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“La scuola è l’arma vincente contro il disagio giovanile”: l’appello dell’ex presidente del Tribunale per i minorenni di Milano

Maria Carla Gatto, in pensione dopo 45 anni di carriera, al Corriere della Sera: “Segnalare subito l’abbandono scolastico e investire nella prevenzione: così si possono salvare vite e percorsi di crescita”

Dopo 45 anni di carriera in magistratura, gli ultimi otto trascorsi come presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto conosce a fondo le fragilità che attraversano il mondo adolescenziale. In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex magistrata lancia un appello chiaro: la vera risposta alla criminalità giovanile è la scuola.

Gatto sottolinea come, negli ultimi anni, non sia tanto aumentato il numero dei reati commessi da minori, quanto la loro violenza. Alla radice, spiega, si trovano l’uso precoce di droghe, l’influenza negativa dei social network, crescenti disturbi psichici e contesti familiari e scolastici disfunzionali. “Mancano investimenti convinti e coordinati – avverte – sia nei servizi sociali che in quelli sanitari”.

Per l’ex presidente, il nodo cruciale è la prevenzione: “Lo strumento vincente è la scuola. Serve la segnalazione immediata dei casi di abbandono scolastico e, come già avviene a Milano, accordi di collaborazione tra Procura minorile e uffici scolastici per intercettare il disagio prima che degeneri”.

Commentando il recente caso di cronaca avvenuto a Milano dei quattro minori che, a bordo di un’auto, hanno investito e ucciso una donna di 71 anni, Gatto parla di “mancanza di interventi utili a evitare che i ragazzi non solo violino la legge, ma non abbiano rispetto per l’altro e per le istituzioni”.

Contraria all’abbassamento della soglia di imputabilità, ritiene prioritario “guidare e orientare i giovani, avviando percorsi di responsabilizzazione, soprattutto quando mancano figure autorevoli in famiglia”. Ricorda inoltre che i genitori rispondono civilmente per omessa educazione e vigilanza, e che il decreto Caivano prevede anche un reato per il mancato rispetto dell’obbligo scolastico.

Per i quattro ragazzi coinvolti a Milano, ipotizza l’avvio di un procedimento amministrativo con un progetto educativo, fino al collocamento in comunità se necessario. “Se il percorso scolastico è stato interrotto, il primo obiettivo è riavviarlo – conclude –. Dobbiamo sperare che la società sappia colmare le carenze di attenzione e cura che hanno segnato la vita di questi ragazzini, evitando che simili tragedie si ripetano”.

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