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Concorsi pubblici, l’Associazione Merito Equità Trasparenza lancia l’allarme: “L’anomalia rischia di diventare sistema”

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L’Associazione Merito Equità Trasparenza denuncia la crescente proliferazione di ricorsi, annullamenti e procedure straordinarie nei concorsi pubblici. Al centro dell’analisi il reclutamento dei dirigenti scolastici, una recente sentenza del Consiglio di Stato e la riforma della dirigenza statale.


Ricorsi, annullamenti, sanatorie e procedure riservate stanno progressivamente modificando il volto dei concorsi pubblici. È la riflessione contenuta in un comunicato diffuso dall’Associazione Merito Equità Trasparenza, che richiama l’attenzione su un fenomeno ormai ricorrente in diversi comparti della Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento al settore dell’istruzione.

Secondo l’Associazione, negli ultimi anni molte procedure concorsuali sembrano seguire uno schema ormai consolidato: pubblicazione del bando, svolgimento delle prove, contestazioni, ricorsi, pronunce dei giudici e successivi interventi amministrativi o legislativi finalizzati a correggere o sanare le criticità emerse.

“Non si tratta più di singoli errori o di episodi isolati. A destare preoccupazione è la ripetitività delle anomalie e la concatenazione di procedure ordinarie, procedure straordinarie, contenziosi e percorsi riservati che rischiano di rendere l’eccezione una parte stabile del sistema di reclutamento pubblico”, evidenzia l’Associazione.

Il caso dei dirigenti scolastici

Nel comunicato viene indicato come esempio emblematico il recente concorso per dirigenti scolastici.

L’Associazione osserva come il concorso ordinario sia stato accompagnato da numerose contestazioni e ricorsi, mentre la procedura riservata, introdotta per definire un contenzioso risalente negli anni, abbia a sua volta generato nuove polemiche e ulteriori azioni giudiziarie.

“Il paradosso è evidente: una procedura nata per risolvere gli effetti dei vecchi ricorsi rischia di diventare l’origine di nuovi contenziosi.”

Secondo Merito Equità Trasparenza, il tema non riguarda il confronto tra candidati del concorso ordinario e candidati della procedura riservata, bensì la tenuta complessiva del sistema e il rispetto del principio di parità di trattamento.

La sentenza del Consiglio di Stato

Nel documento viene richiamata anche una recente pronuncia del Consiglio di Stato relativa al concorso del Comune di Termoli per l’assunzione di dieci agenti di polizia locale.

I giudici hanno chiarito che la semplice scelta di una busta contenente i quesiti non equivale all’estrazione a sorte prevista dalla normativa, ribadendo l’importanza delle garanzie procedurali a tutela dell’imparzialità e della trasparenza.

L’Associazione sottolinea inoltre come la stessa sentenza abbia evidenziato l’assenza, nei verbali della commissione, della documentazione relativa alla numerazione delle buste.

“La regolarità non può essere semplicemente dichiarata o presunta, ma deve essere dimostrabile attraverso atti, verbali e operazioni perfettamente ricostruibili. La forma, in questo ambito, è sostanza.”

“Due pesi e due misure”

Un altro passaggio centrale del comunicato riguarda quella che viene definita una disparità di trattamento tra candidati e amministrazioni.

“Ai partecipanti viene richiesto il rigoroso rispetto di termini, procedure e requisiti formali. Un errore può comportare l’esclusione. Quando invece l’errore proviene dall’Amministrazione, si assiste frequentemente a sanatorie, interpretazioni correttive o riaperture dei termini.”

Secondo l’Associazione, questa asimmetria rischia di compromettere la credibilità delle procedure concorsuali e richiama direttamente i principi di buon andamento e imparzialità sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.

La riforma della dirigenza pubblica

Nel comunicato viene infine richiamata anche la Legge 2 luglio 2026, n. 119, che modifica il sistema di accesso alla dirigenza dello Stato.

L’Associazione evidenzia che il nuovo modello prevede il 50% degli accessi attraverso il corso-concorso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, il 30% mediante percorsi interni di sviluppo professionale e il restante 20% tramite concorso pubblico ordinario.

“I vertici dello Stato devono essere scelti per merito e competenza, non secondo le convenienze del potere. Altrimenti la Repubblica del merito rischia di trasformarsi nella Repubblica delle appartenenze.”

L’appello

L’Associazione Merito Equità Trasparenza conclude chiedendo un cambio di paradigma nella gestione dei concorsi pubblici.

L’obiettivo, si legge nel documento, deve essere quello di costruire procedure capaci di prevenire il contenzioso attraverso commissioni adeguatamente formate, criteri uniformi, verbalizzazioni puntuali, operazioni integralmente tracciabili e controlli preventivi efficaci.

Per l’Associazione, la fiducia dei cittadini nelle procedure selettive passa dal rigoroso rispetto delle regole, affinché il concorso pubblico torni a essere il principale strumento di selezione fondato esclusivamente sul merito, sulla trasparenza e sull’uguaglianza delle opportunità.


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