Il XXV Rapporto INPS analizza le prime carriere concluse: tra gli 83.194 dipendenti della scuola cessati dal 2016 al 2024 solo il 7,6% aveva aderito alla previdenza complementare
La previdenza complementare continua a coinvolgere una parte limitata del personale scolastico. Tuttavia, per le prime generazioni di lavoratori arrivate alla pensione, l’adesione al Fondo Espero risulta associata a importi medi più elevati al momento della cessazione dal servizio.
Il dato emerge dal XXV Rapporto annuale dell’INPS, presentato il 9 luglio 2026, che dedica uno specifico approfondimento al fondo pensione negoziale della scuola. Per la prima volta l’analisi non si basa soltanto su simulazioni, ma esamina carriere lavorative effettivamente concluse.
Solo il 7,6% dei pensionati aveva aderito a Espero
L’INPS ha considerato 83.194 dipendenti del comparto scuola cessati per raggiunti limiti di età e titolari di pensione nel periodo compreso tra il 2016 e il 2024.
Soltanto 6.351 lavoratori, pari al 7,6%, avevano aderito alla previdenza complementare, scegliendo il passaggio dal trattamento di fine servizio, TFS, al trattamento di fine rapporto, TFR, e iscrivendosi al Fondo Espero.
L’adesione risulta più diffusa tra gli assistenti, con il 12,6%, e tra i collaboratori scolastici, con l’11%. La percentuale scende invece al 5,4% tra i docenti della scuola secondaria. Le differenze di genere sono contenute: risultava iscritto il 7,9% degli uomini e il 7,5% delle donne.
Adesione avvenuta a carriera già avanzata
Le iscrizioni delle prime coorti si sono concentrate soprattutto nel 2005 e nel 2006, immediatamente dopo l’avvio operativo del Fondo Espero.
L’età media al momento dell’adesione era di circa 53 anni, mentre l’anzianità contributiva media al pensionamento raggiungeva i 33 anni. Si trattava, quindi, di lavoratori entrati nella previdenza complementare in una fase avanzata della carriera, con un periodo relativamente breve per accumulare contributi e rendimenti.
Proprio per questo motivo, l’INPS considera particolarmente significativo il risultato: il differenziale positivo emerge anche per lavoratori che hanno aderito in condizioni non pienamente favorevoli alla valorizzazione del secondo pilastro previdenziale.
Come è stato effettuato il confronto
L’Istituto ha confrontato gli aderenti a Espero con lavoratori rimasti nel regime TFS, selezionati in base a caratteristiche analoghe per anno di cessazione, qualifica professionale, anzianità contributiva e imponibile pensionistico.
Per gli iscritti è stata considerata la cosiddetta posizione previdenziale mista gestita dall’INPS, composta dalla quota liquidata alla cessazione e dalla quota virtuale destinata alla previdenza complementare.
Il TFS maturato prima dell’adesione non viene perduto, ma resta cristallizzato e viene liquidato alla cessazione. Per il periodo successivo, il lavoratore matura invece quote secondo il regime del TFR, una parte delle quali è destinata al fondo pensione.
Differenziale medio di circa 6.400 euro netti
Per tutti i profili professionali esaminati, gli aderenti presentano importi medi netti superiori rispetto ai lavoratori comparabili rimasti nel TFS.
La posizione previdenziale mista varia da circa 43 mila euro per i collaboratori scolastici fino a circa 82 mila euro per le qualifiche più elevate. Nel complesso, il differenziale medio a favore degli aderenti è di circa 6.400 euro netti.
Il dato deve però essere interpretato correttamente. Lo stesso INPS precisa che si tratta di una prima evidenza empirica ricavata dal confronto tra lavoratori simili e non di una stima causale pienamente esaustiva. Non significa, quindi, che ogni aderente riceverà automaticamente 6.400 euro in più.
La stima non comprende tutta la posizione presso Espero
Il confronto effettuato dall’INPS non comprende la quota reale accumulata e gestita direttamente dal Fondo Espero, finanziata dai contributi del lavoratore e del datore di lavoro.
I 6.400 euro riguardano soltanto la quota liquidata e quella virtuale gestite o contabilizzate dall’INPS. Per questo motivo il Rapporto definisce il risultato una valutazione prudenziale delle risorse complessivamente riconducibili all’adesione.
Il vantaggio rimane dopo la tassazione
L’analisi considera anche i differenti regimi fiscali applicabili al TFS, al TFR e alla previdenza complementare. Sebbene il TFS goda generalmente di un trattamento fiscale più favorevole rispetto al TFR, la tassazione non annulla il vantaggio rilevato.
Anche prendendo in esame gli importi netti, il differenziale medio a favore degli aderenti rimane nell’ordine dei 6.400 euro.
I risultati non consentono di stabilire quale scelta sia più conveniente per ogni singolo lavoratore, poiché l’esito dipende dall’età di adesione, dalla durata della contribuzione, dalla retribuzione, dai versamenti effettuati e dai rendimenti della posizione individuale. Mostrano però che, nelle prime coorti analizzate, l’adesione a Espero si associa a maggiori risorse disponibili al momento del pensionamento, nonostante l’ingresso tardivo nel fondo.
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