Posted in

Scuola, approvata la risoluzione contro l’indottrinamento: scontro su Islam e libertà di insegnamento

Il testo impegna il Governo a contrastare propaganda politica, ideologica e religiosa, separatismo e abbandono scolastico. Valditara: «Nessun riferimento all’Islam». Opposizioni e sindacati: «È propaganda»

La Commissione Cultura della Camera ha approvato la risoluzione promossa da Futuro Nazionale per contrastare ogni forma di indottrinamento ideologico, politico e religioso nelle scuole italiane.

Il testo, modificato in alcuni punti dopo le osservazioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito, ha ottenuto il voto favorevole delle forze di centrodestra e quello contrario delle opposizioni. Il provvedimento ha immediatamente acceso lo scontro politico ed è stato definito da diversi esponenti della maggioranza come una risposta al presunto rischio di “islamizzazione” delle scuole.

La formulazione approvata, tuttavia, non contiene riferimenti espliciti all’Islam. A precisarlo è stato anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, secondo il quale la risoluzione riguarda in modo generale ogni possibile forma di condizionamento ideologico, politico o religioso all’interno degli istituti.

Il documento impegna il Governo a rafforzare le misure necessarie affinché le attività scolastiche siano improntate a pluralismo, trasparenza e rispetto della libertà di insegnamento, evitando che le aule possano diventare luoghi di propaganda.

Viene inoltre richiamata l’applicazione delle norme di pubblica sicurezza che vietano l’utilizzo, senza giustificato motivo, di indumenti o accessori che impediscano l’identificazione della persona. Il riferimento riguarda anche il burqa e gli altri capi che coprono integralmente il volto.

La risoluzione chiede poi di monitorare e contrastare fenomeni di marginalità sociale, isolamento culturale e separatismo religioso che possano compromettere il percorso educativo degli studenti. Particolare attenzione viene riservata alla dispersione scolastica e alle situazioni in cui bambine e ragazze potrebbero essere ostacolate nella frequenza o nella prosecuzione degli studi.

Il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, ha spiegato che l’obiettivo è prevenire l’abbandono scolastico, soprattutto femminile, e intervenire nei contesti in cui condizioni familiari o sociali possano limitare il diritto all’istruzione.

Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale e promotore dell’iniziativa, ha denunciato un utilizzo distorto della libertà di insegnamento, sostenendo che in alcuni casi la scuola sarebbe stata impiegata per diffondere posizioni politiche, ideologiche o religiose. Tra gli episodi contestati sono state richiamate attività didattiche sul velo, visite nelle moschee e chiusure degli istituti in occasione della fine del Ramadan.

Roberto Vannacci ha invece rivendicato l’approvazione della risoluzione come un risultato concreto nella lotta contro quella che ha definito “islamizzazione”.

Sul fronte opposto, le opposizioni accusano la maggioranza di aver costruito una campagna politica intorno a un’emergenza non dimostrata. Secondo il centrosinistra, non esisterebbe infatti alcun fenomeno diffuso di radicalizzazione religiosa o di propaganda islamica nelle scuole italiane.

Critiche anche le organizzazioni sindacali. La UIL Scuola invita la politica a occuparsi delle vere emergenze del sistema educativo, evitando contrapposizioni ideologiche che nulla hanno a che vedere con la qualità dell’istruzione. Le aule, secondo il sindacato, devono rimanere luoghi di inclusione, conoscenza e confronto, non di paura o discriminazione.

La CISL Scuola ha chiesto di non alimentare tensioni e di non utilizzare episodi isolati per finalità propagandistiche, sottolineando che gli strumenti per intervenire contro eventuali comportamenti irregolari o forme di fanatismo sono già presenti nell’ordinamento.

Anche la FLC CGIL ha espresso una valutazione negativa, sostenendo che la risoluzione rischia di trasformare la scuola in un nuovo terreno di scontro politico.

Va infine chiarito che il voto della Commissione non introduce immediatamente nuovi divieti o sanzioni. Una risoluzione parlamentare è un atto di indirizzo politico che impegna il Governo a intervenire. Per rendere operative le misure indicate saranno quindi necessari successivi provvedimenti normativi o amministrativi.

Il confronto resta aperto sul delicato equilibrio tra la necessità di impedire reali forme di propaganda e la tutela della libertà di insegnamento, del pluralismo culturale e del principio costituzionale secondo cui la scuola è aperta a tutti.

Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI

Segui il nostro canale

👉WHATSAPP

Segui la nostra pagina 

👉FACEBOOK

Segui il nostro Canale 

👉TIKTOK

Segui il nostro Canale 

👉 YOUTUBE

Segui il nostro Canale

👉 TELEGRAM

 

Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a: redazione@infoscuola24.it

 

Lascia un commento