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Valditara: “Giù le mani dai bambini, no alla cultura woke a scuola: sulle teorie di genere serve il consenso informato”

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Il ministro dell’Istruzione a Famiglia Cristiana fa chiarezza su educazione affettiva, consenso dei genitori e teorie di genere.


La linea di demarcazione: la biologia resta obbligatoria

Nessun arretramento sui programmi scientifici curricolari, ma un confine netto sulle teorie gender. È questa la posizione espressa dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso di un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana.

Il ministro ha ribadito che l’insegnamento delle scienze naturali e della biologia non è in discussione: le differenze sessuali tra uomo e donna, i meccanismi del concepimento, lo sviluppo biologico e la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale rimarranno parte integrante e obbligatoria del percorso didattico di base. A questo asse si unisce l’educazione al rispetto reciproco e al contrasto verso ogni forma di violenza di genere, tematiche già radicate negli obiettivi formativi del nostro ordinamento.

La cesura riguarda invece l’introduzione di tesi che considerano l’identità sessuale come un costrutto meramente culturale. Su questo punto, Valditara è stato categorico per quanto riguarda la scuola primaria e dell’infanzia: «Se io vado a spiegare a dei bambini cose di questo tipo, danneggio il loro sviluppo identitario. Lasciamo stare i bambini».

Consenso informato e stop alle associazioni ideologizzate

Per la scuola secondaria di primo e secondo grado entra in gioco il principio del consenso informato preventivo, rafforzando il patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia. Saranno i genitori a scegliere se autorizzare la partecipazione dei propri figli a progetti che affrontano i temi dell’identità di genere.

Valditara ha inoltre fissato due vincoli operativi per gli istituti scolastici:

  1. Qualificazione dei relatori: i percorsi non potranno essere delegati ad associazioni esterne prive di fondamento scientifico o con scopi ideologici, ma dovranno essere condotti esclusivamente da figure qualificate come psicologi, psichiatri e scienziati.
  2. Garanzia dell’alternativa didattica: per gli studenti le cui famiglie decideranno di non aderire, la scuola avrà l’obbligo di predisporre attività didattiche formative alternative.

La critica al wokismo: dal Diritto di Famiglia del 1975 ai simboli della tradizione

L’intervento del titolare del MIM si allarga poi a una serrata analisi socio-culturale contro le derive di quella che definisce “cultura woke“, entrata a suo dire nelle aule scolastiche attraverso pubblicazioni, libri di testo e iniziative extracurricolari.

Tra i bersagli della critica ministeriale figurano le forzature linguistiche, come l’uso dello schwa per annullare la distinzione grammaticale di genere, e l’impiego strumentale del termine “patriarcato“. Valditara ha ricordato il percorso storico-giuridico dell’Italia, sottolineando come la fine della potestà maritale e dell’autorità patriarcale sia già avvenuta per legge con la storica riforma del diritto di famiglia del 1975(Legge n. 151/1975). Oggi, secondo il ministro, il termine viene usato impropriamente dal pensiero woke «per fare la guerra alla figura del padre e della madre e attaccare l’istituto della famiglia», suggerendo che sia più corretto e costruttivo parlare di contrasto al maschilismo.

In chiusura, Valditara ha stigmatizzato la tendenza a svalutare la storia e le radici della nostra società, citando come esempio lo svuotamento di festività tradizionali come il Natale, talvolta ribattezzato “festa dell’inverno”: «L’Occidente ha messo al centro la persona umana, la libertà e la democrazia; un grande patrimonio che la scuola non può permettersi di dimenticare o svilire».


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