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Elenchi regionali docenti 2026, graduatorie in arrivo: per Pittoni sono il primo passo verso il doppio canale

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Entro fine giugno gli USR pubblicheranno gli elenchi regionali degli idonei ai concorsi banditi dal 2020. Le nuove liste potranno essere utilizzate per le immissioni in ruolo 2026/27 dopo l’esaurimento delle graduatorie ordinarie.


Elenchi regionali docenti 2026: graduatorie in arrivo, per Pittoni sono il primo passo verso il doppio canale

Manca ormai poco alla pubblicazione degli elenchi regionali degli idonei ai concorsi della scuola, una delle novità più rilevanti introdotte nel sistema di reclutamento del personale docente negli ultimi anni. Entro la fine di giugno, o al massimo nei primi giorni di luglio, gli Uffici Scolastici Regionali renderanno note le liste che raccoglieranno gli aspiranti inseribili nelle procedure di assunzione per l’anno scolastico 2026/27.

La misura è stata introdotta dal Decreto Ministeriale n. 68 del 22 aprile 2026 e punta a consentire la copertura dei posti che dovessero rimanere vacanti dopo l’esaurimento delle graduatorie concorsuali utilizzate per le ordinarie immissioni in ruolo.

Per migliaia di candidati che hanno superato i concorsi degli ultimi anni senza risultare vincitori, si tratta di una nuova opportunità di accesso al ruolo. Ma il dibattito attorno agli elenchi regionali non riguarda soltanto le assunzioni del prossimo settembre. Secondo il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, Mario Pittoni, questa novità rappresenta infatti un tassello strategico verso un obiettivo più ampio: la realizzazione del doppio canale di reclutamento.

Chi può accedere agli elenchi regionali

Gli elenchi regionali sono destinati ai candidati risultati idonei nelle procedure concorsuali bandite dal 2020 in poi e consentono di ampliare il bacino dal quale attingere per le assunzioni.

Possono richiedere l’inserimento coloro che soddisfano contemporaneamente alcuni requisiti precisi:

  • aver partecipato a procedure concorsuali per posti comuni o di sostegno della scuola dell’infanzia, primaria o secondaria bandite a partire dal 1° gennaio 2020;
  • essere inseriti in graduatorie pubblicate entro il 10 dicembre 2025;
  • aver conseguito almeno 70 punti su 100 nella prova orale, oppure nella media tra prova pratica e orale;
  • non essere già titolari di un contratto a tempo indeterminato o di un contratto a tempo determinato finalizzato all’immissione in ruolo.

Tra gli aspiranti ammessi figurano anche i candidati del concorso straordinario 2020 (DDG 510), purché abbiano ottenuto almeno 56 punti su 100 nella prova scritta e non siano già stati immessi in ruolo.

Rientrano inoltre gli idonei dei concorsi PNRR1 e PNRR2, nei limiti previsti dalla normativa vigente.

Come saranno organizzate le graduatorie

Gli elenchi regionali non sostituiscono le graduatorie di merito dei concorsi, ma svolgono una funzione integrativa e residuale.

Lo scorrimento seguirà un criterio cronologico basato sulla data di pubblicazione del bando di concorso. In caso di parità di procedura, sarà attribuita priorità ai candidati che hanno sostenuto il concorso nella stessa regione per la quale chiedono l’inserimento.

Per ogni procedura concorsuale saranno quindi previste due sezioni:

  • una dedicata ai candidati che hanno partecipato al concorso nella regione scelta;
  • una destinata ai candidati provenienti da altre regioni.

L’obiettivo è favorire, ove possibile, la valorizzazione dei percorsi concorsuali svolti nel territorio di riferimento, garantendo al tempo stesso una maggiore flessibilità nella copertura delle cattedre vacanti.

L’ordine delle assunzioni per il 2026/27

È importante sottolineare che l’inserimento negli elenchi regionali non comporta automaticamente l’assunzione.

Le immissioni in ruolo continueranno infatti a seguire il tradizionale meccanismo previsto dalla normativa vigente.

Il contingente autorizzato annualmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sarà ripartito al 50% tra Graduatorie ad Esaurimento e graduatorie concorsuali.

Nel caso in cui le GAE risultino esaurite, i posti confluiranno integralmente alle procedure concorsuali.

Per quanto riguarda il canale concorsuale, l’ordine di utilizzo delle graduatorie seguirà una sequenza ben precisa:

  • vincitori ancora presenti nelle graduatorie vigenti;
  • idonei delle graduatorie di merito;
  • vincitori e idonei dei concorsi PNRR;
  • futuri vincitori del concorso PNRR3;
  • elenchi regionali degli idonei.

Solo dopo l’esaurimento di tutte le graduatorie ordinarie sarà possibile utilizzare gli elenchi regionali per coprire eventuali posti ancora disponibili.

Assunzioni a tempo indeterminato per gli abilitati

Per i docenti già in possesso dell’abilitazione, l’eventuale assunzione dagli elenchi regionali avverrà direttamente a tempo indeterminato con decorrenza dal 1° settembre 2026.

Diversa la situazione per i candidati non abilitati.

In questo caso è prevista la stipula di un contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo, con l’obbligo di conseguire l’abilitazione durante il percorso previsto dalla normativa e completare positivamente l’anno di formazione e prova.

Pittoni: «Gli elenchi regionali sono il ponte verso il doppio canale»

Accanto agli aspetti tecnici, la novità ha riacceso il confronto politico sul futuro del reclutamento scolastico.

Secondo Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della Commissione Cultura del Senato, gli elenchi regionali rappresentano un passaggio fondamentale verso la costruzione di un vero doppio canale di reclutamento.

In un intervento pubblicato sui social, Pittoni ha evidenziato come gli elenchi regionali non siano una soluzione definitiva al problema del precariato scolastico, ma costituiscano uno strumento indispensabile per valorizzare tutti gli idonei dei concorsi PNRR.

Secondo l’esponente della Lega, senza graduatorie che consentano di recuperare gli idonei non vincitori, qualsiasi progetto di doppio canale risulterebbe incompleto. Da qui la convinzione che la nuova misura rappresenti un passaggio necessario per costruire un sistema più ampio e strutturato.

Pittoni guarda inoltre alla possibilità di una futura evoluzione delle Graduatorie provinciali per le supplenze e continua a sostenere la necessità di affrontare il tema della cosiddetta “supplentite”, fenomeno che ogni anno determina il ricorso a decine di migliaia di contratti a tempo determinato per garantire il funzionamento delle scuole.

Una misura che potrebbe incidere sul precariato

I numeri del precariato scolastico continuano a rappresentare una delle principali criticità del sistema nazionale di istruzione.

Anche negli ultimi anni le scuole hanno fatto ricorso a un elevato numero di supplenze annuali e fino al termine delle attività didattiche, spesso a causa dell’insufficienza delle graduatorie disponibili rispetto al fabbisogno reale degli istituti.

In questo contesto, gli elenchi regionali potrebbero contribuire ad ampliare la platea dei candidati utilizzabili per le assunzioni e ridurre il numero delle cattedre che ogni anno restano prive di titolare.

L’efficacia concreta della misura dipenderà però da diversi fattori, tra cui il contingente di assunzioni autorizzato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la distribuzione territoriale dei posti disponibili e l’effettivo esaurimento delle graduatorie ordinarie.

Le prossime tappe

Le prossime settimane saranno decisive.

Gli Uffici Scolastici Regionali sono chiamati a pubblicare gli elenchi regionali entro la fine di giugno, mentre parallelamente è attesa l’autorizzazione del contingente delle immissioni in ruolo per il prossimo anno scolastico.

Solo dopo questi passaggi sarà possibile comprendere quanti posti potranno effettivamente essere assegnati attraverso il nuovo strumento.

Per migliaia di docenti idonei ai concorsi banditi dal 2020 in poi, gli elenchi regionali rappresentano comunque una nuova opportunità di stabilizzazione. Per il mondo politico, e in particolare per Mario Pittoni, costituiscono invece il primo tassello di una riforma più ampia del reclutamento scolastico, orientata alla realizzazione del doppio canale e alla progressiva riduzione del precariato nella scuola italiana.


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