Domanda unica pluriennale per il nido e nuovo trattamento integrativo per le lavoratrici madri: così il governo rafforza il sostegno alla genitorialità
Un doppio passo avanti per le famiglie italiane: il Decreto Economia appena approvato in via definitiva alla Camera (160 voti favorevoli, 99 contrari, 3 astenuti) porta con sé due importanti novità – il rinnovo automatico del bonus asilo nido e la riformulazione del bonus mamme lavoratrici. Entrambe le misure mirano a rafforzare concretamente la tutela dell’infanzia e il supporto alla genitorialità, con meno burocrazia e maggiori certezze.
Bonus nido: domanda unica e importi potenziati
Dal 2026 non sarà più necessario presentare ogni anno la domanda per il bonus nido. Grazie all’emendamento approvato in Senato, sarà sufficiente una sola richiesta, valida fino ai tre anni del bambino, alleggerendo così le procedure e garantendo continuità al contributo.
La misura resta ancorata all’attestazione ISEE, che determina l’importo annuo:
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Fino a 25.000 €: 3.000 € annui
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Tra 25.001 e 40.000 €: 2.500 € annui
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Oltre i 40.000 €: 1.500 € annui
Ma per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, le famiglie con ISEE fino a 40.000 € potranno ricevere fino a 3.600 € l’anno, potenziando il beneficio per una platea più ampia, in particolare per chi si trova in situazioni economiche intermedie.
L’erogazione è subordinata alla presentazione annuale della documentazione che attesti la frequenza al nido, pubblico o privato abilitato. La domanda si inoltra online tramite portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato.
Per il finanziamento, il governo ha previsto risorse crescenti: 937,8 milioni di euro nel 2025, fino a 1.139,8 milioni nel 2029. L’INPS vigilerà sul rispetto dei limiti di spesa.
Bonus mamme 2025: cambia forma, resta il sostegno
L’altra misura simbolo è il bonus mamme lavoratrici, che dal 2025 abbandona l’esonero contributivo diretto in busta paga per trasformarsi in un trattamento integrativo di 480 euro l’anno, da richiedere all’INPS con domanda entro fine anno. Sarà versato in un’unica soluzione a dicembre.
Ne avranno diritto solo:
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Le lavoratrici madri con almeno due figli
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Con contratto a tempo determinato o lavoratrici autonome
Sono escluse invece le lavoratrici a tempo indeterminato con due figli, che però potranno continuare a usufruire, se con almeno tre figli, dell’esonero contributivo fino a 3.000 euro l’anno, già previsto e confermato fino al 31 dicembre 2025.
Più sostegno alle madri, più servizi per l’infanzia
Il decreto include anche altri interventi rilevanti, come il rifinanziamento dell’APE sociale (pensione anticipata per lavori gravosi o fragilità) e l’estensione del bonus nido anche alle strutture private abilitate, ampliando la libertà di scelta per i genitori.
In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, queste misure tracciano una linea politica chiara: sostenere le famiglie non solo con agevolazioni economiche, ma anche con strumenti più semplici e continui. Un primo passo per rendere l’Italia un Paese più attento all’infanzia e alla maternità.
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