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Burqa e niqab vietati a scuola, Valditara accelera: è scontro sul Ddl Sicurezza

Il ministro annuncia una norma contro il velo integrale. Garante dell’infanzia e Lega favorevoli; Pd e sindacati denunciano propaganda e una deriva punitiva

Il divieto di burqa e niqab nelle scuole entra nel dibattito sul nuovo Ddl Sicurezza e accende lo scontro politico. Giuseppe Valditara ha ribadito il 4 agosto che coprire integralmente il volto di una studentessa significa «annullarne la personalità e la libertà», ostacolare la socialità e negare la parità tra uomo e donna. Non si tratta, però, di una disposizione già in vigore: il ministro ha annunciato un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri il 14 luglio, che dovrà completare l’iter parlamentare.

La norma dovrebbe vietare negli istituti gli indumenti che impediscono il riconoscimento della persona. Valditara ha inoltre ipotizzato conseguenze per i genitori che, per ritorsione, impedissero alle figlie di frequentare la scuola, arrivando a valutare anche la revoca del permesso di soggiorno. Il ministro ha richiamato pure le sanzioni previste dal decreto Caivano contro l’inosservanza dell’obbligo scolastico.

La proposta segue la risoluzione approvata il 22 luglio dalla Commissione Cultura della Camera, sostenuta dal centrodestra e contrastata dalle opposizioni. Il documento impegna il Governo a prevenire ogni forma di indottrinamento, garantire il riconoscimento delle persone e monitorare situazioni di marginalità sociale e separatismo religioso.

Tra i favorevoli c’è Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, secondo cui burqa e niqab non sarebbero semplici indumenti, ma strumenti capaci di comprimere libertà, dignità e pieno sviluppo delle ragazze. L’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint parla invece di «svolta epocale» e sostiene che il fenomeno sia in crescita, soprattutto in realtà come Monfalcone.

Di segno opposto le reazioni di Pd e sindacati. Simona Malpezzi contesta l’assenza di dati sul numero effettivo delle studentesse interessate e definisce la misura propagandistica. Gianna Fracassi, segretaria della Flc Cgil, denuncia una logica di «assimilazione» e una cornice securitaria. Giuseppe D’Aprile, UIL Scuola, invita la politica a occuparsi delle vere emergenze e a non trasformare le aule in un terreno di contrapposizione ideologica.

Il nodo giuridico resta il bilanciamento tra libertà religiosa, sicurezza, parità e diritto all’istruzione. La normativa italiana vieta di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona senza giustificato motivo. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ammesso che gli Stati possano limitare il volto integralmente coperto negli spazi pubblici, chiedendo però misure proporzionate e attente a evitare discriminazioni.

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