritti di cui godiamo oggi sono il risultato delle lotte di ieri. Quelli che difendiamo oggi saranno la libertà di chi verrà domani.
I doveri si rispettano. I diritti si difendono. Sempre.
Dario Catapano
Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI
Segui il nostro canale
Segui la nostra pagina
Segui il nostro Canale
Segui il nostro Canale
👉 YOUTUBE
Segui il nostro Canale
👉 TELEGRAM
