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Prof di inglese faceva lezione solo in italiano e mostrava video di Lady Gaga: licenziata

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Tribunale di Milano conferma il licenziamento di una docente di inglese: gravi carenze didattiche e materiale non idoneo agli alunni. Condannata anche a pagare quasi 4mila euro di spese processuali


Il Tribunale civile di Milano ha confermato il licenziamento di una professoressa di inglese in servizio presso un istituto scolastico milanese da oltre dieci anni. La docente, oltre alla perdita del posto di lavoro, è stata condannata a versare quasi 4mila euro per le spese processuali. La vicenda, riportata da Il Corriere della Sera, si è sviluppata nell’arco di diversi anni ed è culminata con un episodio ritenuto particolarmente grave: la proiezione, in una classe di scuola media, del video Till It Happens to You di Lady Gaga, contenente immagini esplicite riferite al tema degli abusi sessuali, senza alcuna contestualizzazione o spiegazione agli studenti.

L’ispezione ministeriale e l’avvio del procedimento

Il caso ha preso avvio da una serie di segnalazioni provenienti sia da colleghi sia da genitori, che lamentavano criticità nella capacità relazionale e didattica della docente. A seguito di questi rilievi, la dirigente scolastica ha richiesto un’ispezione ministeriale, che ha portato alla ricostruzione dettagliata del comportamento professionale dell’insegnante nel corso degli anni, inclusi i precedenti richiami e le note disciplinari già ricevute.

Gli ispettori ministeriali, nella loro relazione finale, hanno definito il video proiettato in classe “sicuramente non opportuno“, sottolineando come i ragazzi “dovevano essere preparati prima sul tema della violenza sessuale“. A destare ulteriore preoccupazione è stato il comportamento della docente successivo alla proiezione: secondo quanto riportato, “i ragazzi chiedevano chiarimenti, ma la docente non li forniva mai“.

Gli ispettori hanno rilevato inoltre irregolarità anche sul fronte della valutazione didattica, evidenziando che “i criteri di valutazione venivano spiegati dopo dalla docente, e non prima, e non utilizzava le griglie di valutazione“.

Le gravi mancanze didattiche accertate dal Tribunale

Nel corso dell’istruttoria giudiziaria sono emerse numerose criticità metodologiche.

Il Tribunale ha evidenziato che “l’istruttoria ha confermato gravi mancanze didattiche” e ha richiamato le “carenze metodologiche, didattiche e relazionali” già segnalate dagli ispettori ministeriali intervenuti su richiesta della dirigenza.

Le testimonianze raccolte durante il processo hanno descritto una metodologia didattica problematica sotto molteplici aspetti: il limitato utilizzo della lingua inglesedurante le lezioni — elemento particolarmente critico trattandosi di un’insegnante della materia — l’assenza di effettiva interazione con gli alunni, la scarsa capacità di coinvolgimento della classe, nonché l’inadeguata gestione degli studenti con bisogni educativi speciali (BES). A completare il quadro, l’utilizzo di criteri valutativi non adeguatamente strutturati, elemento che ha ulteriormente aggravato la posizione della docente nel giudizio.

Il licenziamento e i possibili sviluppi

Sulla base delle risultanze ispettive e delle testimonianze raccolte, la scuola ha proceduto al licenziamento della professoressa. Il caso, portato dinanzi al Tribunale del lavoro di Milano, si è concluso con una sentenza di primo grado favorevole all’istituto scolastico, che ha visto riconosciuta la legittimità del provvedimento disciplinare adottato dalla dirigenza.

La decisione segue i principi previsti dalla normativa sul rapporto di lavoro nella Pubblica Amministrazione, in particolare le disposizioni del Decreto Legislativo 165/2001, che disciplina i procedimenti disciplinari nel pubblico impiego, inclusi quelli relativi al personale della scuola, e il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Istruzione e Ricerca, che regola le responsabilità professionali dei docenti e le procedure sanzionatorie in caso di inadempienze didattiche gravi e reiterate.

La docente, secondo quanto riportato, avrà ora la possibilità di presentare ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado, aprendo un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria che ha acceso il dibattito sulla qualità della didattica e sulla responsabilità professionale degli insegnanti nella gestione di contenuti sensibili in classe.


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