La Corte Costituzionale riconosce il diritto alla genitorialità paritaria nelle coppie di donne. Parità di trattamento e tutela del minore al centro della decisione
Con una sentenza destinata a fare scuola, la Corte Costituzionale ha stabilito un importante principio di equità e parità di diritti per le famiglie omogenitoriali. Con la pronuncia n. 115/2025, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 27-bis del d.lgs. 151/2001 nella parte in cui nega il congedo obbligatorio di paternità alla madre intenzionale – ovvero alla partner non biologica – all’interno di una coppia di due donne entrambe legalmente riconosciute come genitori del minore.
Secondo la Corte, l’esclusione del beneficio è discriminatoria: viola il principio di uguaglianza sostanziale, disconosce il ruolo genitoriale effettivo della madre intenzionale e finisce per incidere negativamente sul diritto del minore alla piena tutela e cura da parte di entrambi i genitori.
Il nuovo diritto: congedo obbligatorio esteso alle madri intenzionali
A seguito della sentenza, anche la madre intenzionale ha ora diritto a:
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10 giorni lavorativi di congedo retribuito al 100%,
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parità di trattamento rispetto al padre lavoratore,
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pieno riconoscimento del ruolo genitoriale.
Le caratteristiche del congedo obbligatorio
Il congedo, già previsto per i padri lavoratori, si applica ora anche alla madre intenzionale lavoratrice dipendente (sia del settore pubblico che privato), e conserva le seguenti modalità:
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Durata: 10 giorni lavorativi,
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Periodo di fruizione: tra i 2 mesi prima e i 5 mesi dopo la nascita del bambino,
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Retribuzione: al 100%,
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Frazionabilità: non frazionabile a ore, ma utilizzabile anche non in giorni consecutivi,
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Parto plurimo: il congedo raddoppia a 20 giorni,
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Compatibilità: può essere fruito anche se la madre biologica è in congedo di maternità, e si applica anche in caso di adozione o affidamento.
Un passo avanti per la genitorialità condivisa
La sentenza rappresenta un riconoscimento concreto dei diritti delle famiglie omogenitoriali, in linea con l’evoluzione della società e con i principi costituzionali di non discriminazione e tutela della genitorialità. Un segnale forte, che pone il benessere del minore e la piena dignità dei genitori al centro del diritto.
Una decisione che, oltre ad avere implicazioni giuridiche rilevanti, lancia un messaggio culturale potente: tutti i figli e tutti i genitori meritano le stesse tutele, a prescindere dalla composizione familiare.
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