Si parte dal percorso personale e dal Curriculum dello studente, poi spazio alle quattro materie, alla Formazione scuola-lavoro, all’educazione civica e alla discussione degli scritti. Il colloquio diventa una prova più strutturata, ma resta centrale la capacità di collegare i saperi e argomentare in modo critico.
Dopo le prove scritte, per gli studenti impegnati nella Maturità 2026 si avvicina il momento del colloquio orale. Quest’anno la prova si presenta con una struttura rinnovata e più definita rispetto al passato: il colloquio si svolge sulle quattro discipline individuate dal decreto ministeriale n. 13 del 29 gennaio 2026.
La novità non è solo formale. L’orale non è più costruito sull’avvio da un materiale proposto dalla commissione, ma prende le mosse da una breve riflessione del candidato sul proprio percorso scolastico e personale, anche alla luce delle informazioni contenute nel Curriculum della studentessa e dello studente. Da qui si sviluppa il confronto con la commissione, attraverso domande e approfondimenti sulle quattro discipline oggetto del colloquio.
L’obiettivo della prova è verificare non soltanto l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri di ciascuna disciplina, ma anche la capacità dello studente di utilizzare e raccordare le conoscenze, costruire collegamenti, argomentare in modo critico e personale e dimostrare il grado di autonomia, responsabilità e maturità raggiunto al termine del percorso di studi.
Un ruolo importante viene riconosciuto al Curriculum dello studente. La commissione, infatti, può tener conto delle esperienze scolastiche, formative ed extrascolastiche documentate, dell’impegno dimostrato nel percorso e di eventuali attività coerenti con l’indirizzo di studi. Non si tratta di un elemento decorativo, ma di uno strumento che può aiutare a valorizzare la storia formativa del candidato e a rendere più personale l’avvio del colloquio.
Durante l’orale trova spazio anche l’esperienza di Formazione scuola-lavoro, nuova denominazione dei precedenti PCTO. Il candidato espone il percorso svolto attraverso una breve relazione e/o un lavoro multimediale, collegandolo al proprio indirizzo di studi e al profilo educativo, culturale e professionale. La relazione non costituisce necessariamente il punto di partenza dell’esame, ma rappresenta una fase significativa del colloquio, perché consente di far emergere competenze trasversali, capacità di rielaborazione e consapevolezza orientativa.
La commissione verifica inoltre le competenze maturate nell’insegnamento trasversale dell’educazione civica, secondo quanto previsto dal curricolo d’istituto e dalle attività indicate nel documento del consiglio di classe. Anche in questo caso non dovrebbe trattarsi di una domanda isolata o puramente nozionistica, ma di un accertamento collegato al percorso effettivamente svolto, ai nuclei tematici affrontati e alla capacità dello studente di leggere la realtà in chiave consapevole e responsabile.
Nel corso del colloquio viene effettuata anche la discussione degli elaborati relativi alle prove scritte. Questo passaggio permette alla commissione di riprendere aspetti delle prove già svolte, chiarire eventuali passaggi, valorizzare punti di forza o verificare la consapevolezza del candidato rispetto agli errori commessi.
Particolare attenzione va prestata ai candidati che, nello scrutinio finale, abbiano riportato un voto di comportamento pari a sei decimi. In questo caso il colloquio comprende anche la trattazione di un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal consiglio di classe. Si tratta di un elemento aggiuntivo e obbligatorio, che deve essere affrontato all’interno della prova orale.
La commissione cura l’articolazione e la durata del colloquio, garantendo il coinvolgimento equilibrato delle diverse discipline e valorizzando i nuclei tematici fondamentali, la dimensione pluridisciplinare e interdisciplinare e il percorso didattico realmente svolto. Il riferimento centrale resta il documento del consiglio di classe, che deve orientare la prova rispetto a contenuti, metodologie, progetti, esperienze e iniziative di personalizzazione.
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio la valutazione della “maturità” del candidato. Questo elemento non può trasformarsi in un giudizio generico sulla persona, ma deve essere ricondotto a comportamenti, competenze e capacità osservabili: chiarezza espositiva, autonomia argomentativa, consapevolezza del percorso svolto, capacità di collegare conoscenze ed esperienze, responsabilità nel modo di affrontare la prova.
La Maturità 2026 conferma quindi un colloquio più ordinato e più vincolato alle discipline individuate dal Ministero, ma non per questo ridotto a una semplice interrogazione. La prova orale resta il momento in cui lo studente deve dimostrare di saper mettere insieme conoscenze, esperienze, competenze e capacità critica.
Infine, va ricordato che l’esame è validamente sostenuto solo se il candidato svolge regolarmente tutte le prove previste, compreso il colloquio. L’orale, dunque, non è una formalità conclusiva, ma una parte essenziale dell’intero percorso d’esame.
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