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Consenso informato a scuola: nuove regole e come tutelare i docenti

Materiali alle famiglie, consenso scritto, attività alternative, docente sempre presente e protocollo collegiale: cosa dovranno fare le scuole per evitare responsabilità e contenziosi

Dopo il via libera definitivo del Senato del 4 giugno 2026, il provvedimento sul consenso informato nelle attività scolastiche relative alla sessualità entra nella fase conclusiva del suo iter. Ad oggi il testo risulta approvato ma non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale: gli obblighi diventeranno operativi dopo la pubblicazione e l’entrata in vigore. Le scuole devono però prepararsi subito, perché i nuovi adempimenti non possono essere lasciati al singolo insegnante.

Nelle scuole secondarie, per la partecipazione dei minori ad attività riguardanti la sessualità sarà necessario acquisire il consenso preventivo e informato dei genitori; per gli studenti maggiorenni deciderà l’interessato. L’istituto dovrà mettere a disposizione i materiali e comunicare finalità, contenuti, modalità ed eventuali esperti. Per le attività extracurricolari la richiesta dovrà arrivare almeno sette giorni prima. Il silenzio della famiglia non potrà valere come assenso.

Per le iniziative di ampliamento dell’offerta formativa inserite nel PTOF, agli studenti che non partecipano dovrà essere garantita un’attività alternativa. Non basta lasciare l’alunno in corridoio o in biblioteca senza sorveglianza: devono essere definiti contenuti, spazi, orari e personale incaricato.

Durante gli incontri con minori sarà obbligatoria la presenza di un docente. L’esperto esterno non potrà rimanere solo con la classe né modificare materiali e argomenti. L’insegnante dovrà intervenire se l’attività si discosta dal progetto autorizzato. Nelle scuole dell’infanzia e primarie saranno vietati i progetti riguardanti la sessualità, restando salvi i contenuti previsti dalle Indicazioni nazionali.

La mancanza di una definizione precisa di “ambito della sessualità” rappresenta una delle principali criticità. Le scuole dovranno distinguere i normali contenuti curricolari dai progetti aggiuntivi su affettività, salute sessuale, identità e relazioni. In attesa di chiarimenti ministeriali, la decisione non dovrebbe mai essere lasciata alla valutazione isolata del singolo docente.

Il ricorso agli esperti richiederà inoltre un passaggio negli organi collegiali. Il Collegio dei docenti dovrà fissare criteri di selezione basati su titoli, competenze ed esperienza; il Consiglio d’istituto dovrà approvarne il coinvolgimento. PTOF, regolamento e Patto educativo di corresponsabilità dovranno essere coordinati con la nuova procedura.

La tutela dei docenti passa soprattutto dalla collegialità e dalla tracciabilità. Il Collegio dovrebbe approvare un protocollo che distingua attività curricolari, extracurricolari e di ampliamento dell’offerta formativa, disciplini l’esame preventivo dei materiali, la raccolta dei consensi, le attività alternative, la presenza degli insegnanti e la gestione delle irregolarità.

Il dirigente scolastico dovrà emanare disposizioni operative, organizzare le comunicazioni alle famiglie, assicurare la vigilanza, autorizzare formalmente i progetti e bloccare le iniziative prive dei requisiti necessari. La responsabilità organizzativa non può essere trasferita informalmente sull’insegnante che accompagna la classe.

Il docente referente dovrebbe depositare con anticipo una scheda contenente obiettivi, argomenti, calendario, materiali, curriculum degli esperti e proposta di attività alternativa. Non dovrebbe invitare autonomamente associazioni o professionisti, utilizzare chat personali per ottenere autorizzazioni, interpretare il mancato riscontro come consenso o ammettere studenti privi di adesione scritta.

Il giorno dell’incontro dovrà controllare l’elenco degli autorizzati, rimanere presente per tutta la durata dell’attività e segnalare ogni variazione rispetto al progetto approvato. Qualora l’esperto introduca materiali o temi non comunicati alle famiglie, il docente dovrà intervenire e, se necessario, interrompere l’incontro.

Una delibera collegiale non rende automaticamente gli insegnanti “esenti da responsabilità”. Protegge, però, il docente che abbia agito nel rispetto di una procedura istituzionale, di un’autorizzazione formale e di disposizioni scritte. Restano personali le responsabilità derivanti da omessa vigilanza, iniziative autonome, impiego di materiali non approvati o violazioni della riservatezza.

Se mancano delibere, materiali, consensi, attività alternativa, individuazione del personale o ordine di servizio, l’insegnante dovrebbe chiedere per iscritto al dirigente di sospendere o rinviare l’iniziativa. Accettare soluzioni improvvisate o assumere verbalmente compiti non formalizzati può esporre il docente a contestazioni evitabili.

Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alla privacy. Le scelte delle famiglie non dovranno essere rese pubbliche, non potrà essere richiesta la motivazione del diniego e i nominativi degli aderenti o dei non aderenti dovranno essere accessibili soltanto al personale autorizzato.

La clausola di invarianza finanziaria impone infine di applicare le nuove regole senza risorse aggiuntive. Ma l’assenza di fondi non autorizza scorciatoie: se la scuola non può garantire informazione, consenso, attività alternativa e vigilanza, il progetto dovrà essere riorganizzato o non avviato.

La migliore tutela per gli insegnanti non è quindi una generica autorizzazione delle famiglie, ma una procedura chiara, collegiale e documentata. Nessun docente dovrebbe essere lasciato solo nella gestione di attività tanto delicate.

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