21 settembre, a Villa Campolieto, ADOC Napoli e Campania riunisce consumatori, sindacati e associazioni per discutere di innovazione digitale, inclusione e tutela dei diritti nell’era dell’IA.
Dall’IA all’IS: ad Ercolano il congresso che mette le persone al centro del digitale
Il 21 settembre, a Villa Campolieto di Ercolano, ADOC Napoli e Campania ospita il suo III Congresso regionale. Al centro del dibattito, il rapporto tra intelligenza artificiale e inclusione sociale: come fare in modo che il progresso tecnologico non generi nuove disuguaglianze, ma diventi strumento di partecipazione e tutela per tutti i cittadini.
Il congresso che guarda al futuro
Lunedì 21 settembre, nella cornice storica di Villa Campolieto a Ercolano, si riunisce il terzo Congresso regionale di ADOC APS Napoli e Campania, l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori. Il titolo scelto — «Dall’IA all’IS – Dall’intelligenza artificiale all’intelligenza sociale» — non è casuale: sintetizza una sfida che riguarda milioni di cittadini, famiglie, studenti e lavoratori, in un momento in cui l’innovazione digitale avanza a ritmi sostenuti ma non sempre in modo equo.
L’iniziativa si propone di affrontare il rapporto tra tecnologia, tutela dei consumatori e inclusione sociale, cercando risposte concrete a una domanda sempre più urgente: chi governa il progresso digitale, e nell’interesse di chi?
Una sfida che riguarda tutti, dal Nord al Sud
Il tema scelto da ADOC Campania non nasce nel vuoto. I dati più recenti restituiscono un’immagine dell’Italia ancora a due velocità sul fronte digitale. Nel 2025, solo il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno di base: un dato in miglioramento rispetto al 2021, ma ancora lontano dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030, e che continua a collocare l’Italia sotto la media UE.
Il divario, poi, si acuisce scendendo lungo la penisola. Le competenze digitali di base riguardano il 60,0% della popolazione nel Nord, il 56,9% nel Centro e solo il 44,8% nel Mezzogiorno: un dato che pesa doppiamente su una regione come la Campania, dove il congresso si svolge.
Ancora più preoccupante è il dato sull’intelligenza artificiale in senso stretto. Nel 2025 l’uso dell’IA riguarda solo il 19,9% dei 16-74enni, collocando l’Italia al penultimo posto in Europa. Il digital divide dell’IA passa da istruzione, reddito e consapevolezza: l’Italia si ferma al 19,9% nell’uso di IA generativa contro il 32,7% della media UE.
Il rischio: una tecnologia che amplia le disuguaglianze
Se l’Italia cresce lentamente sul fronte dell’adozione dell’IA, il rischio che questa crescita avvenga in modo asimmetrico è concreto. In assenza di interventi coordinati, il rischio è che l’adozione dell’IA resti confinata a un numero limitato di grandi imprese e settori avanzati, accentuando le disuguaglianze produttive e territoriali.
Sul versante dei consumatori, la questione si fa ancora più delicata. Se i benefici dell’IA vengono trattenuti prevalentemente dai soggetti più forti, la produttività può crescere senza produrre un corrispondente miglioramento della condizione dei lavoratori o dei consumatori.
Il quadro europeo offre un riferimento normativo preciso: l’AI Act europeo, Regolamento UE 2024/1689, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 12 luglio 2024 ed è entrato in vigore il primo agosto 2024, con applicazione progressiva delle diverse disposizioni. Si tratta del primo quadro regolatorio al mondo sull’intelligenza artificiale, che pone obblighi precisi su trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti fondamentali — esattamente le questioni al centro del congresso di Ercolano.
In Italia il divario di competenze si sovrappone ad altri divari — territoriali, generazionali, di genere, di istruzione — amplificandoli: chi ha un titolo di studio basso ha meno del 29% di probabilità di possedere competenze digitali di base, contro l’82% di chi ha un’istruzione alta. Il rischio è che il digitale, anziché ridurre le disuguaglianze, le cristallizzi.
La voce di ADOC: rimettere le persone al centro
A fare da filo conduttore del congresso è una visione precisa, espressa dal presidente di ADOC Napoli e Campania, Vincenzo Di Giacomo: «L’intelligenza artificiale sta trasformando la società e il modo in cui i cittadini accedono a servizi e opportunità. La vera sfida è fare in modo che questa innovazione non generi nuove disuguaglianze, ma diventi uno strumento di partecipazione, accessibilità e tutela».
Un messaggio che, tradotto nel linguaggio dei numeri e delle politiche, significa intervenire su formazione, accesso alla rete, alfabetizzazione digitale e governance delle piattaforme. «Passare dall’intelligenza artificiale all’intelligenza sociale significa rimettere al centro le persone, i loro bisogni e la capacità delle organizzazioni di ascoltare e rispondere alle trasformazioni in corso», aggiunge Di Giacomo.
Il digitale può essere un fattore di inclusione solo se accompagnato da competenze, consapevolezza e capitale umano qualificato: la cittadinanza digitale non si esaurisce nell’accesso alla rete, ma richiede capacità critica, autonomia nell’uso dei servizi e attenzione agli effetti sociali delle tecnologie. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della capacità del Paese di governare l’innovazione, senza trasformarla in una nuova disuguaglianza. Il programma della giornata
I lavori prenderanno il via alle ore 9.30, dopo la registrazione dei partecipanti prevista alle 9.00, e si concluderanno alle 14.00. Ad aprire il congresso sarà la relazione introduttiva del presidente Di Giacomo. Sono attesi gli interventi di Giovanni Sgambati, segretario generale UIL Campania, e di Anna Rea, presidente nazionale di ADOC, oltre a delegati e ospiti. I lavori saranno moderati da Massimiliano Esposito.
Nel corso della giornata si svolgeranno anche le elezioni del presidente e degli organismi direttivi regionali di ADOC Napoli e Campania: un appuntamento che segna un momento di rinnovamento interno all’associazione, in linea con gli obiettivi strategici che verranno discussi nella sessione congressuale.
Perché questo congresso conta anche per scuola e formazione
Il nesso tra il tema del congresso e il mondo dell’istruzione è diretto. La scuola è il luogo dove si formano i futuri cittadini digitali, e dove si può — e si deve — lavorare per ridurre il divario tra chi l’IA la usa consapevolmente e chi, invece, la subisce senza strumenti critici.
La cittadinanza digitale richiede capacità critica, autonomia nell’uso dei servizi e attenzione agli effetti sociali delle tecnologie. In questo senso, il lavoro delle associazioni dei consumatori — come ADOC — e quello degli istituti scolastici convergono verso un obiettivo comune: garantire che nessuno resti indietro nella transizione digitale in atto. Il congresso di Villa Campolieto non è, dunque, solo un evento associativo. È un segnale che dalla Campania — una delle regioni con il divario digitale più accentuato — si alza una voce forte e chiara: il progresso tecnologico deve essere di tutti, o non è davvero progresso.
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