Posted in

Nuovo esame di maturità dal 2026: cosa cambia davvero

Dal DL 127/2025 convertito nella legge 164/2025: l’esame punta a misurare non solo conoscenze e competenze di indirizzo, ma anche maturazione, autonomia e responsabilità

Dal 2026 l’esame conclusivo del secondo ciclo cambia impostazione e torna anche nella denominazione: nella normativa, l’“esame di Stato” è ora denominato “esame di maturità”. Non è solo una scelta lessicale: il perno è una valutazione più ampia, che affianca alla verifica disciplinare la misurazione della crescita personale dello studente (autonomia, responsabilità, maturazione).

Il testo coordinato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (DL 127/2025 coordinato con la legge di conversione 164/2025) descrive esplicitamente la doppia natura dell’esame:

  • verifica apprendimenti, conoscenze/abilità/competenze legate all’indirizzo;

  • valuta il grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità, anche alla luce dell’impegno scolastico e di attività coerenti col percorso.

Funzione orientativa: l’esame come “bussola” per il post-diploma

Una delle parole chiave è orientamento. La riforma attribuisce all’esame una funzione orientativa finalizzata a sostenere scelte consapevoli: prosecuzione degli studi (università/AFAM/ITS Academy) oppure ingresso nel mondo del lavoro e delle professioni.

In questa prospettiva cresce il peso di ciò che lo studente ha fatto “oltre” la lezione tradizionale: esperienze, competenze trasversali, cittadinanza, capacità di collegare e argomentare.

“Formazione scuola-lavoro”: i PCTO cambiano nome (e contano di più nel racconto finale)

Dal 2025/26 i PCTO vengono ridenominati “formazione scuola-lavoro”: la norma chiarisce che restano fermi obblighi e finalità educative, ma cambia l’etichetta e il messaggio culturale (più integrazione tra scuola e mondo del lavoro).

Molte letture parlamentari e dossier collegano questa scelta alla funzione orientativa della nuova Maturità: esperienze coerenti e ben documentate diventano un pezzo importante del “profilo” dello studente che la commissione è chiamata a valutare.

Il colloquio orale “rinnovato”: dal 2026 si parla di 4 discipline

La novità più discussa è il colloquio: dal 2026 si svolge su quattro discipline individuate ogni anno dal Ministero con decreto entro il mese di gennaio, insieme:

  • alla disciplina della seconda prova (tra le materie caratterizzanti),

  • all’eventuale disciplina di una terza prova scritta per indirizzi specifici,

  • alle modalità organizzative del colloquio.

Obiettivo dichiarato: verificare non solo contenuti, ma anche capacità di raccordare saperi e argomentare in modo critico e personale, facendo emergere maturità e responsabilità.

Il punto pratico: come si gestiscono, in concreto, collegamenti e riferimenti a discipline non incluse tra le quattro? Diverse analisi su testate scolastiche e studentesche segnalano che molto dipenderà dall’ordinanza annuale e dalle istruzioni operative.

Commissioni: una ogni due classi e 5 componenti

Cambia anche l’assetto delle commissioni: una commissione ogni due classi, presieduta da un presidente esterno, con due membri esterni e due interni (per ciascuna delle due classi), individuati per aree disciplinari definite dal Ministero. E’ prevista, inoltre, una formazione specifica per i commissari.

L’idea è bilanciare:

  • conoscenza del percorso (interni),

  • garanzia di uniformità e terzietà (esterni e presidente esterno).

Validità dell’esame: serve svolgere tutte le prove

Altro passaggio netto: l’esame è validamente sostenuto se il candidato ha regolarmente svolto tutte le prove previste.

Curriculum dello studente ed Educazione civica: entrano nel “cuore” della valutazione

La norma rafforza formalmente l’attenzione verso:

  • competenze digitali,

  • educazione civica,

  • informazioni contenute nel Curriculum dello studente,

  • attività coerenti col percorso e documentate anche dal consiglio di classe.

Qui si gioca una partita decisiva per l’equità: se la riforma chiede di valutare “maturazione” e “autonomia”, allora diventano cruciali strumenti come:

  • un Documento del 15 maggio solido e descrittivo,

  • criteri condivisi,

  • griglie nazionali sufficientemente dettagliate (aspettativa richiamata da diversi commentatori e operatori scolastici).

Il punteggio: possibile “bonus” fino a 3 punti sopra i 90

Sul voto finale, la commissione può integrare motivatamente il punteggio fino a un massimo di 3 punti per chi ha almeno 90 complessivi tra credito scolastico e prove d’esame.

Cosa devono aspettarsi scuole, docenti e studenti

Per gli studenti: non basta “sapere”, serve dimostrare di saper usare ciò che si sa: collegare, argomentare, leggere la realtà, raccontare con consapevolezza il proprio percorso (anche extra-aula).
Per i consigli di classe: cresce il valore della documentazione (15 maggio, curriculum, evidenze su educazione civica e competenze digitali).
Per le scuole: attenzione a come si progettano e certificano esperienze coerenti di formazione scuola-lavoro, perché diventano “materiale d’esame” in senso culturale, non solo burocratico.

In attesa delle istruzioni operative

La riforma fissa i pilastri, ma molti dettagli (gestione concreta del colloquio, ricadute sulle singole discipline, indicazioni operative) dipenderanno dai decreti annuali di gennaio e dalle ordinanze che accompagneranno ogni sessione d’esame.

Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI

Segui il nostro canale

👉WHATSAPP

Segui la nostra pagina 

👉FACEBOOK

Segui il nostro Canale 

👉TIKTOK

Segui il nostro Canale 

👉 YOUTUBE

Segui il nostro Canale

👉 TELEGRAM

Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a:

redazione@infoscuola24.it

Clicca qui per il regolamento