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Scuola, Suor Anna Monia Alfieri: “Serve libertà di scelta, basta scuole di serie A e di serie B”

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Il quarto rapporto del Centro Studi per la Scuola cattolica rilancia il dibattito sul pluralismo educativo. La religiosa: “Occorre il buono scuola per garantire pari opportunità a tutti gli studenti”

ROMA – Il tema della libertà di scelta educativa torna al centro del dibattito grazie all’intervento di Suor Anna Monia Alfieri, Cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche. Commentando i dati del quarto rapporto di monitoraggio sulla qualità delle scuole cattoliche paritarie, curato dal Centro Studi per la Scuola cattolica, Suor Anna sottolinea come gli esiti di apprendimento registrati siano in media superiori rispetto al resto del sistema scolastico italiano.

Un risultato che, a suo avviso, dovrebbe aprire una riflessione più ampia:

Non è più tollerabile una situazione discriminante che vede scuole di serie A, accessibili solo a chi può permettersi di pagare una retta, e scuole di serie B, riservate a chi non ha alternative”, ha dichiarato all’agenzia Adnkronos.

Il nodo della discriminazione economica

Il problema, secondo la religiosa, riguarda la mancanza di reale libertà di scelta. In Italia, nonostante la legge 62/2000 abbia riconosciuto il sistema nazionale di istruzione come composto da scuole statali e paritarie, la possibilità per le famiglie di optare per un istituto non statale resta fortemente condizionata da fattori economici.

Le rette, infatti, gravano interamente sui genitori, che pur versando regolarmente le tasse, non ricevono alcun sostegno pubblico se decidono di iscrivere i propri figli a una scuola paritaria. Questo genera, di fatto, una doppia spesa e un sistema che accentua le differenze sociali.

La proposta: introdurre il “buono scuola”

Per superare questa disparità, Suor Anna rilancia la necessità di introdurre un voucher scolastico o “buono scuola”. Lo strumento consentirebbe ai genitori di scegliere liberamente l’istituto più adatto ai propri figli, statale o paritario, senza alcuna discriminazione economica.

L’adozione di tale misura – già presente in diversi Paesi europei – garantirebbe, secondo la religiosa, non solo pari opportunità di accesso, ma anche una migliore distribuzione delle risorse pubbliche:

“Si ridurrebbero gli sprechi della burocrazia statale, liberando fondi da reinvestire nella formazione dei docenti, nelle tecnologie didattiche e in una scuola realmente inclusiva”.

Pluralismo educativo e politiche scolastiche

Il richiamo è al principio costituzionale della libertà di insegnamento (art. 33 Cost.) e al diritto allo studio sancito dall’articolo 34, che dovrebbe valere senza distinzioni economiche.

Sottolinea Suor Anna che il pluralismo educativo è oggi “seriamente compromesso” e che occorre creare le condizioni non solo per sostenere le scuole paritarie già esistenti, ma anche per favorire l’apertura di nuove realtà, soprattutto nei territori più fragili, dove l’offerta formativa è carente.

Un appello alla politica

Nel suo intervento, la religiosa ha anche rivolto un invito alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che in più occasioni hanno manifestato attenzione al tema. “Difendere il pluralismo educativo – ha detto – non significa difendere le scuole dei ricchi, ma la scuola di tutti: studenti, genitori e docenti”.

Il dibattito resta aperto: da una parte c’è chi teme che il sostegno pubblico alle paritarie possa indebolire la scuola statale; dall’altra, chi come Suor Anba rivendica un principio di equità, ritenendo che la vera discriminazione sia l’attuale impossibilità di scegliere liberamente senza un peso economico aggiuntivo.


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