Pubblicato l’elenco dei beneficiari del piano MIM per il raffrescamento degli ambienti scolastici. Finanziate quasi tutte le candidature ammissibili, ma il contributo è identico per ogni istituto, indipendentemente da numero di classi e plessi. Intanto oltre nove edifici scolastici su dieci restano senza sistemi di condizionamento o ventilazione.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato l’elenco delle scuole beneficiarie delle risorse previste dal D.M. n. 179 del 2 settembre 2026, destinate all’acquisto, all’installazione e alla messa in funzione di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti didattici.
I numeri definitivi consentono di valutare con maggiore precisione la portata dell’intervento: sono 6.342 le istituzioni scolastiche ammesse al finanziamento, mentre soltanto 12 candidature sono risultate inammissibili. A ciascuna scuola viene assegnata la stessa somma: 3.153,57 euro, per una spesa complessiva pari a 19.999.940,94 euro.
Non si tratta quindi, come inizialmente annunciato, semplicemente di un finanziamento “medio” di circa 3.200 euro: il contributo effettivo è uguale per tutti gli istituti beneficiari, indipendentemente dalle loro dimensioni.
Stessa cifra per una piccola scuola e per un istituto con decine di classi
Ed è proprio questo uno degli aspetti più discussi della misura.
Una scuola con pochi plessi e un numero limitato di classi riceve 3.153,57 euro, esattamente come un grande istituto comprensivo o una scuola superiore articolata su più sedi, con decine di classi e centinaia o migliaia di studenti.
La procedura originaria prevedeva un meccanismo “a sportello”, con presentazione delle candidature dal 7 all’11 settembre e assegnazione secondo l’ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse. Alla fine, le disponibilità hanno consentito di finanziare tutte le 6.342 candidature risultate ammissibili.
Rimane però aperta la questione della distribuzione: il finanziamento non risulta parametrato al numero di studenti, classi, plessi o ambienti da raffrescare.
Condizionatori ancora rarissimi nelle scuole italiane
Il problema è ancora più evidente se confrontato con le condizioni del patrimonio edilizio scolastico.
I dati del XXIV Rapporto sulla sicurezza delle scuole di Cittadinanzattiva, presentato nel settembre 2026 sulla base dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, indicano che appena il 7,4% degli edifici dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione. In altre parole, più di nove scuole su dieci ne sono ancora prive.
Le elaborazioni sui dati MIM relativi al 2024/25 confermano un quadro simile: la presenza dei sistemi di raffrescamento resta nell’ordine del 7%, sebbene in crescita rispetto agli anni precedenti. Nel 2020/21 la percentuale era inferiore al 4%.
È quindi opportuno aggiornare il dato del 2022/23, spesso ancora citato, secondo il quale solo il 6,45% degli edifici risultava climatizzato: la situazione è leggermente migliorata, ma la carenza rimane strutturale.
Cosa si può fare con 3.153 euro?
Qui emerge il limite principale dell’intervento. I 3.153,57 euro possono certamente consentire a una scuola di acquistare ventilatori, raffrescatori o alcuni apparecchi di climatizzazione, ma difficilmente possono rappresentare una soluzione complessiva per istituti composti da decine di aule.
Il finanziamento copre infatti non solo l’acquisto, ma anche installazione e messa in esercizio dei dispositivi.
Il ministro Giuseppe Valditara, rispondendo alla Camera il 16 settembre, aveva anticipato che i 20 milioni sarebbero stati distribuiti a poco più di 6.000 scuole, per circa 3.200 euro ciascuna. Nella stessa occasione aveva ricordato che gli interventi strutturali sull’edilizia scolastica competono innanzitutto agli enti locali proprietari degli immobili, sottolineando anche gli investimenti realizzati attraverso PNRR e fondi nazionali.
Ed effettivamente la legge n. 23 del 1996 attribuisce a Comuni e Province la realizzazione, la fornitura e la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici: ai Comuni per infanzia, primaria e secondaria di primo grado; alle Province per le scuole secondarie di secondo grado.
Il vero nodo diventa quindi quello di trasformare il contributo ministeriale in parte di un intervento più ampio e coordinato fra Stato ed enti territoriali.
Non è soltanto una questione di comfort
Il tema del caldo nelle aule non può essere ridotto alla comodità di studenti e personale.
Il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro, compresi quelli legati alle condizioni microclimatiche. L’INAIL ricorda che la normativa non stabilisce una temperatura massima unica oltre la quale un ambiente diventa automaticamente inutilizzabile, ma richiede di valutare aerazione, temperatura, umidità, attività svolta e condizioni complessive di benessere termico.
Con estati sempre più lunghe, temperature elevate già a maggio e giugno e frequenti ondate di calore anche a settembre, la climatizzazione degli edifici scolastici sta dunque diventando un tema di salute, sicurezza e qualità della didattica, oltre che di edilizia scolastica.
I 20 milioni rappresentano un primo intervento concreto, ma i numeri mostrano anche la distanza da colmare: 3.153 euro per scuola possono aiutare ad affrontare alcune situazioni critiche, difficilmente possono climatizzare un intero istituto.
La vera sfida sarà quindi passare dai contributi straordinari a una programmazione pluriennale che integri climatizzazione, efficientamento energetico, schermature solari, ventilazione, isolamento termico e produzione di energia da fonti rinnovabili. Solo così il problema del caldo nelle scuole potrà essere affrontato in maniera strutturale e non emergenziale.
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