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Dal 2026 lo SPID di Poste diventa a pagamento. Adinolfi attacca: “Così nasce il controllo digitale”. Cosa cambia per docenti e ATA e quali alternative restano gratuite.
SPID a pagamento: la fine di un’era
La decisione di introdurre un canone per PosteID segna una svolta nel sistema dell’identità digitale italiana. Dopo anni di gratuità, milioni di cittadini si trovano davanti a un cambiamento concreto: dal secondo anno di utilizzo sarà necessario pagare 6 euro l’anno per mantenere attivo lo SPID.
Un passaggio tutt’altro che marginale, considerando che Poste Italiane gestisce circa il 72% delle identità digitali attive, pari a quasi 30 milioni di utenti. Di fatto, è la fine di un modello completamente gratuito su cui si è basata gran parte della digitalizzazione dei servizi pubblici.
La denuncia: “Così nasce il controllo digitale”
A sollevare con forza il tema è Mario Adinolfi, che parla apertamente di un rischio legato alla gestione centralizzata dell’identità digitale.
“Ci siamo battuti sempre contro le forme di controllo digitale dell’identità personale e della libertà finanziaria – afferma – perché rendendo tutto elettronico si vende come comodità quello che può diventare un controllo pervasivo della vita dei cittadini”.
Una posizione netta, che va oltre il semplice costo annuale. Il punto centrale, secondo Adinolfi, è il principio:
“Trenta milioni di italiani hanno lo SPID con Poste. Dalla sera alla mattina la gratuità è diventata un balzello. E se da 6 euro si passasse a 60 o a 600? Chi potrebbe impedirlo?”
Una riflessione che apre un tema più ampio: quando un servizio diventa essenziale per esercitare diritti (accesso a concorsi, servizi sanitari, scuola, INPS), può davvero essere lasciato a logiche di mercato?
Come funziona il pagamento
Sul piano operativo, il meccanismo è semplice:
- il primo anno resta gratuito
- dal secondo anno si paga 6 euro (IVA inclusa)
- il rinnovo avviene alla scadenza annuale
Gli utenti ricevono una comunicazione circa 30 giorni prima della scadenza e possono pagare:
- online, dal sito PosteID
- in ufficio postale, con codice fiscale
Se non si paga, lo SPID non viene cancellato subito:
- viene sospeso
- resta riattivabile per 24 mesi
- dopo due anni senza rinnovo viene eliminato definitivamente
Chi non paga: le esenzioni
Non tutti sono coinvolti dal pagamento. Restano esclusi:
- minorenni
- cittadini over 75
- residenti all’estero
- titolari di SPID per uso professionale
Per tutti gli altri, invece, il costo diventa strutturale.
Perché si paga: i motivi ufficiali
Poste Italiane e gli altri provider giustificano la scelta con:
- aumento dei costi di gestione (sicurezza informatica, manutenzione, assistenza)
- ritardi nei finanziamenti pubblici, inclusi quelli legati al PNRR
Dal 2023 al 2025, infatti, i contributi statali destinati ai provider SPID sono stati congelati, costringendo le aziende a sostenere autonomamente i costi del servizio.
Il vero nodo: SPID o CIE?
Dietro questa scelta c’è anche una strategia più ampia. Il Governo punta a rafforzare il ruolo della Carta d’Identità Elettronica come strumento principale di accesso ai servizi pubblici.
L’obiettivo è ridurre progressivamente il peso dello SPID, considerato più costoso per lo Stato, e spingere i cittadini verso un sistema unico basato sulla CIE.
Le alternative gratuite: cosa può fare il cittadino
Nonostante il cambiamento, esistono ancora soluzioni gratuite per ottenere o mantenere lo SPID.
Tra i principali provider:
- InfoCamere ID (gratuito)
- Lepida, Sielte, TIM ID (gratuiti con riconoscimento tramite CIE o CNS)
- Namirial (versione base gratuita)
Attenzione però:
- il riconoscimento via video può costare tra 10 e 30 euro
- la gratuità è spesso legata all’uso di strumenti già certificati (CIE o CNS)
Impatto concreto sulla scuola
Per il personale scolastico, lo SPID non è un optional. È uno strumento quotidiano per accedere ai servizi del Ministero dell’Istruzione e del Merito:
- Istanze Online
- Graduatorie GPS
- procedure di mobilità
- fascicolo personale
Il passaggio a pagamento, seppur contenuto, rappresenta un cambiamento culturale prima ancora che economico. Si passa da un diritto digitale gratuito a un servizio a contribuzione.
Tra necessità e diritti: un equilibrio da costruire
Il tema sollevato non è banale. Da un lato c’è la sostenibilità economica dei servizi digitali; dall’altro il rischio di trasformare strumenti essenziali in servizi a pagamento.
La questione sollevata da Adinolfi, al netto delle posizioni politiche, intercetta una preoccupazione reale:
chi garantisce nel tempo che un servizio necessario per esercitare diritti fondamentali resti accessibile a tutti?
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