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Il responsabile Istruzione del Carroccio frena chi chiede provvedimenti immediati e avverte: “Bruciare le tappe mette a rischio l’intera operazione sulla trasformazione delle GPS in graduatorie per il ruolo”
Il nodo del confronto con la Commissione europea
Torna al centro del dibattito politico-sindacale il tema del doppio canale di reclutamento dei docenti, con un intervento deciso di Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della commissione Cultura al Senato. In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, il senatore leghista ha richiamato alla prudenza tutti gli attori coinvolti, ricordando che la partita si gioca su un tavolo delicato: quello del confronto con la Commissione europea.
Al centro della questione c’è il cosiddetto terzo step del percorso avviato nei mesi scorsi, che prevede la conversione delle GPS (Graduatorie provinciali per le supplenze) in GPSR, ovvero Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo. Un passaggio che, nelle intenzioni della Lega, rappresenterebbe la chiave di volta per offrire una prospettiva di stabilizzazione a migliaia di docenti precari attualmente inseriti nelle graduatorie provinciali.
L’appello alla cautela: “Niente decreti senza intesa con Bruxelles”
Pittoni ha puntato il dito contro chi, in queste ore, invoca un “decreto subito” senza rispettare la sequenza negoziale seguita nei passaggi precedenti. Il senatore ha ricordato che i primi due step — quelli che hanno restituito idoneità e graduatorie cancellate dal precedente Governo ai docenti precari — sono stati portati a termine seguendo un preciso iter che prevedeva prima l’intesa con Bruxelles e solo successivamente l’elaborazione dei relativi decreti.
“Chiedere un decreto subito porterà l’applauso e qualche like, mettendo però a rischio l’intera operazione”, ha scritto Pittoni, lanciando un monito chiaro a chi cerca, a suo dire, visibilità mediatica su un argomento che richiederebbe invece massima cautela.
Stoccata alle “bozze fantasiose”
Non meno duro il giudizio del responsabile Istruzione della Lega sulle bozze di riforma del doppio canale che starebbero circolando in queste ore, definite con toni poco diplomatici come il prodotto di “qualche buontempone che prova a dare fondo a tutta la propria fantasia”. Un riferimento, seppure senza nomi espliciti, a proposte ritenute irrealistiche e potenzialmente dannose per l’esito della trattativa con l’Unione europea.
Cosa c’è in gioco per i docenti precari
La posta in gioco è alta. Il doppio canale di reclutamento — che affiancherebbe ai concorsi ordinari un percorso di accesso al ruolo tramite graduatorie — rappresenta una delle rivendicazioni storiche del mondo della scuola italiana, dove il precariato docenteresta un fenomeno strutturale. Secondo i dati più recenti, ogni anno scolastico si apre con oltre 200.000 contratti a tempo determinatotra supplenze annuali e temporanee, a testimonianza di un sistema di reclutamento che fatica a garantire continuità didattica e stabilità occupazionale.
Il confronto con la Commissione europea è un passaggio obbligato, considerato che l’Italia è da tempo sotto osservazione per il ricorso eccessivo ai contratti a termine nel comparto scuola, tema su cui Bruxelles ha più volte richiamato il nostro Paese al rispetto della direttiva 1999/70/CE sul lavoro a tempo determinato.
I prossimi passi
Resta ora da capire quali saranno i tempi del confronto con la Commissione europea e se il Governo riuscirà a mantenere la rotta tracciata da Pittoni, evitando fughe in avanti che potrebbero compromettere un percorso già di per sé complesso. Per i docenti precari inseriti nelle GPS, la trasformazione in GPSR potrebbe rappresentare un’occasione concreta di stabilizzazione, ma solo a patto che l’iter proceda con i passaggi istituzionali corretti.
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