🔵 Vai al gruppo Telegram dedicato – Clicca Qui 👈
Sciopero scuola 30 ottobre, adesione al 7,57%: perché docenti e ATA non credono più alla protesta.
Un numero che fa rumore (per difetto)
Il 7,57%. È questa la cifra che, più di mille comunicati stampa, racconta oggi lo stato di salute della conflittualità sindacale nella scuola italiana. Un dato diffuso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) nel pomeriggio del 30 ottobre, relativo allo sciopero generale indetto dall’USB, a cui si sono affiancati anche cortei studenteschi contro il carovita e per il diritto allo studio.
Un dato, va detto, ancora parziale: la rilevazione copre il 54,73% delle istituzioni scolastiche, poco più della metà degli istituti italiani. Ma anche ipotizzando oscillazioni nelle prossime ore, difficilmente la fotografia cambierà in modo sostanziale. E la fotografia, oggi, è impietosa.
Un milione e 250mila dipendenti, una manciata di scioperanti
Il comparto scuola conta in Italia circa 1.250.000 dipendenti tra personale docente, ATA e dirigenziale. Se il 7,57% fosse confermato come dato definitivo, parleremmo di poco più di 90mila lavoratori su oltre un milione che hanno scelto di astenersi dal servizio. Una percentuale che, messa a confronto con le mobilitazioni sindacali di altre stagioni, segna una distanza siderale.
Con il 7%, nessun esecutivo si sente in dovere di aprire un tavolo di confronto serio. E il messaggio che arriva dalle aule, forte e chiaro, è uno: lo sciopero non spaventa più nessuno.
“Scioperare è un regalo allo Stato”: lo slogan che racconta la disaffezione
Tra i corridoi delle scuole italiane circola ormai da tempo uno slogan amaro, ripetuto da docenti e personale ATA: scioperare equivale a “regalare soldi allo Stato“. Una frase che fotografa plasticamente la percezione diffusa tra i lavoratori della scuola: la trattenuta stipendiale per il giorno di sciopero viene vissuta come un sacrificio economico non più giustificato da un ritorno concreto in termini di conquiste contrattuali o normative.
Non è un caso isolato, né un’opinione marginale. È un sentimento che attraversa trasversalmente categorie, età anagrafiche e aree geografiche del Paese, e che restituisce l’immagine di una protesta sindacale ormai percepita da larghe fasce del personale scolastico come un lusso, più che come uno strumento di pressione realmente efficace.
Il paradosso della certificazione: tutti rappresentativi, nessuno davvero forte
Se da un lato lo sciopero perde colpi, dall’altro il sistema della rappresentatività sindacale continua a certificare, con regole attuali, un numero crescente di sigle, diluendo di fatto il peso contrattuale complessivo della categoria. È un tema su cui la UIL, insieme a CGIL e CISL, è tornata più volte a chiedere un intervento normativo chiaro.
Le tre confederazioni spingono da tempo per un intervento legislativo che dia forza legale erga omnes agli accordi interconfederali sulla rappresentanza, proprio allo scopo di contrastare il fenomeno dei cosiddetti “contratti pirata” — contratti collettivi sottoscritti da sigle minoritarie o poco rappresentative che, pur non avendo reale seguito tra i lavoratori, producono effetti normativi e retributivi al ribasso — e di certificare i dati in modo trasparente, sottraendoli a logiche di comodo.
Sul fronte della certificazione del consenso sindacale, il Segretario Generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, ha chiesto l’estensione di regole certe e del voto segreto per la certificazione della rappresentanza anche in settori specifici, come quello della Polizia e del comparto sicurezza, prendendo a modello il sistema già attivo nel pubblico impiego. Una richiesta che, seppur riferita a un comparto diverso dalla scuola, fotografa bene la linea politica della UIL su scala nazionale: servono criteri oggettivi, verificabili e uniformi per stabilire chi ha davvero titolo a sedersi ai tavoli negoziali, evitando che la proliferazione di sigle si traduca in una perdita di forza contrattuale per tutti.
Nel comparto scuola, il dibattito sulla rappresentatività resta centrale soprattutto in occasione dei rinnovi dei contratti nazionali del pubblico impiego, con la UIL Scuola che rivendica tutele e diritti estesi a tutte le sigle che superano effettivamente le soglie previste, respingendo al contempo logiche di frammentazione che indeboliscono la contrattazione collettiva nel suo complesso.
I dati ARAN premiano la UIL Scuola Rua: la crescita in controtendenza
In questo quadro generale di crisi della partecipazione sindacale, un dato recente merita attenzione perché va in controtendenza. Le tabelle pubblicate dall’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), relative alla rappresentatività delle organizzazioni sindacali per il triennio 2022-24 nelle aree e nei comparti di contrattazione, hanno certificato che la UIL Scuola Rua è l’organizzazione sindacale che registra la maggior crescita nel comparto.
Nello specifico, i numeri parlano di un incremento percentuale di quasi l’1%, un aumento di circa 10.000 iscritti rispetto al triennio precedente e una crescita di voti pari a 17.391.
Un risultato commentato con soddisfazione dal Segretario Generale della UIL Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile: “È un grande risultato, non facile e per nulla scontato – ha dichiarato D’Aprile – che conferma l’ottimo stato di salute del nostro sindacato, nonché la competenza e la professionalità dei nostri dirigenti sindacali“.
D’Aprile ha inoltre sottolineato la linea politica che guida l’azione sindacale della sigla: “La leva strategica, per la UIL, sono e saranno sempre le persone che nelle scuole vivono quotidianamente ingiustizie e per difendersi l’unica strada è quella della contrattazione per influire sulle decisioni assunte nel pieno rispetto dei diritti del singolo definito nel contratto nazionale che è un punto di riferimento certo“.
Il Segretario ha infine voluto ringraziare la base associativa che ha reso possibile il risultato: “170.000 grazie alle RSU elette, ai terminali associativi, a tutte le candidate e ai candidati, a tutti coloro che hanno sostenuto le nostre liste. E, naturalmente, ai nostri iscritti che non ci fanno mai mancare il loro sostegno. La passione e la voglia di giustizia delle nostre RSU, dei terminali associativi e dei nostri iscritti, sarà, insieme alle Segreterie Territoriali, Regionali e alla Segreteria Nazionale, il miglior viatico per un grande successo da continuare a condurre nelle scuole, tra la gente“.
Resta una domanda aperta, destinata ad accompagnare il prossimo rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Istruzione e Ricerca: con percentuali di adesione agli scioperi così basse, e con un sistema di rappresentatività che certifica indistintamente decine di sigle – molte delle quali con un seguito quasi inesistente – quale strada resta ai lavoratori della scuola per far valere i propri diritti? La risposta che arriva dai dati ARAN, e dalle parole dello stesso D’Aprile, sembra andare in una direzione precisa: non più (solo) le piazze, ma i tavoli della contrattazione, resi però davvero efficaci solo da regole di rappresentanza più selettive e trasparenti.
La fotografia completa: dai big della scuola alle sigle semisconosciute
I dati di certificazione ARAN restituiscono una fotografia molto chiara di quanto il panorama sindacale della scuola sia, in realtà, piramidale: pochissime sigle concentrano la quasi totalità delle deleghe, mentre decine di altre organizzazioni si contendono frazioni minime, spesso simboliche, della rappresentanza.
In classifica si attestano la CISL Scuola, la Confsal-Snals, la CGIL Scuola e la UIL Scuola davanti alla Federazione Gilda Unams,. Queste cinque sigle, da sole, concentrano oltre il 95% del totale delle deleghe certificate nel comparto.
Ma è scorrendo la parte bassa della graduatoria che si comprende davvero la portata della frammentazione sindacale nella scuola italiana. Accanto ai grandi nomi, convivono infatti decine di organizzazioni con percentuali infinitesimali, spesso sconosciute al grande pubblico e persino a buona parte degli addetti ai lavori, ma che restano comunque, sulla carta, “voce” del panorama sindacale scolastico. Tra queste, a titolo esemplificativo:
- Cida/Anp, con 3.924 deleghe (1,01%)
- Ugl Scuola, con 1.782 deleghe (0,46%)
- Antes, con 1.618 deleghe (0,42%)
- Cib Unicobas, con 1.483 deleghe(0,38%)
- Cobas Scuola, con 1.348 deleghe(0,35%)
- Usppi, con 855 deleghe (0,22%)
- Snals Confsal Aniat, con 642 deleghe(0,17%)
- Aid, con 625 deleghe (0,16%)
- Sindacato Italiano Scuola, con 583 deleghe (0,15%)
- Sindacato Sociale Scuola, con 181 deleghe (0,05%)
- Sindikat Slovenske Sol, con 131 deleghe(0,03%) — espressione della minoranza linguistica slovena
- Dirpresidi, con 57 deleghe (0,01%)
Scendendo ancora, si arriva a sigle che contano poche unità di deleghe su scala nazionale – come Cesi, Nusialf, Nusif, Slai o Lab, ciascuna con 2 o addirittura 1 sola delega certificata – un dato che più di ogni commento restituisce la dimensione quasi simbolica di una parte consistente del panorama sindacale della scuola.
Un quadro che conferma, numeri alla mano, quanto il tema sollevato da UIL, CGIL e CISL sulla necessità di criteri più stringenti di rappresentatività non sia affatto campato in aria: quando decine di sigle si contendono frazioni di punto percentuale, il rischio concreto è che la voce complessiva dei lavoratori della scuola finisca per disperdersi, invece di rafforzarsi, proprio nel momento in cui servirebbe compattezza ai tavoli negoziali.
Cosa resta da capire
Il dato definitivo sull’adesione allo sciopero del 30 ottobre sarà reso noto nei prossimi giorni dal MIM, una volta raccolte le comunicazioni da tutte le istituzioni scolastiche italiane. Ma difficilmente il quadro complessivo cambierà in modo significativo rispetto al 7,57% provvisorio.
Le immagini presenti su sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI
Segui il nostro canale
Segui la nostra pagina
Segui il nostro Canale
Segui il nostro Canale
Segui il nostro Canale
Segui il nostro Canale
👉 TELEGRAM
Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a:
redazione@infoscuola24.it
