Nomi e cognomi di studentesse (e docenti) sui muri dell’istituto di via Luosi: la scuola interviene. Intanto il governo spinge sul “consenso informato” e restringe il perimetro dei progetti su sessualità e affettività
Nei bagni dell’Istituto tecnico Fermi di Modena, in via Luosi, è comparsa la scritta che ormai ha un nome preciso e inquietante: “lista degli stupri”, con nomi e cognomi di studentesse e – secondo quanto riportato da più ricostruzioni – anche riferimenti a docenti. L’episodio, che risalirebbe a circa una settimana fa, sarebbe emerso dopo una segnalazione partita dagli studenti e arrivata ai rappresentanti d’istituto; la dirigenza avrebbe disposto la rimozione immediata e l’avvio di verifiche interne.
Da Roma a Lucca, fino a Modena: la scia e l’“emulazione”
Il caso modenese arriva dopo i fatti di Roma, dove al liceo Giulio Cesare la “lista” è finita al centro di un’attenzione enorme e, secondo le notizie, anche di accertamenti giudiziari (si è parlato di indagini per istigazione a delinquere).
E non è rimasto un episodio isolato: a inizio dicembre una scritta simile è comparsa anche nel liceo scientifico Vallisneri di Lucca, con reazioni immediate della scuola e forte allarme tra studenti e famiglie.
In questo contesto, la parola “emulazione” torna spesso: non come alibi, ma come descrizione di un meccanismo che si alimenta di visibilità, imitazione e clima culturale.
Perché non è una “ragazzata”
Chiamarla “goliardia” è il modo più rapido per non vedere il punto: una lista che associa persone reali alla violenza sessuale è un atto intimidatorio. Colpisce la reputazione, crea paura, può produrre isolamento e sfiducia nella scuola come luogo sicuro. E quando tra i “bersagli” compaiono anche docenti, il messaggio si allarga: non riguarda solo i rapporti tra pari, ma la comunità scolastica nel suo insieme.
Il tema politico: affettività e sessualità a scuola, tra consenso informato e perimetro ristretto
Sul fondo di questi episodi c’è un dibattito che in Italia non si spegne mai: quanto e come la scuola debba lavorare su educazione alle relazioni, affettività e sessualità.
Negli ultimi mesi, la linea sostenuta dall’attuale maggioranza si è tradotta nel rilancio di un impianto che punta sul “consenso informato” delle famiglie per le attività su temi sessuali e affini, con l’idea dichiarata di rafforzare la centralità educativa dei genitori e la trasparenza dei progetti. La Presidente del Consiglio ha esplicitamente rivendicato questo approccio, sostenendo che su materie “delicate” lo Stato non debba “sostituirsi” alla famiglia.
Anche il Ministero dell’Istruzione ha difeso la ratio del consenso informato e la cornice dell’intervento.
Dall’altra parte, diverse analisi e commenti critici osservano che una stretta procedurale e culturale su questi percorsi rischi di tradursi, nella pratica, in meno progetti e più disomogeneità tra scuole (chi ha risorse e reti fa; chi è più esposto a pressioni rinuncia).
E dentro le scuole cosa succede davvero?
Episodi come quelli di Roma, Lucca e ora Modena raccontano che i bagni – spesso – diventano “lavagne” dove emergono sessismo, insulti e minacce prima ancora che esplodano casi eclatanti. In molte scuole, quando accade, si reagisce con rimozione delle scritte, confronti in classe, interventi di ascolto e responsabilizzazione: azioni utili, ma che difficilmente bastano da sole se restano legate all’urgenza del momento.
Il punto, forse, è che educare al rispetto e al consenso non coincide automaticamente con “fare educazione sessuale” in senso stretto: spesso passa da linguaggio, stereotipi, responsabilità digitale, dinamiche di gruppo, riconoscimento dei confini. Però è anche vero che, quando il tema diventa terreno di scontro politico, la scuola tende a muoversi con più cautela, e ogni cautela in più si paga in continuità e sistematicità.
A Modena, intanto, resta la domanda concreta che segue sempre questi casi: se e quando si riuscirà a individuare i responsabili, e quali scelte educative e disciplinari verranno adottate. Ma la domanda più ampia – quella che Roma, Lucca e Modena stanno rimettendo davanti a tutti – è se il sistema stia dando alla scuola strumenti e spazio sufficienti per intercettare questi segnali prima che diventino “modelli” da imitare.
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