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Riforma istituti tecnici, il MIM frena sulla flessibilità: salve geografia e seconda lingua nel biennio

Con la nota 1397 del 19 marzo 2026 il Ministero vincola le 66 ore di autonomia per evitare esuberi e soprannumerari

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito corre ai ripari sulla riforma degli istituti tecnici. Con la nota prot. n. 1397 del 19 marzo 2026, emanata per accompagnare l’attuazione del DM n. 29/2026, il MIM interviene con indicazioni operative precise sull’uso della quota di autonomia nel primo biennio, nel tentativo di contenere una delle principali criticità emerse sin da subito: il rischio di soprannumerari, tagli di organico e forte incertezza nella costruzione dei nuovi curricoli.

Il messaggio che arriva alle scuole è molto chiaro. Sebbene la riforma richiami il “forte investimento sull’autonomia” delle istituzioni scolastiche, nel primo biennio quella flessibilità viene di fatto incanalata entro limiti ben precisi. La nota ministeriale stabilisce infatti che le 66 ore annue a disposizione delle scuole dovranno essere utilizzate tenendo conto di un obiettivo prioritario: garantire il mantenimento degli organici dei docenti ed evitare soprannumero a livello di scuola ed esubero a livello provinciale.

Per gli indirizzi del settore economico, il Ministero indica espressamente che la quota sarà utilizzata per il potenziamento delle ore di geografia e/o di seconda lingua comunitaria. Una scelta che, nei fatti, rappresenta una correzione importante rispetto all’impianto iniziale della riforma e che consente di mettere al riparo due insegnamenti considerati strategici, oltre che i relativi posti di lavoro.

Nel settore tecnologico-ambientale, invece, la stessa quota sarà destinata al potenziamento delle discipline scientifiche afferenti alle scienze sperimentali. Ed è proprio su questo fronte che la nota apre uno dei passaggi più delicati dell’intera revisione ordinamentale. Il Ministero precisa infatti che l’insegnamento delle scienze sperimentali potrà essere affidato, nella stessa classe, a più docenti appartenenti a diverse classi di concorso, anche attraverso progettazione interdisciplinare e unità di apprendimento.

La soluzione individuata dal MIM punta a evitare tagli immediati e a gestire la transizione senza toccare, almeno nell’immediato, l’assetto delle classi di concorso. Ma sul piano organizzativo lascia aperti non pochi interrogativi. Una disciplina unica che ricomprende ambiti diversi, affidata a più insegnanti, rischia infatti di generare problemi nella programmazione, nella gestione didattica quotidiana e nella valutazione finale degli studenti.

La nota affronta anche il tema delle tecnologie di base e degli elementi di base degli indirizzi, chiarendo che le scuole potranno redistribuire le discipline tra primo e secondo anno oppure, in subordine, ripartire il monte ore annuale d’ambito, pari a 99 ore, fra le discipline interessate. Anche in questo caso, tuttavia, il criterio resta lo stesso: evitare la formazione di soprannumerari.

Un ulteriore chiarimento riguarda la continuità didattica. Se una disciplina del nuovo ordinamento può essere assegnata a più classi di concorso, comprese classi non presenti nel vecchio assetto, l’insegnamento sarà attribuito per continuità alle classi di concorso già presenti nel previgente ordinamento. Si tratta di una scelta che mira a ridurre l’impatto immediato della riforma sul personale già in servizio e ad attenuare le tensioni emerse in queste settimane nelle scuole.

Il Ministero conferma inoltre che le classi prime degli istituti tecnici sono già riconducibili ai nuovi codici presenti al SIDI e informa che è in corso di trasmissione la tabella di corrispondenza tra discipline e classi di concorso, necessaria per completare le operazioni sugli organici. Non solo: proprio perché per l’anno scolastico 2026/2027 sarà necessaria un’elaborazione manuale degli organici delle classi prime, gli USR dovranno garantire tempi congrui e massimo supporto alle scuole.

In sostanza, la nota 1397 rappresenta una prima frenata rispetto all’idea di una flessibilità curricolare piena e immediata. Il MIM difende formalmente l’impianto della riforma e ribadisce che il nuovo ordinamento non stravolge l’identità dell’istruzione tecnica, ma intanto interviene per sterilizzare almeno in parte gli effetti più critici sul piano occupazionale e organizzativo.

Resta però il nodo politico e operativo di fondo: una riforma destinata a partire dopo l’estate, con iscrizioni già concluse, classi di concorso ancora da coordinare pienamente e scuole chiamate a definire in tempi rapidi organici e curricoli, continua a sollevare dubbi tra docenti, dirigenti e organizzazioni sindacali. La sensazione è che il Ministero abbia scelto di andare avanti comunque, cercando però di mettere una prima toppa alle criticità più evidenti.

Per gli istituti tecnici, dunque, la partita è tutt’altro che chiusa. La nota operativa del 19 marzo prova a rassicurare sul fronte degli organici, ma conferma allo stesso tempo che la fase di transizione sarà complessa e richiederà un forte sforzo organizzativo da parte delle scuole.

Scarica la nota prot. n. 1397 del 19 marzo 2026

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