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La Manovra 2026 alza a 10 euro la soglia dei buoni pasto. Per docenti e ATA tutto passa dal rinnovo del CCNL Istruzione.
Buoni pasto e scuola: un tema che torna d’attualità
Il tema dei buoni pasto per docenti e personale ATA torna al centro del dibattito con la Legge di Bilancio 2026. Una questione annosa, più volte sollevata dalle organizzazioni sindacali, che riguarda milioni di lavoratori del pubblico impiego e che, nel comparto scuola, assume un peso particolare per via degli orari prolungati e delle attività aggiuntive spesso non riconosciute.
La novità della Manovra 2026: soglia a 10 euro
Tra le misure contenute nella Manovra, una delle più rilevanti riguarda l’innalzamento della soglia di esenzione fiscale e contributiva dei buoni pasto elettronici: si passa da 8 a 10 euro giornalieri. Un incremento che, su base annua, può tradursi in un beneficio fino a circa 500 euro netti per ciascun lavoratore che ne usufruisca.
La misura, se confermata al termine dell’iter parlamentare, punta a rafforzare il potere d’acquisto dei lavoratori in una fase ancora segnata da inflazione elevata e aumento dei costi della vita.
L’iter parlamentare e le incognite
Va però chiarito che l’iter di approvazione della Legge di Bilancio è ancora in corso. Le stesse società emittenti dei buoni pasto hanno parlato di un segnale positivo, ma non definitivo. Nulla esclude che la misura possa essere modificata o ridimensionata nel passaggio finale tra Camera e Senato.
Il personale scolastico resta in attesa
Per docenti e ATA la questione è doppia. Da un lato l’innalzamento della soglia di esenzione rappresenta un’opportunità concreta; dall’altro resta irrisolto il problema strutturale: nella scuola i buoni pasto non sono ancora previsti contrattualmente.
Un primo passo è arrivato dalla 7ª Commissione del Senato, che ha approvato un ordine del giorno impegnando il Governo a valutare l’inserimento dei buoni pasto nel prossimo CCNL Istruzione e Ricerca. Un atto politico che non produce effetti immediati, ma che apre formalmente il confronto.
Sul punto la UIL Scuola è stata chiara: l’attribuzione dei buoni pasto deve trovare spazio nella parte normativa del rinnovo contrattuale, accompagnata da una copertura economica certa. La richiesta è che il beneficio non resti una misura occasionale, ma diventi un diritto contrattuale per il personale che presta servizio oltre le sei ore giornaliere.
Se questa impostazione dovesse essere accolta al tavolo negoziale, l’introduzione dei buoni pasto avverrebbe nei tempi ordinari previsti per l’entrata in vigore del nuovo CCNL.
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