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Posizioni economiche ATA e incarichi specifici: scuole bloccano i compensi, la UIL Scuola scrive al Ministero

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Posizioni economiche ATA 2024 retroattive: sospesi pagamenti incarichi specifici e richieste di restituzione somme. Intervento urgente della UIL Scuola al MIM


Una questione che rischia di penalizzare migliaia di lavoratori ATA. È questo il nocciolo della vicenda sollevata dalla UIL Scuola con una lettera indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del Merito, firmata dal Segretario nazionale Paolo Pizzo. Al centro del problema, la gestione degli incarichi specifici del personale ATA che ha ottenuto le nuove posizioni economiche previste dal contratto collettivo nazionale.

Cosa sta succedendo nelle scuole

L’attribuzione delle nuove posizioni economiche, con decorrenza retroattiva fissata al 1° settembre 2024, sta generando un vero e proprio caos interpretativo negli istituti scolastici di tutta Italia. Le scuole si stanno muovendo in ordine sparso, con comportamenti diametralmente opposti tra un istituto e l’altro.

In alcuni casi, le segreterie scolastiche hanno sospeso il pagamento dei compensi legati agli incarichi specifici già regolarmente svolti dal personale ATA. In altri casi, la situazione è ancora più grave: si ipotizza addirittura di procedere al recupero delle somme già corrisposte negli anni scolastici precedenti, con il rischio concreto di trattenute sugli stipendi dei lavoratori.

La posizione della UIL Scuola

La UIL Scuola aveva già sollevato la questione nel corso della riunione con l’Amministrazione tenutasi giovedì 6 agosto 2026, ma il continuo aumento delle segnalazioni provenienti dalle scuole ha reso necessario un intervento formale e scritto.

La posizione del sindacato è netta: la decorrenza retroattiva delle posizioni economiche non può e non deve comportare né il mancato pagamento degli incarichi già effettivamente svolti, né tantomeno la restituzione dei compensi già legittimamente percepiti dal personale ATA.

Serve un chiarimento urgente“, è il messaggio chiaro lanciato da Paolo Pizzo, che chiede al Ministero di intervenire con una nota esplicativa per porre fine alle interpretazioni difformi che si stanno moltiplicando sul territorio nazionale.

Perché la questione è delicata

Il problema nasce da un principio apparentemente semplice ma dall’applicazione complessa. Le posizioni economiche riconoscono al personale ATA un compenso aggiuntivo per lo svolgimento di mansioni ulteriori rispetto al profilo di base. Quando un lavoratore ottiene una posizione economica, gli incarichi specifici che svolgeva in precedenza — e che venivano retribuiti separatamente con le risorse del fondo d’istituto — possono essere considerati già “assorbiti” dalla nuova posizione.

Il nodo critico è proprio la retroattività: se la posizione economica decorre formalmente dal 1° settembre 2024, ma il lavoratore ha percepito i compensi per incarichi specifici svolti in quel periodo in buona fede e sulla base di incarichi regolarmente conferiti, è legittimo chiederne la restituzione? Per la UIL Scuola la risposta è chiaramente no.

Cosa ci si aspetta dal Ministero

La richiesta del sindacato è concreta: una nota ministeriale di chiarimento che fornisca indicazioni univoche a tutte le istituzioni scolastiche, evitando che ogni dirigente o Dsga interpreti la normativa in modo autonomo, con il risultato di creare disparità di trattamento tra lavoratori nella stessa identica condizione.

La vicenda coinvolge potenzialmente migliaia di collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e assistenti tecnici su tutto il territorio nazionale, e rappresenta l’ennesimo esempio di come la complessità delle procedure amministrative scolastiche finisca per ricadere sui lavoratori più esposti.

Si attende ora la risposta del Ministero, che dovrà sciogliere il nodo prima che la situazione si aggravi ulteriormente con l’avvicinarsi dell’avvio del nuovo anno scolastico.


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