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Maltrattamenti alla scuola dell’infanzia, sospese due insegnanti: «Violenza fisica e psicologica come metodo educativo»

Il Gip di Matera dispone l’interdizione fino al termine dell’anno scolastico 2026/27. Le indagini, partite dalle segnalazioni dei genitori, avrebbero documentato schiaffi, strattonamenti, minacce e umiliazioni ai danni di bambini tra i 3 e i 5 anni

Due insegnanti della scuola dell’infanzia di Aliano, in provincia di Matera, sono state sospese dall’esercizio delle loro funzioni fino al termine dell’anno scolastico 2026/2027. Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera, su richiesta della Procura, ed eseguito dai Carabinieri della Stazione di Aliano. Le due docenti sono indagate per maltrattamenti aggravati ai danni di diversi bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni.

Le segnalazioni delle famiglie e le telecamere nella scuola

L’inchiesta ha avuto origine nel gennaio 2026, quando alcune madri, insieme alla rappresentante di classe, si sono rivolte ai Carabinieri dopo aver notato significativi cambiamenti nel comportamento e nel linguaggio dei propri figli.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni bambini avrebbero riprodotto a casa, anche durante il gioco, espressioni offensive e minacciose mai utilizzate prima, attribuendole alle insegnanti. Altri avrebbero raccontato episodi di violenza o comportamenti umilianti subiti personalmente o osservati nei confronti dei compagni.

La Procura di Matera ha quindi chiesto e ottenuto dal Gip l’autorizzazione a effettuare riprese audio e video all’interno dei locali scolastici. Il monitoraggio, durato circa un mese, avrebbe consentito di ricostruire numerosi episodi avvenuti tra il 3 marzo e il 10 aprile 2026.

Secondo il comunicato ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, le immagini avrebbero documentato condotte reiterate consistite in strattonamenti, spinte, schiaffi, scuotimenti e trascinamenti, oltre all’utilizzo di espressioni offensive, mortificanti e minacciose.

Bambini isolati e privati delle attività ricreative

Nell’ordinanza viene inoltre descritto un sistema che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato prevalentemente punitivo anziché educativo.

Alcuni bambini sarebbero stati isolati dai compagni, privati delle attività ricreative all’aperto oppure obbligati a rimanere seduti da soli o con il capo chino. Le condotte contestate avrebbero interessato più alunni e, in alcuni casi, gli stessi bambini sarebbero stati destinatari ripetutamente di atteggiamenti violenti, intimidatori o offensivi.

Per il Gip assume rilievo anche il fatto che tali reazioni sarebbero state provocate da normali manifestazioni di vivacità o comuni esigenze di bambini tra i tre e i cinque anni. Da qui la valutazione dell’esistenza di un concreto rischio di reiterazione alla ripresa dell’attività scolastica e la conseguente interdizione delle due insegnanti fino alla conclusione dell’anno scolastico 2026/27.

Quando il metodo punitivo può diventare maltrattamento

Particolarmente importante è il profilo giuridico della vicenda. L’articolo 572 del Codice penale punisce infatti i maltrattamenti anche quando sono commessi nei confronti di una persona affidata all’autore per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. La pena prevista è ulteriormente aggravata quando il fatto è commesso in danno di un minore.

La giurisprudenza della Cassazione ha inoltre chiarito che, nel rapporto tra insegnante e alunno, la violenza non può essere considerata un normale strumento educativo o disciplinare: umiliazioni, denigrazioni e violenze psicologiche possono assumere rilevanza penale, mentre un sistema abituale fondato sulla sopraffazione può oltrepassare la fattispecie dell’abuso dei mezzi di correzione prevista dall’art. 571 c.p. e integrare quella più grave dei maltrattamenti.

È proprio questo il principio richiamato nell’ordinanza relativa al caso di Aliano: il ricorso sistematico alla violenza fisica o psicologica come ordinario metodo di trattamento del minore non può essere giustificato richiamando finalità educative o correttive.

Resta naturalmente fermo il principio della presunzione di innocenza: il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, la sospensione costituisce una misura cautelare e le responsabilità delle due insegnanti dovranno essere accertate definitivamente nel corso del procedimento penale.

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