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Stop ai “selezionifici” per i docenti precari: arrivano gli elenchi regionali

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Dal 2026/27 partiranno i nuovi elenchi regionali per il reclutamento degli insegnanti, introdotti dalla Legge 79/2025.

Una novità che promette di ridurre burocrazia e selezioni infinite, aprendo a procedure più stabili e trasparenti.

Una svolta attesa da anni

Il dibattito sul reclutamento degli insegnanti in Italia si trascina da decenni, tra concorsi straordinari, graduatorie a esaurimento e GPS. Un sistema che, secondo sindacati e molti esperti, ha alimentato precarietà e incertezza, costringendo migliaia di docenti a continui passaggi tra supplenze, corsi abilitanti e procedure selettive.

Con la Legge 5 giugno 2025, n. 79 (conversione del Decreto-Legge 45/2025), il Parlamento ha approvato l’istituzione degli elenchi regionali dei docenti, una misura che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2026/27. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere più lineare l’accesso alla professione, senza costringere i precari a ripetuti concorsi “a ostacoli”.

Cosa prevedono gli elenchi regionali

Gli elenchi saranno gestiti a livello territoriale dagli Uffici Scolastici Regionali e consentiranno l’immissione in ruolo di docenti che abbiano già maturato i requisiti di servizio o abilitazione previsti dalla normativa.

Le caratteristiche principali:

  • Procedura semplificata: non sono previste ulteriori prove selettive, una novità che segna un cambio di rotta rispetto al passato.
  • Validità regionale: ogni elenco sarà riferito al territorio, con possibilità di assunzione nelle scuole della regione di appartenenza.
  • Attuazione graduale: l’avvio effettivo è previsto dal 2026/27, con una fase transitoria che sarà regolata da successivi decreti attuativi.

Pittoni: «Superata la logica dei selezionifici»

Ad annunciare la novità è stato Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della Commissione Cultura al Senato, che sui social ha sottolineato come la misura rappresenti la “prima apertura di Bruxelles a procedure di reclutamento strutturali che non prevedano ulteriori prove selettive”.

Secondo Pittoni, «chi sceglie di diventare insegnante non dovrà più affrontare un percorso infinito fatto di concorsi e graduatorie, che finora ha spesso favorito soltanto chi gestiva il sistema, senza dare reali certezze ai precari».

Un impatto atteso su precari e scuole

Se da un lato la novità accoglie le richieste avanzate da anni dalle organizzazioni sindacali, dall’altro sarà decisiva la fase di attuazione: i decreti applicativi dovranno chiarire i requisiti di accesso, le modalità di inserimento e i rapporti con le attuali GPS e Graduatorie a Esaurimento.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, oggi in Italia oltre 250.000 docenti lavorano con contratti a tempo determinato. Per molti di loro, l’avvio degli elenchi regionali potrebbe rappresentare una prospettiva concreta di stabilizzazione, riducendo la dipendenza da procedure straordinarie e concorsi ripetuti.


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