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Tetto 30% studenti stranieri e burqa a scuola: UIL chiede più docenti A-23, mediatori e classi meno numerose

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Il segretario UIL Scuola D’Aprile critica il decreto: “Rischio discriminazioni e confusione. Servono investimenti in organici, non slogan elettorali”


Il via libera al decreto scuola porta con sé nuove regole destinate a far discutere. Al centro del dibattito ci sono il tetto del 30%agli alunni stranieri nelle classi e le recenti prese di posizione sul divieto del burqa a scuola. Provvedimenti che, secondo la UIL Scuola, rischiano di trasformare un tema complesso come l’integrazione in una bandiera politica, senza rispondere ai bisogni reali degli istituti italiani.

A esprimere forti perplessità sulle scelte del Governo è Giuseppe D’Aprile, segretario generale della UIL Scuola, che in un’intervista all’ANSA ha bocciato senza mezzi termini la linea dell’esecutivo: “Ancora una volta si rischia di trasformare un tema complesso come l’integrazione in uno slogan elettorale.”

IL TETTO DEL 30%: TRA DEROGHE E ZONE D’OMBRA

La misura principale contenuta nel decretostabilisce che in ogni classe la presenza di studenti stranieri non possa superare il 30% del totale. Un limite percentuale che, secondo il sindacato, presenta troppi punti oscuri per essere applicato efficacemente sul campo.

“La misura del tetto del 30% evidenzia deroghe e criteri poco chiari e può creare confusione e discriminazioni, scaricando, come sempre, nuove incombenze sulle scuole e sul personale”, ha dichiarato D’Aprile.

Il rischio concreto è che dirigenti scolastici e insegnanti si trovino a gestire situazioni complicate senza indicazioni operative precise. Invece di favorire l’accoglienza e l’inclusione, il provvedimento potrebbe generare disparità tra istituti, con conseguenze negative proprio sugli studenti che si vorrebbe aiutare.

LA CARENZA DI DOCENTI A-23: IL VERO PROBLEMA DELL’ITALIANO L2

Per garantire una reale integrazione linguistica agli alunni stranieri, secondo la UIL Scuola, non servono tetti burocratici ma insegnanti qualificati. In particolare, il sindacato richiama l’attenzione sulla classe di concorso A-23, istituita proprio per l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (L2).

I docenti specializzati in questa disciplina sono ancora troppo pochi rispetto alle necessità delle scuole. L’organico attuale non riesce a coprire il fabbisogno reale degli istituti che accolgono ragazzi non italofoni, lasciando molti studenti senza il supporto didattico necessario per apprendere correttamente la lingua.

Rafforzare la cattedra A-23 con assunzioni stabili e formazione continuarappresenterebbe un investimento concreto per costruire percorsi di apprendimento efficaci, aiutando davvero gli studenti stranieri a inserirsi nel sistema scolastico italiano.

BURQA A SCUOLA: UN DIBATTITO SENZA DATI

Parallelamente al tetto del 30%, il Governoha rilanciato il tema del divieto del burqanegli istituti scolastici. Anche su questo fronte, però, la UIL Scuola solleva dubbi sulla reale portata del problema.

Secondo D’Aprile, mancano dati ufficiali che certifichino una presenza significativa di questo indumento nelle aule italiane. Nei registri e nelle rilevazioni del Ministero dell’Istruzione e del Merito non emergono infatti numeri che giustifichino un intervento normativo urgente.

Affrontare la questione senza disporre di statistiche attendibili rischia, per il sindacato, di spostare l’attenzione dai problemi quotidiani delle scuole: classi sovraffollate, mancanza di personale di sostegno, carenza di mediatori culturali e strutture inadeguate.

LA RICETTA DELLA UIL SCUOLA: INVESTIMENTI, NON STECCATI

Per costruire una scuola davvero inclusiva e capace di accogliere studenti di ogni provenienza, servono scelte diverse. La UIL Scuola indica tre priorità concrete:

  1. Classi meno numerose: ridurre il numero di alunni per aula consente ai docenti di seguire meglio ogni studente, personalizzando la didattica e rispondendo ai bisogni specifici.
  2. Mediatori linguistici e culturali: figure professionali fondamentali per facilitare la comunicazione tra scuola, famiglie e studenti stranieri, soprattutto nei plessi più complessi.
  3. Organici stabili e qualificati: assumere docenti specializzati con contratti a tempo indeterminato, garantendo continuità didattica e competenze adeguate.

“Inclusione e uguaglianza non si costruiscono alzando steccati, ma investendo in organici, mediatori linguisticie classi meno numerose. È di questo che la scuola ha realmente bisogno”, ha concluso D’Aprile.

Il decreto scuola riapre il dibattito sull’integrazione degli studenti stranieri, ma secondo la UIL Scuola lo fa nel modo sbagliato. Fissare limiti percentuali senza strumenti adeguati e rilanciare polemiche su temi marginali come il burqa distoglie l’attenzione dalle vere emergenze: carenza di personale, classi troppo affollate, mancanza di mediatori e docenti specializzati.

Le norme rischiano di complicare ulteriormente il lavoro di dirigenti e insegnanti, senza produrre benefici concreti per gli studenti. L’appello del sindacato è chiaro: servono investimenti strutturali, non slogan. Solo così la scuola italiana potrà diventare davvero un luogo di accoglienza, integrazione e pari opportunità per tutti.


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