Dopo l’assalto al supermercato di via Rainusso, UIL Scuola Modena richiama istituzioni e famiglie: «Servono investimenti, prevenzione e una regolamentazione seria dei social. La scuola deve educare, non trasformarsi in luogo di sola repressione»
La UIL Scuola di Modena esprime ferma condanna per quanto accaduto il 22 settembre nel supermercato di via Rainusso, dove circa cinquanta giovanissimi hanno fatto irruzione nel punto vendita, con furti e merce gettata dagli scaffali, mentre alcuni riprendevano la scena per poi diffonderla sui social. L’episodio è avvenuto al termine delle lezioni ed è al vaglio delle forze dell’ordine.
«Quanto accaduto è grave e non può essere minimizzato – dichiara Dario Catapano, responsabile territoriale UIL Scuola Modena –. Ma sarebbe altrettanto sbagliato pensare che tutto possa risolversi soltanto con la repressione. Da tempo denunciamo una vera emergenza educativa nel territorio modenese: lo abbiamo fatto nell’ottobre 2025, dopo risse e gravi episodi nelle scuole cittadine, e ancora nel giugno scorso dopo quanto avvenuto a Mirandola. Non siamo più di fronte a fatti isolati».
Per Catapano occorre partire da un principio: «La scuola non può diventare un tribunale. Il suo compito non è semplicemente giudicare e condannare, ma ascoltare, comprendere, prevenire ed educare. Le regole e le conseguenze delle proprie azioni sono indispensabili, ma la Scuola della Costituzione non può ridursi alla sola sanzione. Se smettesse di ascoltare e diventasse anch’essa un luogo di mera repressione, avremmo fallito come sistema educativo e come comunità».
La UIL Scuola Modena torna quindi a chiedere interventi strutturali: più risorse, personale adeguato, sostegno psicologico ed educativo, prevenzione del disagio e coinvolgimento stabile di famiglie, enti locali, servizi e istituzioni. Una richiesta già avanzata nei precedenti comunicati, insieme alla proposta di un tavolo permanente per la sicurezza educativa presso la Prefettura di Modena.
«Non possiamo accorgerci dei ragazzi soltanto quando accade qualcosa di grave. Occorre costruire una vera comunità educante. Va affrontato seriamente anche il tema dei social network: quando il gesto viene compiuto per essere filmato, condiviso e trasformato in consenso digitale, il problema riguarda tutti. È arrivato il momento di una regolamentazione seria, chiara ed efficace, soprattutto a tutela dei minori».
«Condanniamo senza esitazioni quanto avvenuto e siamo vicini ai lavoratori e ai cittadini coinvolti. Ma la risposta più forte non è rinunciare a educare: è investire ancora di più nell’educazione».
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