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Una sentenza del TAR Lazio accoglie il ricorso promosso dallo studio legale Marone: il servizio militare anche volontario o civile vale nelle GPS anche senza nomina.
La sentenza del TAR Lazio sul servizio militare nelle GPS
Una nuova sentenza riporta al centro dell’attenzione la questione del riconoscimento del servizio militare anche volontario e del servizio civile nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).
Con la sentenza n. 24130 del 31 dicembre 2025, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Sezione Terza Bis ha accolto il ricorso promosso da numerosi docenti, patrocinati dallo studio legale Marone, contro la normativa che limitava il riconoscimento del punteggio solo ai casi in cui il servizio fosse stato svolto durante un incarico di docenza.
La sentenza riguarda in particolare le disposizioni contenute nel Decreto Ministeriale n. 88 del 16 maggio 2024, che regolava l’aggiornamento delle GPS per il biennio 2024-2026.
Secondo i giudici amministrativi, la clausola che subordinava la valutazione del servizio servizio militare anche volontario e del servizio civile alla presenza di una nomina risultava illegittima, perché in contrasto con diversi principi costituzionali e con la normativa di settore.
I riferimenti normativi richiamati dal TAR
Nel motivare la decisione, il TAR Lazio ha richiamato una serie di norme e principi che tutelano chi ha svolto il servizio militare o civile.
Tra i principali riferimenti citati nella sentenza figurano:
- Articolo 52 della Costituzione, che definisce la difesa della Patria come “sacro dovere del cittadino” e stabilisce che il suo adempimento non può pregiudicare la posizione lavorativa;
- Articolo 485, comma 7, del decreto legislativo 297/1994 (Testo Unico della scuola);
- Articolo 2050 del decreto legislativo 66/2010, relativo all’ordinamento militare;
- Legge n. 312/1980, in materia di riconoscimento del servizio militare nel pubblico impiego.
I giudici hanno inoltre richiamato diversi precedenti del Consiglio di Stato, tra cui la sentenza n. 6936 del 2023, che ha evidenziato il rischio di penalizzazione per coloro che, a causa della leva obbligatoria, non hanno potuto maturare servizio utile ai fini del punteggio.
Secondo il TAR, escludere il riconoscimento del servizio militare anche volontario e del servizio civile svolto prima di ottenere incarichi nella scuola produce un effetto discriminatorio nei confronti dei docenti che hanno adempiuto a un dovere civico.
Quanto vale il servizio militare nelle graduatorie
Nelle tabelle di valutazione delle GPS, il servizio militare anche volontario e del servizio civile può essere valutato come servizio utile ai fini del punteggio.
Il riconoscimento può arrivare fino a 12 punti, equivalenti a un anno di servizio scolastico.
Si tratta quindi di un punteggio molto rilevante, capace di incidere concretamente sulla posizione dei docenti nelle graduatorie provinciali e, di conseguenza, sulle possibilità di ottenere incarichi di supplenza.
In diversi casi, i docenti che hanno già ottenuto il riconoscimento del servizio militare anche volontario e del servizio civile attraverso il ricorso hanno registrato un miglioramento significativo della propria posizione in graduatoria.
La posizione dello studio legale Marone
Il ricorso che ha portato alla pronuncia del TAR è stato promosso e seguito dallo studio legale Marone, che da tempo si occupa del contenzioso relativo alla valutazione del servizio militare anche volontario e del servizio civile nelle graduatorie.
Secondo l’avvocato Guido Marone, la sentenza conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.
“Questa decisione – spiega l’avvocato Marone – ribadisce un principio molto chiaro: il servizio militare e il servizio civile rappresentano un dovere costituzionale e non possono trasformarsi in un elemento penalizzante per chi lavora o aspira a lavorare nella scuola”.
Il legale sottolinea inoltre come la giurisprudenza amministrativa abbia già più volte affermato il principio della piena valutabilità del servizio militare anche volontario e del servizio civile, anche quando non sia stato svolto durante un rapporto di lavoro.
“Il TAR – aggiunge Marone – ha riconosciuto che la normativa applicata dal Ministero produce un effetto discriminatorio. Chi ha svolto il servizio militare non può essere svantaggiato nelle graduatorie rispetto a chi non lo ha fatto”.
Il nodo della nuova ordinanza sulle GPS 2026-2028
Nonostante la pronuncia del TAR, la questione resta aperta.
Con la Ordinanza Ministeriale n. 27 del 2026, che disciplina l’aggiornamento delle GPS per il biennio 2026-2028, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti mantenuto la stessa impostazione già prevista nel precedente decreto.
In base alla nuova ordinanza, il servizio militare anche volontario e del servizio civile continuerebbe a essere valutato solo se prestato in costanza di nomina, cioè durante un incarico di docenza.
Una scelta che, secondo i promotori del ricorso, si pone nuovamente in contrasto con la giurisprudenza amministrativa già espressa dal TAR e dal Consiglio di Stato.
Proprio per questo motivo, molti docenti stanno valutando di avviare nuove azioni legali per ottenere il riconoscimento del punteggio anche nel prossimo aggiornamento delle graduatorie.
Chi può aderire al ricorso
Possono aderire al ricorso i docenti che:
- sono inseriti o intendono inserirsi nelle GPS;
- hanno svolto servizio militare o servizio civile, anche volontario;
- hanno svolto tale servizio non in costanza di contratto di docenza;
- intendono ottenere il riconoscimento del punteggio per tale periodo, pari fino a 12 punti.
La questione riguarda un numero significativo di docenti precari che hanno svolto il servizio militare anche volontario e del servizio civile prima di intraprendere la carriera nella scuola.
Come partecipare al ricorso
Chiunque fosse interessato a partecipare al ricorso per ottenere il riconoscimento del punteggio relativo al servizio militare anche volontario e del servizio civile nelle GPS può scrivere alla redazione all’indirizzo:
Espomasredazione@gmail.com
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