Posted in

CCNL Scuola 2022/24: ecco al netto quanto prenderanno davvero docenti e ATA tra aumenti e arretrati

🔵 Vai al gruppo Telegram dedicato – Clicca Qui 👈

Ecco spiegato la differenza tra lordo e netto per capire quanto finirà davvero in tasca a Docenti e ATA


Gli aumenti mensili previsti dal contratto

Gli incrementi stipendiali stabiliti dal CCNL 2022/24 sono espressi in lordo dipendente. Per semplificare e restare su dati concreti:

  • Docenti: aumento medio di circa 150 euro lordi mensili
  • Personale ATA: aumento medio di circa 110 euro lordi mensili

Questi sono i numeri reali su cui si è costruito il rinnovo.

Le voci da sottrarre agli aumenti

Prima ancora di parlare di tasse, dagli aumenti occorre sottrarre quanto già percepito:

Anticipi già erogati

  • Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) riconosciuta dal 2024
  • Anticipo aumenti contrattuali erogato a dicembre 2023
  • Acconto sul rinnovo contrattuale erogato dal 2025

Queste somme non sono aggiuntive, ma vengono assorbite dal nuovo stipendio tabellare.

Quanto diventano davvero in busta paga (netto)

Qui sta il punto centrale, spesso ignorato

Una volta calcolata la differenza reale, si applicano le trattenute ordinarie:

  • Ritenute previdenziali: 11,15%
  • Ritenute fiscali IRPEF, secondo l’aliquota media individuale indicata nel cedolino
  • Addizionali regionali e comunali

Nel comparto scuola, mediamente:

il netto è pari a circa il 60% del lordo

Quanto prenderanno davvero docenti e ATA: dal lordo contrattuale al netto reale

Entrando nel merito dei numeri, è necessario chiarire con precisione cosa produce concretamente il CCNL Scuola 2022/24 nelle buste paga di docenti e personale ATA, distinguendo tra aumento lordo contrattuale, incremento effettivo dopo gli assorbimenti, netto mensile reale e arretrati.

Gli aumenti stabiliti dal contratto sono infatti espressi in lordo dipendente e, prima ancora di essere tassati, subiscono l’assorbimento di somme già erogate negli anni precedenti:

  • l’Indennità di Vacanza Contrattuale (IVC) riconosciuta dal 2024,
  • l’anticipo sugli aumenti contrattuali pagato a dicembre 2023
  • l’acconto sul rinnovo contrattuale riconosciuto nel 2025.

Solo dopo questa operazione si ottiene l’aumento lordo effettivo su cui si applicano le trattenute previdenziali e fiscali.

Per i docenti, l’aumento medio indicato dal CCNL è pari a circa 150 euro lordi mensili, variabile in base a grado di scuola e anzianità. In termini lordi complessivi, considerando stipendio tabellare e incremento della RPD, gli aumenti oscillano indicativamente tra 110 e 160 euro lordi per infanzia e primaria, tra 120 e 175 euro lordi per la secondaria di I grado e tra 120 e 185 euro lordi per la secondaria di II grado.

Tuttavia, una volta sottratti IVC e anticipi già percepiti, l’aumento lordo realmente “nuovo” si riduce mediamente a 90–110 euro lordi mensili. Su questo importo si applicano le trattenute ordinarie: contributi previdenziali pari all’11,15% e IRPEF, secondo l’aliquota media individuale riportata sul cedolino, oltre alle addizionali regionali e comunali. Il risultato è che l’aumento netto mensile reale per i docenti si colloca mediamente tra 55 e 75 euro netti, con una concentrazione più frequente intorno ai 60–70 euro. A questo si aggiunge la voce una tantum di 111,70 euro lordi, che nel netto si traduce indicativamente in 70–80 euro, trattandosi di una somma non strutturale e soggetta a tassazione.

Per quanto riguarda gli arretrati dei docenti, relativi al triennio 2022–2024, gli importi lordi variano sensibilmente in base alla fascia stipendiale e al grado di istruzione, andando da circa 1.400 euro fino a oltre 2.300 euro lordi. Essendo assoggettati a tassazione separata, il netto effettivo risulta pari, in media, a 950–1.000 euro netti per arretrati lordi intorno ai 1.400 euro, 1.300–1.400 euro netti per arretrati lordi di circa 2.000 euro e 1.550–1.600 euro netti per importi lordi superiori ai 2.300 euro.

Per il personale ATA, l’aumento medio lordo indicato dal CCNL è pari a circa 110 euro lordi mensili, con differenze legate al profilo professionale (collaboratori scolastici, assistenti, funzionari/DSGA) e all’anzianità.

Gli incrementi lordi dello stipendio tabellare oscillano indicativamente tra 85 e 110 euro lordi per i collaboratori scolastici, tra 90 e 130 euro lordi per gli assistenti e tra 125 e 195 euro lordi per i funzionari DSGA.

Anche per il personale ATA, però, una parte dell’aumento è assorbita dall’IVC e dagli anticipi già erogati, con un incremento lordo effettivo che si colloca mediamente tra 70 e 90 euro lordi mensili. Applicando le trattenute previdenziali e fiscali, l’aumento netto reale per il personale ATA si attesta tra 50 e 70 euro netti mensili, con valori più frequenti intorno ai 60 euro.

Diversamente dai docenti, al personale ATA è riconosciuta una una tantum più elevata, pari a 270,70 euro lordi, che nel netto si traduce indicativamente in 170–190 euro, sempre come somma non strutturale.

Gli arretrati del personale ATA risultano mediamente inferiori a quelli dei docenti, ma comunque significativi. Gli importi lordi oscillano da circa 1.350 a oltre 2.600 euro, a seconda del profilo e dell’anzianità.

In termini di netto reale, gli arretrati si collocano indicativamente tra 900 e 1.100 euro netti per i collaboratori scolastici, tra 1.050 e 1.250 euro netti per gli assistenti e tra 1.280 e 1.790 euro netti per i funzionari DSGA.

Commenti, critiche e riflessioni

Il dibattito sul CCNL 2022/24 non si è fermato alla firma. Numerosi commenti giunti alla redazione attraverso i nostri canali social evidenziano imprecisioni, fraintendimenti e, in alcuni casi, una perdita di lucidità nell’analisi, talvolta consapevole, talvolta frutto di una comunicazione non sempre efficace.

Tra i tanti ci è balzato quello di Ottavio De Luca (segretario FLC CGIL Campania), il quale parla apertamente di occasione mancata, sostenendo che l’aumento contrattuale non recupera l’inflazione e che, in fase di legge di bilancio, si sarebbe potuto chiedere di più. Secondo De Luca, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale, l’aumento reale sarebbe di 30–50 euro, giudicato insufficiente. Critica inoltre l’assenza di una vera discussione sulla parte normativa e definisce il CCNL un “contratto ponte” privo di prospettive concrete di recupero dell’inflazione e di allineamento agli standard europei.

La replica

Il richiamo all’inflazione è corretto sul piano teorico, ma i dati vanno contestualizzati. L’inflazione cumulata nel triennio 2022–2024 si colloca intorno al 15–16%, mentre gli aumenti tabellari medi del CCNL sono pari a circa 5–6%. Il contratto non azzera la perdita di potere d’acquisto, ma non rappresenta neppure un’anomalia storica. La scuola arriva a questo rinnovo dopo anni di blocco contrattuale, iniziato nel 2008, e nessun singolo CCNL può recuperare in pochi mesi ciò che si è perso in oltre un decennio.

Va inoltre ricordato che anche il precedente CCNL (solo parte economica), firmato da tutte le sigle sindacali compresa la FLC CGIL, non recuperava l’inflazione e sul piano normativo ha inciso pesantemente su carichi di lavoro e diritti del personale.

La coerenza sindacale si misura nel tempo, non solo in base a chi firma o meno un contratto.

Le voci dei lavoratori

Molti commenti arrivano direttamente da docenti e ATA.

Carlantonio scrive: “80 euro netti per gli ATA sono una miseria”.

La redazione invita a evitare semplificazioni: si tratta dell’aumento più alto registrato negli ultimi vent’anni. Che sia insufficiente è un dato condiviso, ma i fondi stanziati erano quelli disponibili. Il vero nodo resta il peso politico della categoria, indebolito da una partecipazione agli scioperi che raramente supera il 5%.

Antonio pone l’accento sul netto, denunciando una comunicazione fuorviante sugli aumenti lordi, il mancato recupero del potere d’acquisto e una presunta inefficacia delle mobilitazioni.

Anche qui è necessario distinguere i piani: i contratti si firmano sempre sul lordo; la tassazione segue aliquote ordinarie e non colpisce in modo speciale gli aumenti; i sindacati non possono creare risorse senza stanziamenti statali. Il problema è strutturale e politico, non risolvibile con un singolo CCNL.

Monica richiama infine il tema dei buoni pasto per il personale ATA, promessi da anni ma mai realmente finanziati. Su questo fronte, la UIL Scuola ha scelto una strada diversa: inserire prima la questione nella parte normativa, per poi arrivare al finanziamento, evitando promesse irrealizzabili.

Siamo quindi chiari nello spiegare che il CCNL 2022/24 non recupera l’inflazione e non risolve i problemi storici della scuola. Ma siamo anche seriamente convinti che non è un tradimento né un unicum negativo. Arriva in un contesto economico complesso, dopo anni di blocco contrattuale, con risorse limitate e rapporti di forza deboli.

Noi siamo convinti che criticare è legittimo; farlo senza tenere conto della storia recente e dei vincoli reali rischia però di alimentare solo ulteriore disillusione.


Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI

Segui il nostro canale

👉WHATSAPP

Segui la nostra pagina 

👉FACEBOOK

Segui il nostro Canale 

👉TIKTOK

Segui il nostro Canale 

👉YOUTUBE

Segui il nostro Canale

👉 TELEGRAM

Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a:

redazione@infoscuola24.it

Clicca qui per il regolamento