“Quella di Gennarino è una vita dura. La sua storia è fatta di speranza, forza di volontà e buoni esempi da seguire. Nessuno è condannato in partenza!”
Mi chiamo Gennarino, ho 10 anni e faccio il “guaglione del bar”
Mio padre, giocatore incallito di cavalli, è caduto in miseria anni fa. Lui un lavoro ce l’aveva, faceva il muratore per una ditta abbastanza grande. Di certo non navigavamo nell’oro ma, come si suol dire, il piatto a tavola riuscivamo a metterlo.
Ora, devo dare una mano a casa se vogliamo arrivare a fine giornata e, fortunatamente, don Giovanni mi ha preso a mezzo servizio al suo Bar per consegnare caffè a domicilio. Mi paga 20.000 lire a settimana più la metà delle mance. Mi piace lavorare al bar perché posso conoscere un sacco di persone.
Mi chiamo Gennarino, ho 10 anni e faccio il “guaglione del bar”
Una notte papà si fece beccare dalle guardie mentre si caricava in macchina alcune attrezzature del cantiere. Lui ci provò a dire che le stava solo prendendo in prestito per fare un lavoretto a casa di un amico, ma nessuno volle credergli. Negli ultimi cinque mesi troppe cose erano sparite dal posto di lavoro e tutti sapevano dei grossi debiti che aveva accumulato a causa delle scommesse. Il suo capo promise di non denunciarlo, ma lo cacciò a pedate nel sedere.
Papà, però, oggi ha un problema più grosso del lavoro e dei debiti: è un alcolista! Questa cosa, a lungo andare, l’ha tagliato fuori da ogni tipo di giro perché anche quando riesce a trovare un lavoretto finisce sempre con l’azzuffarsi con qualche altro lavorante. Ora passa le sue giornate seduto fuori a un bar sperando di scroccare un bicchierino al fesso di turno.
Mammà, invece, quando non è in ospedale per via delle mazzate che prende da mio padre, cerca di arrangiarsi facendo le pulizie a casa di qualche signora. Ultimamente le cose non vanno bene nemmeno a lei. La signora dove lavorava fino a qualche mese fa, la signora Agata, non l’ha più chiamata perché ha detto che “c’è la crisi” e che lei e il marito non possono più permettersi una donna delle pulizie. Ma la verità è un’altra e ve la racconto: mammà, pure se è mezza ammaccata per tutte le botte che prende, è una bella femmina, ma bella assai. Da quello che ho capito, don Antonio, il marito della signora, fa un poco il rattuso[1] con mia madre che, poverina, pur di non perdere il lavoro si limita a respingerlo minacciando di dire tutto alla moglie.
La signora Agata, per vie traverse, ha saputo che il marito fa il provolone con la donna delle pulizie e invece di prendersela con lui ha allontanato mia madre.
Mi chiamo Gennarino, ho 10 anni e faccio il “guaglione del bar”
Mammà è una brava persona, non mi ha mai fatto mancare niente e ci tiene che io sia sempre pulito e profumato. Ogni tanto mi fa trovare dei vestiti sopra al letto che sono sempre troppo grandi o troppo piccoli rispetto alla mia taglia. Lei dice che glieli regala una sua amica che vende la roba usata al mercato, ma io lo so che va a prenderli in parrocchia da don Tarcisio. È felice quando mi fa questi regali e io sono più felice di lei quando la vedo contenta.
Mi chiamo Gennarino, ho 12 anni e faccio il “guaglione del bar”
L’altro giorno sono venuti i Carabinieri a casa a prendere mio fratello Giggino di 17 anni. L’hanno portato via mentre stava ancora nel letto. Hanno detto che rubava i motorini puntando la pistola in faccia ai ragazzini dei quartieri alti. Io non ci credo a questa cosa perché mio fratello Giggino è sempre stato bravo e gentile con tutti. Pensate che almeno tre volte a settimana mi faceva compagnia quando portavo il caffè al dottor La Marca, il dentista di via Garibaldi. “Dottò, – diceva passandogli una pallina di polvere bianca – questo è lo zucchero speciale per il caffè. Arriva direttamente dalla Colombia solo per voi!”. E chissà perché, dopo questa frase scoppiavano sempre a ridere. Fatto sta che quello zucchero doveva essere veramente eccezionale visto che ogni volta il dottore gli sganciava 50.000 lire. Giggino però era generoso e mi regalava sempre 5.000 lire.
Mi dispiace, ma penso che per questa storia dei motorini non vedrò mio fratello per un po’ di tempo.
Mi chiamo Gennarino, ho 14 anni e faccio il “guaglione del bar”
Oggi fuori al bar c’era Raffaele, un amico di mio fratello, il classico tipo che offre da bere a tutti, veste bene e gira con una bella macchina nera. Non ho mai capito come faccia a fare la bella vita visto che la maggior parte della giornata la passa fuori ai bar della zona. Una cosa è certa: mammà mi dice sempre di stare alla larga da lui e dalle persone che gli girano intorno. E io ho sempre accettato i consigli di mammà.
Raffaele mi ha chiesto se potevo sedermi per qualche minuto al tavolo con lui che doveva parlarmi. Ha iniziato dicendo di volermi offrire un lavoretto che mi avrebbe fruttato un bel gruzzolo ogni fine settimana.
“Gennarì – mi dice – si tratta di fare il postino. Io ti passo delle bustine che tu dovrai consegnare ad alcuni clienti quando porti loro il caffè. Se accetti ti pago 100.000 lire a settimana.”
Il lavoro sembrava semplice e quei soldi mi avrebbero fatto davvero comodo.
– Scusa, ma cosa ci sarebbe in queste bustine? – gli ho chiesto.
– È una medicina miracolosa che arriva direttamente dalla Colombia. Sai com’è, in Italia non si può ancora vendere nelle farmacie e quindi la dobbiamo distribuire di nascosto – è stata la sua risposta.
– Dalla Colombia eh?!? – ho pensato fra me e me.
– Ti ringrazio Raffaè, ma la mia risposta è No! –
– Pensaci bene Gennarì, lo sto offrendo a te questo lavoro in nome dell’amicizia che mi lega a tuo fratello – ha ribattuto con l’aria del benefattore incompreso.
– Ti ringrazio per aver pensato a me, ma sto bene con i soldi che mi passa don Giovanni – la mia risposta è stata lapidaria.
L’ho salutato e sono rientrato nel bar.
Mi chiamo Gennarino, ho 16 anni e faccio il “guaglione del bar”
Sei mesi fa papà è morto per una malattia del fegato. Mi è dispiaciuto, ma non più di tanto. Negli ultimi anni picchiava sempre di più a mammà e a volte, per difenderla, finivo pure io in ospedale. Se penso che una volta mi ha rotto la testa con una statuina di Padre Pio capirete perché mi arrabbio quando penso a lui.
È brutto dirlo, ma adesso mammà sta meglio e ha preso pure qualche chilo. Ultimamente si era proprio sciupata, ma ora la vedo serena e più bella di prima.
Mi chiamo Gennarino, ho 18 anni e faccio il “guaglione del bar”
Da più di tre anni porto il caffè agli avvocati dello studio legale associato Notabella-Formisano. Vi dico la verità: a me l’ufficio di quei signori piace tanto. Ogni volta che ci vado mi trattano come se fossi uno di famiglia chiedendomi come sto e se ho bisogno di qualcosa. Eh sì, sono proprio delle brave persone!
Pensate, sono due anni che a settembre mi regalano una busta con 200.000 lire dentro. È una colletta che fanno tutti quelli che lavorano nello studio per farmi comprare i libri e tutto il necessario per la scuola.
L’avvocato Formisano, il più giovane, mi dice sempre che sono “nu bravo guaglione”, ma non devo deluderli. A turno, infatti, lui e Notabella mi ricordano che devo stare lontano da certa gente e pensare solo a studiare se voglio ritrovarmi qualcosa di buono nella vita.
A proposito, vi ricordate di Raffaele? È stato trovato morto in un capannone abbandonato alla periferia della città. Qualcuno gli ha sparato un colpo alla testa e uno al cuore.
Il povero Raffaele, prima che lo ammazzassero, aveva continuato a insistere perché accettassi quel lavoro arrivando anche a offrirmi 150.000 lire a settimana. La mia risposta era sempre la stessa: NO!
Mi chiamo Gennarino, ho 26 anni e lavoro al “bancone del Bar”
Domani, 23 luglio, mi laureo in Legge. Notabella e Formisano dopo il diploma di ragioneria vollero stringere un patto con me: promisero che avrebbero provveduto a pagarmi tutti i libri fino alla laurea se mi fossi impegnato a studiare. Io ci ho provato e alla fine ce l’ho fatta.
Mammà è più emozionata di me e, per l’occasione, ha comprato un vestito nuovo che le sta una meraviglia. Giggino, mio fratello, non ci sarà perché dopo la storia dei motorini è stato coinvolto in una brutta faccenda di droga e armi. Ho l’impressione che stavolta starà dentro per parecchi anni.
Mi chiamo Gennarino, ho 40 anni e faccio l’avvocato
Da 10 anni sono sposato con Serena e dal nostro matrimonio sono nati due bei bambini: Martina e Simone. Ora mammà non fa più le pulizie, ma la nonna a tempo pieno. Lo studio Notabella-Formisano mi ha inserito nel proprio organico e oggi, dopo tanti sacrifici, posso dire di guadagnare bene. Quando mi guardo indietro penso di essere stato fortunato, ma fino a un certo punto. È vero, la vita traccia un disegno preciso per ognuno di noi, ma i colori, almeno quelli, li decidiamo noi. Tante volte sono proprio le sfumature a fare la differenza indirizzando il nostro cammino verso una direzione piuttosto che in un’altra.
Sono Gennarino e oggi sono felice, quando guardo al passato penso sempre alla frase che scrissi quattordici anni fa sulla mia tesi di laurea: “Nella vita ognuno di noi sceglie la strada che più gli fa comodo o gli piace, Io ho scelto di salvarmi!”
[1] Il termine rattuso viene utilizzato in senso dispregiativo per indicare quegli uomini, solitamente adulti, che osservano in maniera libidinosa le donne talvolta lasciandosi andare anche in commenti maliziosi o che, addirittura, con nonchalance approfittano della calca dei luoghi affollati, come i mezzi di trasporto, per fare la cosiddetta mano morta, palpando e toccando donne e giovani ragazze attraenti.
Dario Catapano
*Il racconto è ispirato a una storia e a personaggi “quasi veri”. Gennarino è solo uno dei tanti che ce l’ha fatta: vite che esistono, ma di cui spesso non si parla perché “non fanno notizia”. È più facile romanzare la camorra che raccontare percorsi silenziosi di riscatto come quello di Gennarino.
Per questo il linguaggio è volutamente semplice e diretto: deve arrivare come un pugno nello stomaco e, insieme, come una mano tesa. Perché certe storie non chiedono applausi: chiedono di essere ascoltate.
