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Scuola, Valditara respinge le accuse sui tagli: “Fondi in crescita, tre contratti in una legislatura”. E rilancia: “Vietare i social sotto i 15 anni”

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Il ministro dell’Istruzione traccia un bilancio complessivo dell’azione di governo: più risorse nella Legge di bilancio, dispersione scolastica in calo al Sud, stretta sulla condotta e pressing parlamentare per il divieto di accesso ai social network per i minori di quindici anni.


Il nodo dei finanziamenti: i numeri secondo il ministro

Le risorse destinate alla scuola italiana sono davvero in calo? Secondo Giuseppe Valditara, la risposta è no. Intervistato dal Tg3, il titolare del dicastero di Viale Trastevere ha voluto smentire con decisione le voci su presunti tagli al comparto istruzione, mettendo sul tavolo cifre precise.

Stando alla ricostruzione del ministro, la Legge di bilancio di due anni fa ha portato a un incremento del 9% delle risorse per la scuola, mentre l’ultima manovra, approvata lo scorso dicembre, ha aggiunto un ulteriore +1,9%. Numeri che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero chiudere la partita con chi denuncia un progressivo disinvestimento nel settore educativo.

Ma il dato su cui Valditara ha insistito con maggiore enfasi riguarda il fronte sindacale: tre rinnovi contrattuali per il personale scolastico approvati nell’arco di una sola legislatura. “Non era mai successo nella storia della scuola italiana”, ha sottolineato il ministro, rivendicando il risultato come un unicum che interessa direttamente docenti e personale ATA, categorie da anni in attesa di adeguamenti retributivi strutturali.

Dispersione scolastica: i segnali positivi dal Mezzogiorno

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista ha riguardato la lotta all’abbandono scolastico, una delle ferite più profonde del sistema educativo italiano, che storicamente colpisce con maggiore intensità le regioni del Sud.

Valditara ha citato le rilevazioni ufficiali Invalsi per documentare quello che ha definito “uno straordinario recupero del Mezzogiorno”. Secondo il ministro, un numero crescente di studenti che in passato abbandonava prematuramente il percorso di studi sta progressivamente rientrando in classe, contribuendo a ridurre il divario nei livelli di competenza tra le diverse aree geografiche del Paese.

Si tratta di un tema centrale per l’Italia, che nelle statistiche europee continua a registrare tassi di dispersione superiori alla media UE, sebbene in graduale miglioramento negli ultimi anni.

Condotta e bullismo: la scuola come palestra di civiltà

Il ministro ha poi affrontato il capitolo del comportamento in aula, ribadendo la volontà dell’esecutivo di ridare centralità alla valutazione della condotta studentesca. L’obiettivo dichiarato è contrastare fenomeni di bullismo e aggressività già a partire dall’ambiente scolastico, trasformando la scuola in un luogo dove si impara concretamente il rispetto reciproco.

Un approccio che si inserisce nel solco delle recenti riforme volute dal ministero, orientate a responsabilizzare maggiormente gli studenti rispetto ai propri comportamenti all’interno e all’esterno delle mura scolastiche.

Social vietati sotto i 15 anni: l’appello al Parlamento

A chiusura dell’intervista, Valditara ha rilanciato con forza su un tema che tocca trasversalmente famiglie, educatori e istituzioni: il rapporto tra minori e social network.

“Ritengo che sia fondamentale vietare anche l’utilizzo dei social ai minori di quindici anni”, ha dichiarato il ministro, annunciando che è già partito l’iter parlamentare di un disegno di legge bipartisan dedicato proprio a questa materia. L’auspicio espresso è che il provvedimento venga approvato nel più breve tempo possibile.

La questione non è nuova nel dibattito pubblico. Diversi studi internazionali — dall’American Psychological Association alle ricerche condotte in ambito europeo — hanno evidenziato i rischi che un’esposizione precoce e incontrollata ai social media può comportare per la salute mentale e lo sviluppo cognitivo dei più giovani. In Italia, il tema si intreccia con le disposizioni già vigenti in materia di età minima per il consenso digitale, fissata a 14 anni dal Codice della privacy (D.Lgs. 196/2003, come modificato dal D.Lgs. 101/2018 in attuazione del GDPR).

L’eventuale innalzamento a 15 anni attraverso una legge specifica sui social rappresenterebbe dunque un ulteriore passo in avanti, destinato ad avere ricadute significative non solo sulle piattaforme digitali, ma anche sulla quotidianità delle famiglie e delle scuole italiane.


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