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Bolzano, bimbo di 10 anni isolato in casa dalla madre in stato delirante: porta forzata e intervento urgente del Tribunale per i Minorenni

Secondo la ricostruzione del Corriere dell’Alto Adige, il bambino non frequentava la scuola né vedeva il pediatra: dopo mesi di isolamento è stato portato in comunità. Sospesa temporaneamente la responsabilità genitoriale alla madre

Un intervento urgente delle forze dell’ordine ha messo fine, in Alto Adige, alla prigionia domestica di un bambino di 10 anni che viveva con la madre in un appartamento trasformato, di fatto, in un “fortino” contro presunti pericoli esterni. La svolta è arrivata con un decreto d’urgenza del Tribunale per i Minorenni di Bolzano: i militari hanno dovuto forzare la porta per entrare e mettere in sicurezza il minore.

Stando a quanto riportato, il bambino era stato progressivamente isolato dal mondo: niente scuola, nessun controllo dal pediatra, contatti ridotti al minimo e un’alimentazione descritta come insufficiente (anche “a base di biscotti secchi”). Il quadro sarebbe maturato dopo un’escalation iniziata nell’estate scorsa, mentre la madre – rimasta vedova e via via distante da familiari e reti di supporto – scivolava in deliri psicotici che la spingevano a rifiutare qualunque aiuto.

La situazione, secondo la ricostruzione giornalistica, avrebbe avuto ricadute anche nei rapporti con la scuola e i servizi: si parla di minacce di morte rivolte alle insegnanti e di un episodio in cui caffè bollente sarebbe stato gettato dal balcone contro un’assistente sociale intervenuta per verificare le condizioni del minore.

Il presidente del Tribunale per i Minorenni, Benno Baumgartner, citato nell’articolo, parla di un malessere psichico “aggravato improvvisamente” e del rifiuto della donna di sottoporsi a cure, elemento che avrebbe reso necessario un provvedimento rapido per la tutela del figlio.

Al momento dell’intervento, il minore – sempre secondo quanto riferito – avrebbe iniziato a replicare alcune paure e reazioni della madre. Oggi è stato collocato in una comunità del territorio per avviare un percorso di reinserimento sociale. Per la madre, invece, è stata disposta la sospensione temporanea della responsabilità genitoriale e la prescrizione di intraprendere cure, in attesa di relazioni cliniche e di una valutazione dei passi successivi.

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