Con la nota n. 5944, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha introdotto misure più chiare e precise per tutelare la salute delle lavoratrici in gravidanza nel comparto scolastico
L’8 luglio 2025, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha pubblicato la nota n. 5944, che fornisce istruzioni aggiornate riguardo all’applicazione dell’interdizione dal lavoro per maternità nel comparto scolastico. Le nuove direttive si rivolgono tanto ai docenti quanto al personale ATA, stabilendo regole dettagliate e differenziate in base alle specifiche mansioni e ai rischi professionali. Il fine ultimo di queste disposizioni è tutelare la salute delle lavoratrici madri e garantire condizioni di lavoro sicure sia per le donne in gravidanza che per i nascituri.
Il Rischio in Base alla Mansione: Differenze tra Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria
Le nuove linee guida si concentrano sui rischi specifici per le lavoratrici in gravidanza nelle diverse fasi del sistema educativo. Per le educatrici di asilo nido e le insegnanti della scuola dell’infanzia, i rischi sono principalmente legati alla movimentazione manuale dei bambini, al rischio biologico (come malattie esantematiche) e alle posture prolungate, in particolare per chi è spesso in piedi. Questi fattori giustificano l’interdizione al lavoro per l’intero periodo della gravidanza e fino a sette mesi dopo il parto. Questa misura di sicurezza viene adottata senza ulteriori valutazioni, in quanto i pericoli sono considerati noti e rilevanti.
Per quanto riguarda la scuola primaria, il rischio predominante è quello biologico, in particolare legato a malattie infettive come quelle esantematiche. Anche in questo caso, l’interdizione al lavoro è automatica, coprendo sia la gravidanza che il periodo post-parto fino ai sette mesi del bambino. Questa disposizione vuole evitare che la lavoratrice entri in contatto con agenti patogeni che potrebbero compromettere la sua salute o quella del bambino.
Il discorso cambia per la scuola secondaria, dove la valutazione è più complessa. Qui, le docenti potrebbero entrare in contatto con alunni affetti da disturbi nervosi o mentali, che potrebbero rappresentare un rischio psicologico o comportamentale. In questi casi, è necessaria una verifica accurata dell’effettiva esposizione al rischio. L’Ispettorato richiede che il datore di lavoro fornisca una dichiarazione formale che attesti la presenza di tale rischio, rendendo il processo decisamente più articolato rispetto alle altre realtà scolastiche.
Personale di Sostegno: La Valutazione del Caso Specifico
Per il personale di sostegno, che include sia i docenti che il personale non docente, le condizioni variano notevolmente a seconda della tipologia di disabilità degli studenti assistiti. In particolare, i lavoratori che si occupano di studenti non autosufficienti o con gravi disturbi comportamentali devono affrontare rischi significativi, come la movimentazione fisica dei ragazzi e potenziali reazioni violente da parte degli stessi. Questi fattori giustificano l’interdizione al lavoro durante la gravidanza e per il periodo di puerperio fino ai sette mesi successivi al parto, come nel caso delle educatrici di asilo nido e delle insegnanti della scuola dell’infanzia.
Anche il contatto stretto con agenti biologici, ad esempio nei casi di bambini con malattie infettive o immunodepressi, viene preso in considerazione nell’applicazione di queste misure, che sono adottate caso per caso, in base alla valutazione specifica effettuata dagli ispettori.
La Procedura per Richiedere l’Interdizione
Il processo per richiedere l’interdizione dal lavoro ante e post parto può essere avviato sia dalla lavoratrice che dal datore di lavoro. L’istanza deve essere presentata all’Ispettorato Territoriale del Lavoro (ITL) competente e deve essere corredata da una serie di documenti. Tra questi, è necessario allegare un documento d’identità della richiedente, un certificato medico con la data presunta del parto (per l’interdizione anticipata) o la certificazione di nascita (per quella post-parto), e l’indicazione della mansione svolta. Se la richiesta proviene dal datore di lavoro, deve essere inclusa anche una dichiarazione che attesti l’impossibilità di riassegnare la lavoratrice a mansioni alternative per motivi tecnici o organizzativi.
L’ITL ha un termine di sette giorni per emettere il provvedimento, dopo aver esaminato la documentazione e aver verificato se esistano rischi che non possano essere eliminati o ridotti tramite una modifica delle mansioni o degli orari di lavoro. In caso di dubbi o se la documentazione non è completa, l’ufficio può avviare accertamenti sul luogo di lavoro.
l’interdizione è considerata automatica quando:
Per le lavoratrici impegnate nei servizi di asilo nido e scuola dell’infanzia. Per altri settori, come la scuola secondaria e il personale di sostegno, è necessario un esame caso per caso, ma sempre con l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza della madre e del bambino. In definitiva, le nuove disposizioni rappresentano un passo importante verso una maggiore protezione delle lavoratrici nel settore dell’istruzione, tenendo conto delle peculiarità delle diverse mansioni e dei rischi ad esse associati. Sebbene il periodo estivo, in cui l’attività didattica è sospesa, non giustifichi l’interdizione, le norme stabiliscono un quadro di riferimento chiaro per le lavoratrici e i datori di lavoro, cercando di bilanciare il diritto alla salute con le necessità del sistema scolastico. Questa nuova regolamentazione permette una gestione più accurata e rispettosa delle esigenze di tutte le parti coinvolte, contribuendo a una maggiore serenità per le lavoratrici in gravidanza e per le loro famiglie.
