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Liceo Giulio Cesare, “lista stupri” nel bagno: sdegno trasversale e appelli all’educazione al rispetto

Sul muro del liceo romano compaiono nomi di studentesse sotto la scritta “lista stupri”. Politica, scuola e collettivi studenteschi chiedono risposte e percorsi strutturati di educazione sessuo-affettiva

Una scritta scioccante, accompagnata da un elenco di nomi di ragazze, è apparsa nei giorni scorsi su una parete del bagno maschile del liceo classico Giulio Cesare di Roma: “lista stupri”. Un gesto definito da più parti di “gravità assoluta”, che ha acceso il dibattito pubblico a poche ore dalla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha parlato di “pesanti offese sessiste” che vanno “indagate e sanzionate duramente”, ricordando che, con le nuove norme, la scuola dispone degli strumenti per intervenire. Il ministro ha annunciato verifiche anche sui percorsi di educazione al rispetto della donna e alle relazioni, previsti dalle Linee guida di educazione civica.

Dura la reazione del mondo politico. “Una ‘lista stupri’ sui muri di una scuola fa male, ferisce. È il segnale di una cultura degradata che non possiamo ignorare”, ha dichiarato Maria Elena Boschi (Italia Viva), criticando chi ancora ritiene che gli istituti non debbano occuparsi di educazione sessuale e affettiva. Per Fabrizio Santori, capogruppo leghista in Campidoglio, non si può parlare di semplice atto vandalico, ma di “intimidazione sessuale e istigazione alla violenza”.

A denunciare per primi l’episodio è stato il collettivo studentesco Zero Alibi, che ha sottolineato come usare lo stupro “come arma, minaccia o scherno” significhi alimentare la stessa cultura che ogni giorno “opprime e zittisce le donne”. Le studentesse chiedono con forza l’introduzione strutturale di percorsi di educazione sessuo-affettiva e affermano: “Chi è indifferente è complice”.

Netta anche la presa di posizione della dirigente scolastica, Paola Senesi, che in una circolare ha ribadito come il Giulio Cesare si riconosca “nei valori costituzionali” e sia “quotidianamente impegnato” a trasmetterli. Il liceo, ha scritto, “non è aperto alla violenza” e non vuole essere “ricettacolo d’intolleranza”, esprimendo solidarietà alle studentesse coinvolte e sostegno alle iniziative formative che nasceranno da questa vicenda.

L’episodio del Giulio Cesare si inserisce in un quadro più ampio: nei mesi scorsi altri licei romani avevano denunciato casi di fotomontaggi a sfondo sessuale e messaggi sessisti. Segnali di un disagio culturale profondo che, ancora una volta, chiama scuola, famiglie e istituzioni a un impegno concreto contro la violenza di genere e la cultura della “donna-oggetto”.

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