Posted in

Riccione, chiese trasparenza sui conti della scuola e un ordine di servizio: sanzionato, il prof vince anche in Appello

Il docente del “Savioli” aveva chiesto l’accesso ai dati contabili e una disposizione scritta prima di lasciare la classe. La Corte d’Appello di Bologna conferma l’annullamento della censura e condanna nuovamente il Ministero alle spese legali

Si chiude con una netta vittoria per il corpo docente la complessa vicenda legale che ha visto protagonista Carlo Chessa, insegnante dell’Ipsseoa “Savioli” di Riccione. La Corte d’Appello di Bologna ha infatti rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato già alla prima udienza, confermando la sentenza di primo grado e condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito al pagamento delle spese legali per la seconda volta.

Le origini della vicenda: la trasparenza e l’ordine di servizio

Il caso era scoppiato quando il professor Chessa, nella sua veste di consigliere d’istituto, aveva legittimamente richiesto l’accesso ai dati contabili relativi agli introiti della cassa interna della scuola (riguardanti la cessione di beni a fronte di contributi della comunità scolastica).

A seguito di questa richiesta, la dirigenza scolastica aveva inflitto al docente una sanzione disciplinare di censura. L’episodio chiave era avvenuto in classe: il dirigente aveva intimato al professore di lasciare immediatamente la lezione per recarsi nel suo ufficio a fornire spiegazioni. Chessa, per tutelarsi e garantire la continuità della vigilanza sugli studenti, aveva chiesto un ordine di servizio scritto che lo esonerasse dalla responsabilità della sorveglianza, dato che il colloquio non rivestiva alcun carattere di urgenza.

Subito dopo l’accaduto, il docente, assistito dal proprio legale, ha cercato un confronto formale chiedendo l’annullamento in autotutela del provvedimento: norme alla mano, ha ampiamente argomentato come la propria condotta fosse stata ineccepibile e corretta sotto ogni profilo, sia sul piano della trasparenza sia su quello della sicurezza degli alunni. Nonostante i chiari riferimenti normativi, il dirigente ha confermato la sanzione senza sentire ragioni, costringendo di fatto il professore a impugnare il provvedimento e a rivolgersi al Tribunale del Lavoro per vedere riconosciuti i propri diritti.

Il 14 gennaio 2025, il Tribunale del Lavoro di Rimini aveva dato pienamente ragione al docente, annullando la sanzione poiché il comportamento del lavoratore era stato del tutto legittimo.

Lo scudo della Uil Scuola e il pool legale nazionale

A fare da scudo al docente in questo lungo iter burocratico e giudiziario è stata la Uil Scuola Rimini, guidata dal segretario responsabile Costantino Scamperti. Il sindacato territoriale si è attivato immediatamente a tutela del lavoratore, schierando un pool di altissimo profilo e affidando il delicato patrocinio della causa direttamente agli esperti del comparto nazionale: gli avvocati Domenico Naso del Foro di Roma e Cinzia Ganzerli del Foro di Mantova, che hanno brillantemente smontato l’impianto accusatorio davanti al collegio d’Appello di Bologna.

Nonostante la chiara decisione del giudice del lavoro di Rimini, l’Avvocatura dello Stato ha infatti tentato la via del secondo grado di giudizio, costringendo il docente a un ulteriore round giudiziario, risoltosi con la medesima e netta condanna per l’Amministrazione pubblica.

La reazione: «Azioni fatte con leggerezza»

Sulla vicenda è intervenuto con durezza lo stesso Costantino Scamperti: “Con questo atto il docente spera che si concluda un’esperienza che dura da due anni e che lascia l’amaro in bocca. Chi ha agito in nome della legalità ha dovuto fare fronte a cause legali spinte fino alla Corte d’Appello. Questo accade solo quando ci si scontra con il settore pubblico: se fosse stata una causa tra privati, chi ha perso in primo grado non si sarebbe mai sognato di ricorrere in appello per un procedimento di questo tipo.” Scamperti ha poi concluso con una dura riflessione sulla gestione delle risorse pubbliche: “L’Avvocatura dello Stato non si è preoccupata di ingolfare i tribunali con un secondo procedimento. Probabilmente certe scelte si fanno con leggerezza, senza calcolare le conseguenze economiche di azioni i cui costi, purtroppo, non vengono pagati di tasca propria da chi decide di procedere.”

Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI

Segui il nostro canale

👉WHATSAPP

Segui la nostra pagina 

👉FACEBOOK

Segui il nostro Canale 

👉TIKTOK

Segui il nostro Canale 

👉 YOUTUBE

Segui il nostro Canale

👉 TELEGRAM

Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a: redazione@infoscuola24.it

Clicca qui per il regolamento

Lascia un commento