RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
La vicenda dei docenti di sostegno con titolo estero che hanno successivamente conseguito il titolo INDIRE non riguarda più soltanto un problema amministrativo, ma il rispetto del principio di legalità e dell’uniforme applicazione delle leggi dello Stato.
L’art. 5, comma 17, del Decreto-Legge n. 44/2023, convertito nella Legge n. 74/2023, ha previsto una specifica tutela per i docenti inseriti con riserva nelle GPS sostegno dell’anno scolastico 2023/2024 che, successivamente, hanno ottenuto il riconoscimento del proprio titolo. La norma dispone che tali docenti siano destinatari dell’assunzione nell’anno scolastico successivo al riconoscimento del titolo, con priorità rispetto alle altre procedure di reclutamento, purché fossero collocati in posizione utile nelle graduatorie del 2023.
Eppure, mentre numerosi Uffici Scolastici Provinciali hanno dato concreta applicazione alla disposizione – consentendo ai docenti interessati di partecipare alle procedure finalizzate al ruolo – altri continuano a negarne l’efficacia.
L’Emilia-Romagna rappresenta un esempio evidente di questa disparità. Gli Uffici Scolastici Provinciali di Ravenna e Modena, Parma, oltre che molte province lombarde, campane Liguria ecc., hanno riconosciuto il diritto dei docenti interessati, consentendo loro la scelta della sede per l’immissione in ruolo. Diversa, invece, la posizione assunta dall’USP di Ferrara.
Secondo le risposte fornite ai docenti, l’Ufficio ritiene che la previsione della Legge 44/2023 non sia più applicabile o sia stata superata dalla normativa successiva. Si tratta di un’interpretazione fortemente contestata dagli interessati, che evidenziano come nessuna disposizione abbia espressamente abrogato quella norma e come un ufficio amministrativo non possa sostituirsi al legislatore o al giudice nell’escluderne l’efficacia.
I docenti evidenziano inoltre un altro aspetto fondamentale. La legge prevedeva che fossero individuati i docenti con titolo estero collocati in posizione utile nelle GPS del 2023, così da consentire, una volta ottenuto il riconoscimento del titolo, l’applicazione della priorità prevista dalla norma. Secondo gli interessati, tale attività non sarebbe mai stata svolta dall’USP di Ferrara, né risulterebbe emanato il previsto provvedimento ricognitivo. Oggi lo stesso Ufficio sostiene che non sia possibile individuare quelle posizioni utili, ma proprio questa impossibilità deriverebbe, secondo i docenti, dalla mancata applicazione della legge nel 2023.
Il risultato è una situazione paradossale: il medesimo diritto viene riconosciuto in alcune province e negato in altre. Così il destino professionale di un insegnante finisce per dipendere non dalla legge dello Stato, ma dall’interpretazione del singolo Ufficio provinciale.
I docenti non chiedono privilegi né corsie preferenziali diverse da quelle previste dal legislatore. Chiedono soltanto che venga applicata una norma ancora vigente e che sia garantita la stessa tutela su tutto il territorio nazionale, nel rispetto dell’articolo 97 della Costituzione, che impone alla Pubblica Amministrazione di agire secondo legalità, imparzialità e buon andamento.
Con le procedure di immissione in ruolo ormai in corso e la call veloce alle porte, il rischio è che questa disparità produca un danno irreparabile. Se il Ministero non interverrà rapidamente per garantire un’applicazione uniforme della Legge 44/2023, saranno ancora una volta i tribunali a dover stabilire ciò che dovrebbe essere assicurato direttamente dall’Amministrazione: il rispetto della legge e l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti ad essa.
prof.ssa Antonia Pisciotta
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