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Docenti e ATA Pensioni da fame: fino a 400 euro in meno al mese. È ora di ripensare al Fondo Espero?

A lanciare l’allarme è TuttoLavoro24. In questo contesto, il Fondo Espero – torna al centro del dibattito.

Dal sistema misto al contributivo puro: è questa la traiettoria segnata, un cambiamento tecnico, che rischia di avere ricadute pesanti sulle pensioni future.

Secondo quanto riportato dal sito TuttoLavoro24, i docenti e il personale ATA potrebbero perdere fino a 400 euro netti al mese rispetto ai colleghi andati in pensione con il metodo misto.

In quale sistema pensionistico sei?

  • Sistema retributivo: riguarda chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. La pensione viene calcolata in base agli ultimi stipendi percepiti.
  • Sistema misto: coinvolge chi aveva meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. La pensione è calcolata in parte con il sistema retributivo (fino al ’95) e in parte con il contributivo (dal ’96 in poi).
  • Sistema contributivo puro: riguarda chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996. La pensione dipende solo dai contributi effettivamente versati.

Stipendi fermi e carriere lineari penalizzano la scuola

Il contributivo puro quindi penalizza soprattutto le categorie con stipendi bassi e progressioni lente. È il caso di gran parte del personale scolastico.

Un docente che oggi percepisce 1800 euro netti, con il contributivo puro rischia di scendere a 1300-1400 euro. Su base annua, significa oltre 5.000 euro in meno.

Un Collaboratore scolastico invece dopo ben 40 anni di servizio, potrebbe percepire una pensione netta mensile di circa 900-950 euro, ovvero 250-300 euro in meno rispetto a un collega andato in pensione con il sistema misto, che oggi potrebbe percepire fino a 1.200-1.300 euro netti.

Fondo Espero: da snobbare o da valutare seriamente?

Il Fondo Espero è una previdenza complementare come vi abbiamo già spiegato qui, utile quindi ad abbattere le discrepanza pensionistiche che viste le tante riforme si sono ormai create di fatto, quindi guardare al Fondo Espero con pregiudizio, oggi, appare poco lungimirante. Lo diciamo con chiarezza a chi, senza reali competenze, si improvvisa esperto e si lancia in giudizi sommari, sostenendo che Espero “non conviene”, spesso con l’unico obiettivo di screditare i sindacati e alimentare contrapposizioni ideologiche.

Siamo davanti a uno scenario previdenziale sempre meno generoso, quindi affidarsi ad uno strumento utile al domani come Espero, è da considerare seriamente. I vantaggi fiscali, uniti all’accumulo nel tempo, possono garantire un’integrazione reale alla pensione che come evidenziato da Sergio Manzon sulle pagine di TuttoLavoro24.it sarà da fame nel prossimo futuro.

Un equilibrio fragile: tra denatalità e crisi demografica

Oggi il sistema pensionistico italiano si regge su un equilibrio già instabile:

🔹 1,4 lavoratori attivi per ogni pensionato,

🔹 entro il 2050 saremo a 1 a 1, secondo i dati del MEF e di Eurostat.

Il vero nodo? La denatalità.

Nel 2023 in Italia sono nati meno di 380.000 bambini, il numero più basso mai registrato dall’Unità d’Italia. Questo significa che in futuro ci saranno sempre meno giovani lavoratori a finanziare le pensioni degli anziani, rendendo il sistema a ripartizione sempre più insostenibile.

Per la scuola questo è un doppio problema:

meno nascite = meno alunni = meno personale scolastico assunto e al contempo, più pensionati da sostenere con meno contributi


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