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Ecco perché il personale scolastico non può ancora sperare in un diritto generalizzato nonostante il caso di Nova Milanese e le promesse di alcuni sindacati.

La notizia riportata in anteprima da noi, arrivata da Nova Milanese – dove i collaboratori scolastici dell’I.C. Margherita Hack hanno ottenuto buoni spesa come compenso per la rilevazione pasti – ha acceso i riflettori su un tema annoso: i buoni pasto per docenti e personale ATA. Un risultato importante, certo, ma che rischia di essere frainteso. Nonostante l’entusiasmo, non esiste oggi alcuna norma nazionale che riconosca in maniera generalizzata questo diritto al comparto scuola.

Il caso di Nova Milanese: una conquista locale

A Nova Milanese la mobilitazione dal basso ha portato a un accordo concreto: i collaboratori scolastici hanno ottenuto buoni spesa proporzionati al numero di alunni seguiti in mensa, con cifre che in alcuni casi hanno superato i 150 euro al mese.

La battaglia, guidata dalla RSU UIL Scuola Giovanni Romeo insieme al dirigente scolastico, ha trovato una soluzione grazie al nuovo appalto mensa e alla disponibilità della ditta concessionaria.

Un successo che dimostra quanto la determinazione dei lavoratori e il confronto con le istituzioni possano produrre risultati tangibili, ma che resta confinato a livello locale e non muta il quadro normativo nazionale.

Cosa dice la legge: nessun diritto generalizzato

Il contratto collettivo nazionale della scuola non prevede i buoni pasto. Questo significa che docenti, amministrativi e collaboratori non possono rivendicarne il riconoscimento come diritto automatico.

La giurisprudenza è chiara: la Cassazione, con la sentenza n. 32213/2022, ha ribadito che il buono pasto non è parte della retribuzione ma un beneficio assistenziale legato a specifiche condizioni di servizio, in particolare a turni superiori alle sei ore. Tuttavia, questa previsione non è stata estesa in via generale al personale scolastico.

Le eccezioni: Trentino-Alto Adige e pochi altri casi

Esistono realtà territoriali dove i buoni pasto o i servizi sostitutivi di mensa sono previsti, come in Trentino-Alto Adige, dove una card elettronica gestita da Up Day Ristoservice consente al personale scolastico di accedere al servizio. Si tratta però di eccezioni regionali e non di una norma nazionale, con evidenti disparità tra lavoratori di diverse aree del Paese.

L’orientamento dell’Aran e i compiti dei collaboratori

orientamento CIRS64

Un chiarimento importante arriva dall’Aran, che nel 2021 (orientamento CIRS64) ha riconosciuto ai collaboratori scolastici impegnati in mensa il diritto al pasto. Questo però non si traduce in buoni pasto, ma nella possibilità di usufruire del servizio mensa in quanto funzionale al regolare svolgimento delle attività scolastiche.

Il riferimento resta la tabella A del CCNL 2007, che include tra i compiti dei collaboratori la vigilanza e l’assistenza durante i pasti.

Sindacati e promesse: il rischio di illusioni

Negli ultimi anni non sono mancati ricorsi e rivendicazioni sindacali sul tema.

Alcuni sindacati hanno persino lasciato intendere che l’estensione dei buoni pasto fosse dietro l’angolo. La realtà è diversa: anche nel prossimo rinnovo contrattuale, i buoni pasto non sono entrati al momento e probabilmente non entreranno tra le misure a favore del personale scolastico.

La Corte di Cassazione (sentenza n. 32113/2022) ha ribadito che l’attribuzione del buono pasto dipende dall’articolazione dell’orario di lavoro e non può essere considerata parte integrante della retribuzione.

Questo chiude la porta a un riconoscimento automatico.

Conclusione aperta: tra rivendicazioni locali e prospettive nazionali

Il caso di Nova Milanese mostra che, con determinazione e unità, si possono ottenere risultati concreti.

A livello nazionale il quadro resta fermo: niente buoni pasto per docenti e ATA, salvo eccezioni regionali o accordi specifici con i Comuni e le ditte di ristorazione.

Il rischio oggi è quello di alimentare false aspettative. Serve chiarezza: la battaglia per i buoni pasto nella scuola non è finita, ma al momento non c’è alcuna base normativa che faccia sperare in un diritto universale per tutto il comparto.


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