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Il rincaro dei prezzi per il corredo scolastico preoccupa famiglie e associazioni dei consumatori. Quest’anno la spesa media può superare i 700 euro per studente.

Ne abbiamo parlato con Vincenzo Di Giacomo, presidente ADOC Napoli e Campania, per fare il punto su cause, responsabilità e possibili soluzioni.

Presidente Di Giacomo, da cosa dipende l’aumento così marcato dei costi scolastici?

«Certamente l’inflazione e l’aumento del costo delle materie prime, come la carta, sono oggi le cause principali. Ma vanno considerate delle aggravanti: ogni anno cambiano libri di testo in percentuali altissime tra un ciclo e l’altro e, soprattutto, le cosiddette “nuove edizioni” bloccano la possibilità di riuso dei testi già usati.»

Quali famiglie stanno subendo di più questo caro scuola?

«Quelle a basso reddito e soprattutto quelle con due figli in cicli scolastici diversi

L’Antitrust ha aperto un’indagine sui grandi editori. La ritiene una mossa giusta?

«Sì, e va detto che sta agendo sui quattro colossi che detengono l’80% del mercato. Sono anche proprietari di piattaforme digitali troppo limitate e chiuse all’uso dell’ebook. È anacronistico, visto l’uso diffuso del digitale, quindi ben venga l’approfondimento dell’Antitrust.»

Quanto incide il fenomeno delle “nuove edizioni”?

«Troppo. È strano che non si intervenga sull’articolo 25 del codice AIE, che lascia troppa discrezionalità a cosa si intenda per minima variazione, considerando persino la veste grafica come cambiamento significativo.»

I fondi ministeriali e le detrazioni annunciate possono bastare?

«Devono essere sufficienti e distribuiti velocemente. Soprattutto, bisogna puntare sulla detraibilità fiscale al pari delle medicine, equiparando il diritto allo studio al diritto alla salute

Qual è la situazione in Campania per i bonus libri?

«Qui la distribuzione è demandata ai Comuni con bandi specifici, mentre in altre regioni è centralizzata. Servirebbe un criterio nazionale di ripartizione, tenendo conto delle singole realtà.»

Che altre soluzioni proporreste?

«Oltre alla detraibilità fiscale, pensiamo a una forma di “ticket” per libri e accessori.»

Come state intervenendo concretamente come ADOC Napoli e Campania?

«Assistiamo le famiglie con informazioni sui bonus e siamo in contatto con gruppi per rivendita, scambio o donazione gratuita di libri, rafforzando una rete solidale fondamentale.»

E sugli accessori scolastici?

«Un kit base arriva oggi a circa 132 euro, ma durante l’anno viene costantemente integrato.»

Quale riforma strutturale servirebbe per invertire la tendenza?

«Bisogna far sì che il digitale diventi una scelta prioritaria rispetto alla carta, con un cambio culturale anche tra i docenti. Questo aumenterebbe la concorrenza, rompendo il potere dei grandi colossi, e si potrebbe spingere sulle autoproduzioni scolastiche, controllate dal Ministero e incentivate. Inoltre, il codice di autoregolamentazione degli editori dovrebbe essere trattato come la carta dei servizi delle grandi aziende, coinvolgendo le associazioni dei consumatori fin dalla stesura. Le tre fasi fondamentali sarebbero: elaborazione degli standard, verifica e monitoraggio, e tutela concreta del consumatore.»


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