Flessibilità, nuove regole e casi pratici per il personale della scuola

L’astensione facoltativa a ore, meglio conosciuta come congedo parentale frazionato, è uno strumento che offre ai genitori la possibilità di conciliare vita familiare e lavoro in modo più flessibile. Non si tratta di una novità assoluta: la possibilità esiste da tempo, ma solo negli ultimi anni – grazie anche alla Legge di Bilancio 2025 – ha assunto una fisionomia più chiara e sostenibile dal punto di vista economico.

Il principio di fondo è semplice: ogni genitore può scegliere se utilizzare il congedo parentale su base giornaliera o oraria. Se non ci sono regole precise fissate dalla contrattazione di istituto, vale un criterio standard: la fruizione oraria può arrivare fino alla metà dell’orario medio giornaliero.

Per esempio, se un docente lavora 18 ore settimanali distribuite in 5 giorni, il suo orario medio giornaliero è di circa 3 ore e mezza; il congedo frazionato corrisponderà quindi a un massimo di 1 ora e 48 minuti al giorno, pari a 9 ore settimanali complessive.

Lo stesso meccanismo vale per il personale ATA. Un collaboratore scolastico con 36 ore settimanali in 5 giorni ha un orario medio giornaliero di 7 ore e 12 minuti. In questo caso, il congedo a ore potrà coprire fino a 3 ore e 36 minuti al giorno, ossia 18 ore a settimana. Per semplificare l’organizzazione, la riduzione oraria può essere distribuita in modo non uniforme: ad esempio, 2 ore il lunedì e 4 ore nei giorni successivi, evitando così frazioni difficili da gestire.

Riassumiamo gli esempi con una pratica tabella

Categoria Orario settimanale Orario medio giornaliero Riduzione massima giornaliera (½ orario) Totale settimanale Esempio di distribuzione
Docente (secondaria) 18 ore su 5 giorni 3h 36m 1h 48m 9h Lunedì: 1hMart–Ven: 2h ciascuno → 9h complessive
Collaboratore scolastico (5 gg) 36 ore su 5 giorni 7h 12m 3h 36m 18h Lunedì: 2hMart–Ven: 4h ciascuno → 18h complessive
Collaboratore scolastico (6 gg) 36 ore su 6 giorni (6h al giorno) 6h 3h 18h Riduzione costante: 3h × 6 giorni = 18h

Dal punto di vista retributivo, le ultime riforme hanno rafforzato questo diritto. Oltre ai primi 30 giorni pagati al 100%, sono stati introdotti due mesi aggiuntivi retribuiti all’80% da utilizzare entro il sesto anno di vita del bambino. Una misura che rende il congedo parentale, anche quello frazionato a ore, più accessibile a molte famiglie.

Non mancano però i limiti. La fruizione oraria non può essere cumulata nello stesso giorno con altri permessi legati alla maternità e alla paternità, come i riposi per allattamento o i permessi per assistenza ai figli disabili previsti dal Testo unico. È invece compatibile con altri istituti, come i permessi ex legge 104, seppure con alcune differenze tra docenti e ATA.

Ogni scuola mantiene un margine di autonomia: la contrattazione di istituto può stabilire modalità e criteri diversi, sempre nel rispetto delle regole generali. È quindi fondamentale che dirigenti e RSU definiscano procedure chiare, in modo da permettere al personale di pianificare con serenità la gestione delle ore di congedo.

In pratica, il congedo parentale a ore rappresenta oggi uno strumento moderno di welfare scolastico. Pensiamo a una docente che voglia accompagnare il figlio a terapie pomeridiane senza dover rinunciare a giornate intere di lezione, o a un collaboratore che desideri ridurre alcune mattine per gestire impegni familiari: la possibilità di spezzare il congedo in ore offre una flessibilità preziosa.

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