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I Progetti GOL cancellano i collaboratori scolastici sostituiti da tirocinanti a 500 euro al mese [EDITORIALE]

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I tirocini di inclusione sociale finanziati dal PNRR entrano nelle scuole: meno assunzioni, più lavoro a basso costo, graduatorie ATA svuotate e una nuova “guerra tra poveri” che colpisce soprattutto i collaboratori scolastici.


L’inclusione sociale è un valore costituzionale, soprattutto quando significa dare una seconda possibilità a chi è rimasto ai margini del mercato del lavoro. Ma cosa accade quando, dietro la parola “inclusione”, si nasconde una sostituzione silenziosa del lavoro pubblico con forme di occupazione precaria e sottopagata? È una domanda che il mondo della scuola non può più eludere.

Il caso: tirocini GOL nelle scuole

Con un avviso pubblico legato al Programma GOL – Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori, finanziato dal PNRR, un istituto comprensivo campano ha attivato otto tirocini di inclusione sociale per mansioni riconducibili al profilo di Collaboratore scolastico, con un’indennità mensile di 500 euro per una durata tra i 6 e i 9 mesi.

Si tratta di tirocinanti selezionati tramite i servizi sociali e i Centri per l’Impiego, inseriti nel Percorso 4 del programma GOL. Tutto formalmente legittimo, secondo il D.L. 4/2022, il PNRR Missione 5 e le linee guida regionali. Ma il punto non è solo la legittimità amministrativa.

Graduatorie ATA svuotate e diritti compressi

Otto tirocini significano, nei fatti, otto lavoratori ATA in meno chiamati dalle graduatorie di terza o prima fascia. Persone che hanno investito anni, risorse economiche, titoli e servizi per entrare nel sistema pubblico e che oggi vedono restringersi ulteriormente gli spazi di lavoro.

Il confronto è impietoso:

  • un collaboratore scolastico costa allo Stato circa 1.200 euro al mese;
  • un tirocinante ne costa 500, senza contributi pieni, senza tutele contrattuali, senza diritti sindacali.

È qui che l’inclusione diventa dumping sociale.

Mansioni, responsabilità e zone grigie

Chi garantirà la copertura del servizio in caso di assenza per malattia?

Si attingerà alle graduatorie o si farà ricorso a un altro tirocinante?

E soprattutto: quali mansioni svolgeranno davvero questi tirocinanti?

Il rischio è evidente. In scuole già sotto organico, il tirocinante può diventare la soluzione informale per coprire attività che esulano dal tirocinio stesso: sorveglianza, supporto logistico, fino all’assistenza materiale agli alunni con disabilità, ambito già segnato da forti ambiguità applicative dell’articolo 50 del CCNL Scuola.

La “guerra tra poveri” come modello

Si mette così in contrapposizione chi cerca un’occasione di reinserimento lavorativo e chi, legittimamente, rivendica un posto di lavoro stabile e contrattualizzato. È una guerra tra poveri costruita a tavolino, mentre il problema strutturale resta intatto: organici insufficienti, stipendi bassi, precarietà cronica.

Lo stesso schema si ripete da anni: prima con l’abuso dei contratti a termine, poi con i servizi esternalizzati, oggi con i tirocini PNRR. Sempre nella scuola statale, sempre sul personale ATA.

Quale scuola, quale lavoro

Il tema è politico e culturale prima ancora che sindacale.

Che scuola pubblica vogliamo? Una scuola fondata su professionalità riconosciute, formate e retribuite dignitosamente, o una scuola che funziona grazie a lavoro povero e temporaneo?

Mentre si continua a chiedere titoli, certificazioni e servizi per accedere alle graduatorie, si sperimentano scorciatoie che svuotano il senso stesso del lavoro pubblico. E il rischio è che questo bando non resti un’eccezione, ma diventi un modello replicabile su scala nazionale.


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