L’ordinanza 6134/2026 non entra nel merito: ecco cosa ha deciso il giudice, cosa prevede la riforma, come si applica anno per anno e quali nodi restano aperti per docenti e scuole
Nessuno stop alla riforma degli istituti tecnici. La Sezione Terza Bis del TAR Lazio, con l’ordinanza n. 6134/2026, ha respinto la domanda cautelare, ritenendo assenti sia il fumus boni iuris sia il periculum in mora. Il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 resta quindi pienamente efficace, e le scuole continuano ad applicare indirizzi e quadri orari. Ma attenzione: non è una sentenza sul merito.
Cosa ha deciso il TAR
L’ordinanza è stata pubblicata il 2 novembre 2026. Il collegio ha precisato che la conoscenza della riforma era nota da tempo e che la sospensione avrebbe arrecato un grave pregiudizio all’interesse pubblico generale, richiamato come “convitato di pietra del processo amministrativo” sulla scorta dell’Adunanza Plenaria n. 5 del 2015. Secondo il collegio, l’operato dell’amministrazione risulta conforme alla norma primaria non contestata.
Va chiarito che cosa significa. In sede cautelare il giudice valuta due cose: se il ricorso appare fondato a un primo esame (fumus) e se l’attesa della decisione definitiva causerebbe un danno grave e irreparabile (periculum). Qui ha risposto no a entrambe. Non ha quindi stabilito che la riforma sia legittima in assoluto: ha rinviato la decisione alla fase di merito, per la quale sarà fissata un’apposita udienza, segnalando tra l’altro la necessità di valutare anche i profili di inammissibilità del ricorso collettivo così come presentato.
L’effetto pratico è il mantenimento dell’efficacia del decreto in attesa del giudizio definitivo.
Cosa prevede la riforma
Il decreto ridefinisce indirizzi di studio, articolazioni del triennio finale, quadri orari e risultati di apprendimento, aggiornando i profili alle richieste del sistema produttivo. Tra le priorità: rafforzamento delle materie STEM, delle competenze linguistiche, scientifiche ed economico-giuridiche; didattica laboratoriale e interdisciplinare; sostenibilità ambientale; educazione civica; orientamento. Le scuole dispongono di quote di flessibilità curricolare per adattare l’offerta al territorio, nel rispetto dei risultati di apprendimento nazionali.
La struttura resta articolata in due settori:
- Economico: Amministrazione, finanza e marketing (con Relazioni internazionali per il marketing e Sistemi informativi aziendali); Turismo, beni culturali e ambientali.
- Tecnologico-Ambientale: Meccanica, meccatronica ed energia; Trasporti e logistica; Elettronica ed elettrotecnica; Informatica e telecomunicazioni; Grafica e comunicazione; Chimica, materiali e biotecnologie; Sistema moda; Agraria, agroalimentare e agroindustria; Costruzioni, ambiente e territorio.
Tra gli strumenti ci sono i Patti educativi 4.0, accordi tra scuole, imprese, università, centri di ricerca ed enti di formazione. Il decreto regola anche la dimensione internazionale (stage, scambi e metodologia CLIL negli ultimi anni) e il raccordo con la formazione terziaria, in particolare ITS Academy e lauree professionalizzanti. Dal 2027/2028 è prevista inoltre una sperimentazione per gli adulti: i CPIA potranno istituire corsi tecnici di secondo livello dove l’offerta manca o è insufficiente.
Un’applicazione graduale
Secondo la ricostruzione di Orizzonte Insegnanti, la riforma interessa le classi prime già dal 2026/2027, le seconde nel 2027/28, le terze nel 2028/29 e le quarte nel 2029/30. Anche per questo il tempo della decisione di merito conta: ogni anno che passa consolida l’assetto nelle classi coinvolte.
La posizione del Ministero
In una risposta ai parlamentari il Ministero ha spiegato che il decreto dà attuazione al percorso di innovazione dell’istruzione tecnica previsto dal decreto-legge n. 144 del 2022, sostenendo che la riforma va avanti per non perdere i fondi PNRR. Ha inoltre ricordato che, per garantire una transizione graduale, il decreto sulle classi di concorso è destinato a sostituire progressivamente l’Allegato D al DM 259/2017 e che con la nota del 19 marzo 2026 sono state date indicazioni sull’uso equilibrato della quota di autonomia nel primo biennio, per salvaguardare la titolarità degli insegnamenti e prevenire soprannumerarietà ed esuberi.
Le contestazioni
Il ricorso ha messo in discussione l’impianto della riforma, compresa la ridefinizione delle tabelle di corrispondenza tra discipline e classi di concorso. Sul fronte delle famiglie c’è anche un altro procedimento: un ricorso di genitori aderenti alla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, nato come ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e poi trasposto in sede giurisdizionale, discusso in camera di consiglio il 14 ottobre e rinviato al 28 ottobre. Il nodo sollevato, secondo la FLC CGIL, è che il decreto ha inciso sui piani di studio delle prime dopo la chiusura delle iscrizioni, quando le scelte erano già state fatte sulla base delle regole allora vigenti. La Rete chiede il ripristino del biennio comune e la restituzione delle due ore eliminate al quinto anno. Dalle fonti consultate non risulta l’esito di quel procedimento, né se coincida con quello deciso dall’ordinanza del 2 novembre.
Il confronto con i sindacati e i correttivi
Sul piano del confronto con le parti sociali, le mobilitazioni e i tavoli promossi dai sindacati hanno portato il Ministero a introdurre i primi correttivi, per ripristinare parte del monte orario inizialmente tagliato, in particolare su discipline scientifiche, italiano al quinto anno e linguaggi tecnici. Il dialogo resta teso sulla tutela dei posti in organico e delle titolarità dei docenti. Tra i titoli di Tecnica della Scuola compaiono, inoltre, un nuovo decreto con quadri orari aggiornati e ripristino delle ore di geografia, emerso dal confronto al Ministero, e l’annuncio che le linee guida saranno emanate tempestivamente. Sono indicazioni da seguire nei prossimi giorni, in attesa dei testi ufficiali.
Le criticità operative per le scuole
Dirigenti e collegi dei docenti devono aggiornare il PTOF in tempi molto stretti. Pesano la carenza di personale con certificazione CLIL e la riorganizzazione delle cattedre degli insegnanti tecnico-pratici. La Rete Nazionale ha poi segnalato il rischio che, nei percorsi, gli studenti si trovino a frequentare indirizzi diversi da quelli immaginati all’iscrizione, senza che il PTOF possa garantirne la coerenza.
Cosa può succedere ora
- Udienza di merito: sarà fissata prossimamente. Potrà confermare, annullare o modificare in parte il decreto, oppure dichiarare inammissibile il ricorso collettivo.
- Correttivi ministeriali: nuovi quadri orari e linee guida possono cambiare l’assetto anche senza una decisione del giudice.
- Titolarità e organico: resta il tema più sentito per i docenti, soprattutto per le discipline interessate dai tagli di orario.
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