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Infortunio a scuola: per il risarcimento non basta l’incidente. La Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità

La Suprema Corte ribadisce che la responsabilità dell’istituto scolastico non è automatica: serve la prova di una vigilanza carente o di una condotta anomala.

Un infortunio avvenuto durante l’orario scolastico non comporta, di per sé, il diritto al risarcimento dei danni. A ribadirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 33392 del 2025, che offre un chiarimento rilevante per scuole, famiglie e personale scolastico, in particolare sul delicato tema della vigilanza durante le attività didattiche.

Il caso esaminato dalla Corte

La vicenda riguarda un alunno rimasto ferito durante un’ora di educazione fisica in palestra. Il genitore aveva chiesto il risarcimento dei danni, sostenendo che l’infortunio fosse stato causato da un fallo di gioco di un compagno. I giudici, però, hanno respinto la domanda, rilevando l’assenza di elementi concreti per attribuire una responsabilità all’istituto scolastico.

La prova della dinamica è decisiva

Secondo la Cassazione, non è sufficiente dimostrare che l’incidente sia avvenuto a scuola e sotto la sorveglianza di un docente. Per configurare una responsabilità civile, occorre una ricostruzione puntuale dei fatti: l’attività svolta, le regole applicabili, il comportamento degli studenti coinvolti e l’eventuale anomalia della condotta. In mancanza di tali elementi, non è possibile stabilire se l’evento fosse prevedibile o evitabile.

Vigilanza scolastica e responsabilità

L’ordinanza richiama i principi dell’articolo 2048 del Codice civile, chiarendo che la vigilanza scolastica non equivale a una garanzia assoluta contro ogni rischio. Cadute, urti e incidenti rientranti nella normale dinamica delle attività, specie sportive, non generano automaticamente un obbligo risarcitorio. La responsabilità emerge solo in presenza di una vigilanza inadeguata, di un’organizzazione carente o di comportamenti estranei alla normalità dell’attività proposta.

Un equilibrio tra tutela e ragionevolezza

La decisione della Cassazione ristabilisce un punto di equilibrio: la scuola è chiamata a rispondere delle proprie reali mancanze, ma non può essere considerata responsabile di ogni evento imprevedibile. Un chiarimento importante anche per il personale ATA e docente, spesso esposto a contenziosi, che riafferma la centralità della prova concreta dei fatti.