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La mini call veloce sul sostegno si chiude con un bilancio in chiaroscuro: nella scuola primaria resta vacante oltre l’80% dei posti disponibili, mentre l’infanzia esaurisce le poche cattedre a bando. Ecco i numeri e cosa significa per le classi.
Un avvio di anno scolastico con troppe caselle vuote
La tanto attesa mini call veloce sul sostegno — la procedura semplificata introdotta dal DL 71/2024 (convertito nella Legge 103 del 25 giugno 2024) per accelerare le immissioni in ruolo sui posti di sostegno vacanti e disponibili — ha prodotto risultati molto al di sotto delle aspettative, almeno per quanto riguarda la scuola primaria. I numeri parlano chiaro e restituiscono l’immagine di un sistema che, nonostante gli strumenti normativi, non riesce a colmare il divario tra domanda di inclusione e personale effettivamente in cattedra.
I numeri nazionali: primaria al palo, infanzia promossa
Su 3.919 posti messi a bando per la scuola primaria, ne sono stati assegnati appena 724, pari al 18,5%. Significa che 3.195 cattedre di sostegno — l’81,5% del totale — restano prive di titolare e saranno presumibilmente coperte, ancora una volta, da supplenze annuali o fino al termine delle lezioni.
Discorso opposto per la scuola dell’infanzia, dove i 12 posti disponibili sono stati tutti assegnati. Un risultato positivo in termini percentuali, ma che va letto tenendo conto dell’esiguità del contingente: si tratta di numeri marginali rispetto al fabbisogno reale del settore.
Il quadro regionale: il Nord paga il prezzo più alto
L’analisi territoriale evidenzia squilibri marcati. La Lombardia è la regione più critica in assoluto: su 2.660 posti in primaria, ne sono stati coperti solo 456, lasciando 2.204 cattedre scoperte. Segue il Veneto con 521 posti residui su 641 e il Piemonte con 223 su 275. Anche la Liguria registra 189 posti vacanti su 233.
Fa eccezione l’Emilia-Romagna, che con 42 assegnazioni su 43 posti disponibili sfiora la copertura totale, dimostrando che la procedura può funzionare quando le condizioni territoriali lo consentono. Il Friuli Venezia Giulia, con 57 residui su 67, si colloca in una fascia intermedia.
Perché la mini call non ha funzionato come previsto
Le ragioni del mancato decollo sono molteplici e note agli addetti ai lavori: carenza di docenti specializzati nelle graduatorie di merito dei concorsi e nelle GAE, distribuzione territoriale sbilanciata dell’offerta rispetto alla domanda, e una procedura che — per quanto snella — non può creare specializzazione laddove non esiste. Il rischio concreto è che le migliaia di posti residui si traducano in un ulteriore ricorso massiccio al precariato, con ricadute dirette sulla continuità didattica e sulla qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito sarà chiamato, nelle prossime settimane, a valutare se e come intervenire per recuperare almeno una parte dei posti residui, in un contesto normativo che resta in evoluzione e con le organizzazioni sindacali già in pressing per soluzioni strutturali e non più emergenziali.
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