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Organico ATA 2025/2026: Confermati 2.174 tagli ai collaboratori scolastici

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La Corte dei Conti ha registrato i decreti ministeriali diventa definitiva la revisione dell’organico, con una riduzione complessiva di 2.174 posti di collaboratore scolastico a decorrere dall’anno scolastico 2026/2027.


Una decisione ora definitiva

Con la registrazione da parte della Corte dei Conti, i decreti del Ministero dell’Istruzione e del Merito assumono piena efficacia. Il DM n. 210/2025 definisce le dotazioni organiche ATA per l’a.s. 2025/2026, mentre il DM n. 211/2025 interviene sui criteri e sui parametri di calcolo, dando attuazione all’articolo 1, comma 828, della legge di Bilancio 2025 (legge n. 207/2024).

Il quadro che ne emerge è chiaro: a partire dall’a.s. 2026/2027 il sistema scolastico statale dovrà funzionare con 2.174 collaboratori scolastici in meno rispetto alla consistenza consolidata del 2025/2026.

Dove colpiscono i tagli

La riduzione non riguarda il primo ciclo di istruzione, escluso esplicitamente dal decreto per il ruolo essenziale che i collaboratori scolastici svolgono nella vigilanza degli alunni più piccoli, nell’assistenza agli studenti con disabilità e nel supporto alle scuole a tempo pieno e prolungato.

I tagli si concentrano invece sul secondo ciclo:

  • Licei: –1.294 posti, con riduzioni progressive in base al numero di alunni iscritti.
  • Istituti tecnici, professionali e licei artistici: –880 posti complessivi, tenendo conto della maggiore complessità organizzativa di questi istituti.

Restano esclusi dalla decurtazione gli altri profili ATA (assistenti amministrativi, assistenti tecnici, cuochi, guardarobieri, infermieri e operatori dei servizi agrari), già considerati numericamente insufficienti.

La revisione degli organici si inserisce in un percorso avviato da tempo. Tra i principali riferimenti richiamati nei decreti:

  • decreto-legge n. 112/2008 e DPR n. 119/2009 sugli organici ATA;
  • legge n. 190/2014 e DM n. 181/2016 sulla revisione dei parametri;
  • legge n. 207/2024 (Bilancio 2025), che impone il nuovo taglio; CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, sottoscritto definitivamente nel gennaio 2024.

Il Ministero motiva l’intervento con esigenze di contenimento della spesa e di razionalizzazione, richiamando anche i processi di digitalizzazione amministrativa.

Un disastro annunciato: una strategia che penalizza la scuola statale

Quella che si sta delineando non è una somma di provvedimenti isolati, ma una traiettoria coerente che rischia di portare la scuola pubblica statale ai margini del sistema educativo. Il dimensionamento della rete scolastica, imposto in nome dell’efficienza amministrativa, riduce autonomie, indebolisce i territori e allontana le scuole dai bisogni reali delle comunità. A questo si aggiungono i tagli al personale scolastico, a partire dal personale ATA, che rappresenta l’ossatura silenziosa del funzionamento quotidiano degli istituti e garantisce sicurezza, inclusione e servizi essenziali. Il terzo tassello è il rafforzamento del cosiddetto “buono scuola” a favore delle paritarie, che sposta progressivamente risorse pubbliche dalla scuola statale verso altri canali, alimentando una competizione asimmetrica e mettendo in discussione il principio costituzionale di una scuola pubblica forte, accessibile e uguale per tutti.

Il risultato è un disegno che appare sempre meno casuale e sempre più strutturato: meno scuole autonome, meno personale, meno investimenti diretti sul sistema statale. Un processo che rischia di tradursi in un progressivo impoverimento dell’offerta formativa pubblica e in un aumento delle disuguaglianze territoriali e sociali.

Un disastro annunciato, appunto, che non nasce oggi ma che oggi mostra con chiarezza tutte le sue conseguenze.


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