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Caso Paolo Mendico, la relazione degli ispettori del MIM: “La scuola poteva fare di più”. Avviati procedimenti disciplinari e due inchieste

Suicidio del 14enne a Santi Cosma e Damiano (Latina): secondo gli accertamenti ministeriali all’Itis “Pacinotti” mancò una presa in carico strutturata dei segnali di disagio. L’USR Lazio: “Iter avviato, nessun giudizio anticipabile”

Per Paolo Mendico, 14 anni, morto per suicidio l’11 settembre 2025 a Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, “si poteva e si doveva fare di più”. È la conclusione che emerge – secondo quanto riportato da più fonti – dalla relazione degli ispettori del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), inviati nell’istituto tecnico “Pacinotti” dopo la tragedia.

Nel documento ispettivo, che ricostruisce dinamiche e gestione interna, viene evidenziata l’esigenza – sempre secondo le anticipazioni stampa – di avviare un vero protocollo di prevenzione/contrasto in una classe descritta come problematica, con comportamenti “non conformi al regolamento d’istituto” e atteggiamenti arrivati a risultare “quasi aggressivi”. In particolare, gli ispettori avrebbero rilevato l’assenza di una valutazione approfondita e tracciata degli episodi, “indipendentemente dalla qualificazione giuridica” (cioè anche prima di stabilire se si trattasse formalmente di bullismo).

Un passaggio, riportato dalle agenzie, è centrale: pur non riscontrando sempre “la ripetitività nel tempo” (elemento spesso richiamato per definire il bullismo in senso stretto), i “comportamenti aggressivi” non avrebbero dovuto esonerare la scuola dalla “presa in carico” e da interventi coerenti e documentati.

La relazione avrebbe portato a chiedere l’avvio di tre procedimenti disciplinari: uno a carico della dirigente scolastica, uno della vicedirigente e uno della responsabile della succursale, per presunte “condotte omissive” e responsabilità connesse alle rispettive funzioni.

Nel frattempo, sul caso continuano a muoversi anche le inchieste giudiziarie: tra gli elementi riferiti dalla stampa c’è l’attenzione degli inquirenti su quanto accaduto tra pari e sui contatti (anche digitali) che possono aver inciso sul disagio del ragazzo.

La posizione dell’USR Lazio: “Procedura nei tempi di legge”

In una nota, l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio ha ribadito che la vicenda è stata seguita “con la massima attenzione”, sottolineando che la relazione è stata redatta e che il procedimento disciplinare è stato avviato, ma anche che fino alla conclusione dell’iter “nessun giudizio può essere anticipato”.

Il caso riaccende il dibattito su strumenti, responsabilità e prevenzione. Negli ultimi anni, il quadro si è rafforzato:

  • Legge 71/2017: ha introdotto misure specifiche sul cyberbullismo, prevedendo anche la figura del docente referente e azioni educative strutturate.

  • Legge 17 maggio 2024, n. 70: ha aggiunto nuove disposizioni e una delega al Governo per potenziare prevenzione e contrasto di bullismo/cyberbullismo in ambito scolastico.

  • Linee di orientamento MIM (2021): indicano procedure e buone pratiche per la gestione dei casi, dalla segnalazione alla presa in carico fino al lavoro con famiglie e territorio.

  • Piattaforma ELISA (MIM–Università di Firenze): formazione e monitoraggio nazionale; i risultati pubblicati per il monitoraggio 2024/2025 mostrano che il fenomeno resta diffuso e richiede interventi costanti.

In sostanza, anche quando non si è (ancora) davanti a un “caso” pienamente tipizzato, la direzione indicata dalle linee ministeriali è chiara: intercettare precocemente, documentare, attivare la rete interna ed esterna e non banalizzare i segnali.

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