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Dopo la firma del nuovo CCNL, la discussione nel mondo della scuola si è accesa, tra chi parla di “firma necessaria” e chi accusa i sindacati di aver ceduto.
“I sindacati hanno agito con responsabilità, non per convenienza”
D. Cosa pensa della firma del contratto da parte di quasi tutte le sigle sindacali?
R. Ritengo che abbiano fatto bene a firmare. È stata una decisione di responsabilità, non di opportunismo.
I sindacati — UIL Scuola RUA, CISL Scuola, SNALS, FGU e ANIEF — hanno scelto di sbloccare aumenti e indennità una tantum che, seppur modesti, arriveranno entro gennaio 2026.
Non si poteva attendere oltre: il personale aveva bisogno di un segnale concreto. Capisco la scelta politica della FLC CGIL di non firmare, ma nel merito la firma era l’unica strada utile ai lavoratori.
“L’inflazione ha bruciato i salari, ma non è colpa del contratto”
D. Gli aumenti previsti coprono solo una parte dell’inflazione. Quanto pesa questa perdita?
R. L’inflazione nel triennio 2022-2024 è stata del 17%, mentre il contratto copre circa il 6%. È poco, certo, ma non è responsabilità dei sindacati: i contratti pubblici si basano sull’inflazione programmata, non su quella reale.
Questo è un limite del sistema che andrebbe cambiato, ma non lo si cambia lasciando il contratto fermo. Almeno ora docenti e ATA riceveranno qualcosa, e non è poco in un periodo di stagnazione salariale generale.
“Avevo proposto un contratto di risarcimento, ma è mancato il coraggio”
D. Lei aveva parlato di un ‘contratto di risarcimento’. Di cosa si trattava?
R. Avevo suggerito di accorpare due contratti, quello 2022/24 e il 2025/27, utilizzando le risorse già previste nella Legge di Bilancio 2025 per anticipare il rinnovo successivo.
Avremmo potuto così recuperare parte del potere d’acquisto perduto. Solo la UIL Scuola ha fatto eco a questa proposta, ma il resto del fronte sindacale e politico non ha avuto il coraggio di sostenerla. È stata un’occasione mancata.
“Basta proteste da tastiera: serve partecipazione vera”
D. Molti insegnanti e ATA si dichiarano delusi. È una reazione comprensibile?
R. Comprensibile sì, ma non giustificabile.
I sindacati hanno fatto la loro parte; ora devono farla i lavoratori. Non si può criticare il contratto e poi restare a casa durante gli scioperi, come accaduto l’anno scorso, quando solo il 5% aderì.
Se davvero si vuole cambiare qualcosa, bisogna scendere in piazza, sospendere le attività aggiuntive, mostrare che la scuola sa farsi sentire.
Lamentarsi sui social non serve: la prossima volta chi non partecipa non può lamentarsi.
“Non è una vittoria, ma un passo doveroso”
D. Come definirebbe, in sintesi, questo contratto?
R. Non è una vittoria, ma è un passo doveroso.
Ha garantito una boccata d’ossigeno economica e ha evitato di bloccare tutto per anni.
Ora la vera sfida è ricostruire la partecipazione collettiva: solo con docenti e ATA uniti e presenti si potrà ottenere di più nei prossimi rinnovi.
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