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L’appello urgente dei docenti precari alla politica e ai sindacati: “Stabilizzateci prima delle prossime elezioni con un decreto legge. Non siamo lavoratori usa e getta”
L’ennesima esclusione che brucia
La miccia, questa volta, è il Decreto Scuolaconvertito nella Legge n. 79/2025 e le graduatorie regionali da esso previste. Secondo il movimento Scuola Lavoro e Libertà, dall’elenco dei titoli valutabili sarebbe stato escluso proprio il concorso Straordinario Bis — l’unico, tra quelli banditi dal 2020 in poi, a cui avevano partecipato in massa i cosiddetti “precari storici”. Una beffa, la definiscono i docenti del movimento, che si aggiunge a una lunga catena di delusioni e che rende ancora più urgente una soluzione strutturale.
“Non disinteresse, ma un progetto deliberato”
Il comunicato del movimento non si limita a registrare l’ennesimo disagio. Il tono è duro, l’analisi amara. Secondo Scuola Lavoro e Libertà, dietro l’immobilismo della politica non ci sarebbe semplice disattenzione, bensì una strategia consapevole: mantenere migliaia di professionisti in uno stato di perenne precarietà perché stabilizzarli costerebbe troppo — in termini previdenziali, di bilancio e, soprattutto, di consenso critico verso chi governa l’istruzione.
«Questi professionisti iper-specializzati reggono sulle loro spalle l’equilibrio culturale del Paese», si legge nel documento. «Vengono licenziati a giugno e forse riassunti a settembre o ottobre, superando ogni anno i 180 giorni di servizio. Può uno Stato di diritto, fondato sulla sacralità dei principi costituzionali a tutela dei lavoratori, trattarli come fossero impiegati della gig economy?».
La richiesta: un decreto legge urgente per il doppio canale
La proposta è chiara e non ammette rinvii: ripristinare immediatamente il doppio canale di reclutamento su posto comune, con assunzioni ripartite al 50% da concorso e al 50% da Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). Il movimento chiede inoltre che, nella formulazione delle graduatorie, il peso maggiore venga attribuito all’anzianità di servizio nella scuola, e non a meccanismi di accumulo punti giudicati “opinabili, per non dire ridicoli”.
Lo strumento individuato è il decreto legge, di cui — osservano polemicamente i precari — «si fa largo uso quando la volontà politica c’è». La richiesta è che venga approvato prima delle prossime elezioni e prima dell’avvio del prossimo anno scolastico, senza ulteriori rinvii alla legislatura successiva.
Quattro anni di promesse non mantenute
Il movimento non risparmia un bilancio impietoso dell’attuale legislatura: «Dall’inizio sono passati quattro anni e nessuna promessa elettorale sulla stabilizzazione è stata onorata». Anche la giustificazione legata ai vincoli del PNRR — che secondo Scuola Lavoro e Libertà era già di per sé «abbastanza inconsistente» — viene considerata ormai superata, dal momento che il Piano è in fase di chiusura.
L’affondo ai sindacati: “Smettete di tergiversare”
Un passaggio particolarmente tagliente del comunicato è riservato alle organizzazioni sindacali, «in particolare quelle più rappresentative che utilizzano i colori delle lotte popolari». L’accusa è di strizzare l’occhio ai meccanismi di reclutamento “pseudo-meritocratici” di matrice politica, anziché dedicarsi alla tutela concreta dei lavoratori — «che è il motivo stesso della loro esistenza».
L’invito è esplicito: raccogliere le istanze dei precari storici, farle proprie e portarle ai tavoli istituzionali con determinazione. In caso contrario, avvertono i docenti, «sapranno presto a chi concedere o negare la loro fiducia nella prossima occasione utile di espressione democratica».
Una questione di dignità
Al di là delle rivendicazioni tecniche, il messaggio di fondo è una richiesta di dignità professionale e umana. Docenti che da 5, 10 o più anni mandano avanti la scuola pubblica italiana, spesso investendo di tasca propria in formazione ritenuta «farlocca» ma di fatto obbligatoria, chiedono di non essere più trattati come «limoni da spremere». Dietro i numeri del precariato — che secondo le stime più recenti riguarda oltre 200.000 cattedre coperte ogni anno con contratti a tempo determinato — ci sono famiglie, progetti di vita sospesi, mutui impossibili da ottenere, esistenze in perenne attesa di una stabilità che non arriva.
«Labor omnia vincit», chiude il comunicato citando Virgilio. Il lavoro vince su tutto. A patto, però, che qualcuno decida finalmente di riconoscerlo.
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