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DDL Bucalo-Iannone bloccato: per i docenti precari sfuma (di nuovo) il sogno della stabilizzazione

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Il disegno di legge sulle assunzioni da GPS e il riscatto agevolato della laurea si arena in Senato. Per l’anno scolastico 2025/2026 si profila l’ennesimo valzer delle supplenze


Un’occasione mancata che pesa come un macigno

Lo stop al DDL Bucalo-Iannone (AS 545) non è solo un incidente parlamentare: è una doccia fredda per oltre 200.000 docenti precari che ogni anno alimentano la macchina delle supplenze nella scuola italiana. Il disegno di legge, a prima firma dei senatori Carmela Bucalo e Antonio Iannone, doveva rappresentare la svolta attesa da tempo: trasformare le Graduatorie Provinciali per le Supplenze da semplice lista d’attesa per contratti a termine in un vero e proprio strumento di stabilizzazione.

Invece, il testo si è arenato in Senato e, con esso, le speranze di chi sperava di iniziare il prossimo anno scolastico con un contratto a tempo indeterminato in tasca.

Il doppio canale: cos’era e perché era così atteso

Il cuore pulsante del provvedimento era il cosiddetto doppio canale di reclutamento. In sostanza, il DDL proponeva di affiancare ai tradizionali concorsi ordinari — lunghi, farraginosi e spesso insufficienti a coprire tutti i posti vacanti — una seconda via d’accesso alla cattedra stabile: l’assunzione diretta dalle GPS per i docenti già in possesso di titoli adeguati e con anni di servizio documentato.

Non si trattava di un’idea del tutto nuova. Un meccanismo simile esiste già, ma è limitato quasi esclusivamente alle cattedre di sostegno, grazie alle disposizioni introdotte dall’articolo 5, comma 20, del decreto-legge n. 44/2023 (convertito con legge n. 74/2023). Il DDL Bucalo-Iannone puntava ad estendere questa possibilità a tutte le classi di concorso, aprendo di fatto le porte della stabilizzazione a una platea molto più ampia di insegnanti.

Con il blocco del testo, questa corsia preferenziale sfuma. Almeno per ora.

Settembre 2026: si riparte con il valzer delle supplenze

La conseguenza più immediata e concreta dello stop al DDL è facilmente prevedibile: senza un meccanismo straordinario di assunzione prima dell’avvio delle lezioni, i posti vacanti verranno coperti secondo il copione che si ripete ormai da anni. A fine estate l’algoritmo delle GPS ricomincerà a girare, distribuendo centinaia di migliaia di incarichi a tempo determinato — supplenze annuali al 31 agosto o al 30 giugno — con tutto ciò che questo comporta.

Per i docenti, significa un altro anno vissuto nell’incertezza: nessuna garanzia di continuità, nessuna certezza sulla sede, nessuna stabilità economica e professionale. Per gli studenti e le famiglie, il prezzo da pagare è altrettanto alto: l’ennesimo cambio di insegnante in corso d’anno, con inevitabili ripercussioni sulla continuità didattica, un principio che tutti invocano ma che resta sistematicamente sacrificato sull’altare dell’emergenza organizzativa.

Secondo i dati più recenti diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’anno scolastico 2024/2025 i contratti a tempo determinato hanno superato ancora una volta le 230.000 unità, confermando un trend che la Corte dei Conti ha definito più volte “patologico”.

I concorsi PNRR non bastano: il nodo strutturale

A rendere il quadro ancora più problematico c’è il collo di bottiglia dei concorsi PNRR. L’attuale sistema di reclutamento, riformato dal decreto-legge n. 36/2022 (convertito con legge n. 79/2022) e successivamente integrato dal DPCM 4 agosto 2023, è costruito attorno ai target concordati con l’Unione Europea nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: 70.000 assunzioni entro il 2026.

Le procedure concorsuali, però, si stanno rivelando troppo lente e macchinose per raggiungere questo obiettivo nei tempi previsti. Come ha sottolineato anche la UIL Scuola, l’attuale impianto non riesce ad assorbire rapidamente la mole di docenti che già lavorano da anni con contratti precari. Il sindacato ha ribadito in più occasioni che non si può continuare a ignorare l’esperienza maturata sul campo da migliaia di insegnanti, evidenziando come il solo canale concorsuale rischi di lasciare fuori proprio i professionisti che tengono in piedi il sistema ogni giorno.

La richiesta è chiara: servono interventi strutturali sul precariato, non soluzioni tampone che ogni anno producono un esercito di lavoratori senza tutele piene e senza prospettive certe.

Riscatto agevolato della laurea: anche questo rinviato

Lo stop al DDL non congela soltanto il doppio canale di reclutamento. Nel pacchetto legislativo era contenuta un’altra misura molto attesa dal personale scolastico — docente e ATA —: il riscatto agevolato degli anni di laurea ai fini pensionistici.

Si trattava di una disposizione pensata per consentire a insegnanti e personale amministrativo di riscattare il periodo di studi universitari a condizioni economicamente più vantaggiose rispetto a quelle attualmente previste dalla normativa generale. Una misura che avrebbe avuto un impatto significativo soprattutto per chi, avendo iniziato a lavorare nella scuola in età più avanzata dopo percorsi formativi lunghi, si trova oggi a fare i conti con una prospettiva pensionistica penalizzante.

Anche questa possibilità, ora, è rimandata a data da destinarsi.

Una questione strutturale che resta senza risposta

Al di là del singolo provvedimento, il blocco del DDL Bucalo-Iannone riaccende i riflettori su un problema che ha radici profonde e che attraversa trasversalmente la scuola italiana da decenni: la supplentite cronica. Un fenomeno che non è solo un’anomalia burocratica, ma una vera e propria emergenza educativa, sociale e lavorativa.

La sensazione diffusa tra i docenti precari — quelli che ogni settembre rifanno le valigie, compilano domande, attendono l’esito dell’algoritmo e sperano in una chiamata — è che si sia persa l’ennesima occasione per dare una risposta strutturale a chi tiene in piedi la scuola pubblica con dedizione e competenza, ma senza il riconoscimento di un contratto stabile.

La partita, ovviamente, non è chiusa. Il DDL potrebbe essere ripreso, ricalendarizzato, eventualmente confluire in altri veicoli legislativi. Ma il tempo stringe: ogni settimana che passa avvicina il nuovo anno scolastico, e con esso la certezza che, senza interventi rapidi, il copione delle supplenze è destinato a ripetersi.

InfoScuola24 continuerà a seguire l’evoluzione della vicenda, aggiornando i lettori su ogni sviluppo parlamentare e sindacale.


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